La gestione dei siti culturali del Comune si concretizza con l’“atto integrativo” del 10 aprile 2017. Zito (M5S): “E’ solo la punta dell’iceberg, i profili di irregolarità sembrano essere anche altri”

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

Gestione dei siti comunali di pregio affidata a privati per una loro più ampia fruizione e valorizzazione: questo il tema del dibattito partito sotto traccia e online (attori principali l’avvocato Salvo Salerno del comitato “Quartieri fuori dal comune” e Gianni Bonina dell’Eccellente sulla composizione societaria dell’Erga Group) e ultimamente divampato anche su La Sicilia.

In discussione non l’opportunità di una collaborazione tra pubblico e privato, in questo caso la società Erga e Sicilia Musei, bensì le forme di tale collaborazione, i vantaggi reali per il Comune e, ciò che noi riteniamo il sine qua non, il rispetto delle procedure stabilite dalle norme.

Parliamo della Erga rinviando, per le questioni relative a Sicilia Musei, alle considerazioni ampiamente divulgate dell’avvocato Salerno.

Quando nell’agosto del 2014 la giunta Garozzo approvava la proposta dell’ufficio servizi al patrimonio, oggetto della delibera era, da una parte, la fruizione del patrimonio culturale archeologico e artistico di proprietà comunale, dall’altra l’istituzione di un biglietto di ingresso unico - fissato a 12 euro per Arthemision (di 3 euro il singolo), Teatro comunale (5), il giardino di Villa Reimann (3), Latomie dei Cappuccini (5) -, incassi necessari alla stessa manutenzione dei luoghi.

Nel decidere di affidare la gestione a un soggetto esterno con il solo compito di rendere fruibili e “mantenere” (!?) i siti oggetto di visite attraverso una procedura di gara, gli assessori furono attenti a specificare visite “accompagnate” e non “guidate”, come inizialmente scritto, per non aprire un inevitabile fronte di scontro con l’associazione delle guide turistiche, le uniche titolate a svolgere una tale funzione. Nella delibera si prevedeva che “una percentuale” degli incassi dello sbigliettamento sarebbe spettata all’aggiudicatario del servizio (percentuale alla fine stabilita nella discutibile proporzione del 90% per il privato e del 10% per il pubblico che si assumeva anche la maggior parte dei costi delle diverse utenze).

Il 30 dicembre dello stesso anno veniva quindi adottata la determinazione dirigenziale di approvazione del capitolato e del disciplinare di gara predisposti dall’Ufficio Patrimonio per una base d’asta di 200mila euro (50mila per l’attività di bookshop e 150mila per gli ingressi) “ma come questa cifra sia stata determinata resta al momento un mistero non essendoci, a quanto finora risulta, nessuna preventiva analisi dei possibili introiti – commenta il deputato del M5S Stefano Zito, che preannuncia importanti novità “per quando avremo ottenuto tutta la documentazione relativa”.

Un “appalto”, questo il termine usato, avente per oggetto “il servizio di gestione, fruizione e valorizzazione e visite dei siti culturali comunali” che, come espressamente scritto, “alla conclusione del servizio (tre anni dalla data di consegna, ndr) si intenderà automaticamente risolto”.

Eppure, invece, le proroghe ci saranno: la prima allo scadere dell’affidamento a ottobre del 2018 (eufemisticamente definita anche come “dilazione”), la seconda nel gennaio di quest’anno e la terza probabilmente a giugno, allo scadere dei 6 mesi previsti, dal momento che il termine indicato è l’espletamento della nuova gara d’appalto e le decisioni dell’amministrazione in merito alla “personalità giuridica” da attribuire al teatro comunale (fondazione o teatro municipale) con il rischio che un prolungarsi dei tempi vada a configurare un possibile danno erariale.

La normativa infatti prevede il regime di proroga ma solo come fatto eccezionale, per quei tempi strettamente necessari alla individuazione di un nuovo contraente che potrebbero non esserci se a monte, di prassi, ci fosse una efficace tempestiva programmazione. Inoltre, nel capitolato di gara non solo si prevedeva che per “ogni concessione dei siti che l’Aggiudicatario vorrà fare per manifestazioni diverse dalla semplice visita dovrà sempre prevedere un canone a favore dell’Amministrazione Comunale che verrà comunicato di volta in volta all’aggiudicatario dalla stessa Amministrazione Comunale contemporaneamente al provvedimento di concessione” ma anche che, per lo svolgimento delle attività e iniziative varie, fosse propedeutica l’autorizzazione della stessa Amministrazione comunale. E vedremo cosa accadrà.

Ad aggiudicarsi la gara, unica partecipante, sarà Erga, società costituita il 14 marzo del 2014 (iscritta alla Camera di Commercio il successivo 26 marzo) che il 2 maggio 2014 inizia la propria attività, quella di agenzia viaggi come prevalente.

Una “stranezza” notata da Gianni Bonina è nella data di sottoscrizione della convenzione tra il Comune e il rappresentante legale della società: “firmata il 21 ottobre 2015, portava la stessa data della determina del dirigente comunale del settore contratti che proprio quella mattina aveva aggiudicato la gara in via definitiva. Non c’era un minuto da perdere evidentemente”.

E d’altra parte, precedentemente, i siti, aggiudicatiprovvisoriamente il 30 aprile, già alcuni mesi prima della sottoscrizione della convenzione, a giugno, venivano consegnati “così da essere immediatamente fruibili”.

Ma a nostro avviso il vero punto critico della vicenda, partendo dal presupposto doveroso della regolarità di tutti gli atti e delle procedure che hanno portato all’assegnazione dell’appalto, è in quanto accade nell’aprile 2017.

Nella seduta del 10, la Giunta, presente il sindaco Garozzo, assenti solo gli assessori Pietro Coppa e Antonio Moscuzza, delibera di approvare la “proposta di realizzare eventi nei siti culturali di proprietà e di determinarne le diverse tariffe”. Una delibera preceduta da altre due: una del marzo 2016 con la quale venivano indicati tutti gli immobili e i siti di proprietà comunale da destinare ad eventi e/o convegni per un loro “uso economico nel rispetto comunque delle finalità sociali e culturali del patrimonio dell’Ente” stabilendone le relative tariffe di concessione; l’altra del gennaio 2017 con cui, in aggiunta ai luoghi già individuati da tempo (Salone Borsellino, Chiesa dei Cavalieri di Malta, salone in via San Metodio), per le celebrazioni di matrimoni e unioni civilisi consentiva l’uso anche del giardino di Villa Reimann e del teatro comunale.

Ma cosa c’era di particolare nella delibera di aprile 2017 al di là di quanto anticipato nell’oggetto? Forse davvero solo una integrazione di quanto già deliberato in precedenza?

Difficile in verità definire “atto integrativo” - così come si legge anche nei provvedimenti di proroga - l’estensione de plano, senza alcuna gara, senza alcun preavviso, dell’appalto di affidamento alla Erga. Non più solo i servizi essenziali alla fruizione dei luoghi e lo sbigliettamento, ma di fatto la concessione dei beni, la possibilità di gestirli sostanzialmente in toto.

Quasi a giustificazione di tale decisione, nella delibera si ricordava che già per il periodo tra il dicembre 2016 e l’aprile 2017 alla Erga erano stati affidati “i servizi di supporto tecnico logistico necessari alla realizzazione degli spettacoli all’interno del teatro comunale”, altro, riteniamo, rispetto a quelli già in convenzione se era stato necessario un diverso provvedimento, cioè una “procedura negoziata” (era ammissibile?) volta a stipulare il nuovo contratto.

E si arriva così per questa strada al definitivo superamento dell’articolo 6 del capitolato: “Ogni concessione dei siti che l’Aggiudicatario vorrà fare per manifestazioni diverse dalla semplice visita dovrà sempre prevedere un canone a favore dell’Amministrazione Comunale che verrà comunicato di volta in volta all’aggiudicatario dalla stessa Amministrazione Comunale contemporaneamente al provvedimento di concessione”.

Con strano sillogismo si afferma infatti: “Che in questa sede risulta improcrastinabile determinare le tariffe per l’utilizzo di detti siti per le finalità su citate (sic!) nonché stabilire la quota percentuale da riconoscere ad Erga nella qualità di appaltatore del servizio di gestione, fruizione, valorizzazione e visite degli stessi ecc; Che al fine di adeguare il vantaggio ricavato dalla pubblica amministrazione ai benefici economici conseguiti dal privato utilizzatore mediante l’uso temporaneo dell’immobile comunale si ritiene utile che il concessionario versi, a titolo di canone, una percentuale sulle tariffe in questa sede stabilite; Che la fissazione della quota da riconoscere ad Erga è stato oggetto di apposita negoziazione con i rappresentanti della società”.

E quindi, poco dopo,ma quasi incidenter tantum, il passaggio essenziale: si concede alla Erga, ai sensi dell’articolo 6 della convenzione sottoscritta in data 21/10/2015,con la stessa scadenza degli altri servizi, “l’utilizzo di detti siti per convegni, congressi, eventi aziendali, servizi fotografici e di riprese video, attività culturali, manifestazioni scolastiche, celebrazioni matrimoni”.

Certamente una svista il richiamo all’articolo 6 della Convenzione, che tratta della manutenzione ordinaria dei locali, attrezzature ed impianti, e non all’articolo 6 del capitolato, cioè a quello relativo ai biglietti di ingresso e al versamento periodico degli incassi. Ma non crediamo che il richiamo normativo sia sufficiente a legittimare quanto deliberato al di fuori di una gara ad evidenza pubblica in quanto si aggira la prescrizione, per ogni specifico evento, della previa autorizzazione dell’Amministrazione comunale. Così facendo infatti vengono meno i controlli e le verifiche dell’Ente locale sulla corretta ed efficace gestione dei siti.

Senza poi entrare nel merito delle percentuali stabilite per i vari servizi nella convinzione che anche questi aspetti debbano essere accuratamente ponderati e valutati attraverso stime oggettive e non sulla scorta di sterili polemiche, sembra effettivamente che la generosità del Comune si sia spinta un po’ oltre. Non solo l’amministrazione ha chiesto per sé la sola percentuale del 10% anche per i biglietti venduti in occasione degli spettacoli organizzati e “a carico” di Erga (come per le semplici visite), ma ha riconosciuto alla società il 35% dell’introito dei biglietti e dei proventi economici per spettacoli acquistati da essa stessa, rifacendosi tout court a quanto già pattuito nella procedura negoziata per il teatro.

“È forse solo la punta dell’iceberg – chiosa Stefano Zito -. I profili di irregolarità sembrano essere anche altri, alcuni di ordine procedurale. La butto lì: una cosa è la concessione di servizi, altro l’appalto di servizi, altro ancora la concessione di un bene. Forse si è fatta confusione. Nella predisposizione della documentazione della nuova gara certo l’amministrazione dovrà tener presente tutto questo per non ricadere negli stessi errori, o in altri. Vedremo cosa accadrà nel prossimo consiglio comunale con le interrogazioni presentate in merito”.