Ma ora c’è una struttura attrezzata del Comune… Il vicesindaco Randazzo: “Non è stato senza inciampi”. Latitanza degli imprenditori nei tavoli per migliorare le condizioni di vita degli sfruttati

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

È la solita emergenza italiana. Non è cioè un’emergenza. Sono anni, ovunque in Italia, a Cassibile come in altri luoghi, che si ripete puntualmente ogni anno, seguendo il ciclo delle stagioni e quindi dei raccolti, il fenomeno dei cosiddetti lavoratori stagionali - ormai solo i migranti – definiti così per nascondere la verità: loro sono i nuovi servi della gleba, non più legati e in vendita insieme alla terra ma incatenati alla fame che li spinge in massa là dove i nostri “imprenditori” agricoli hanno “bisogno”.

Quegli stessi imprenditori che si dice siano la vera forza trainante della nostra economia, in tutti i settori, ma che spesso dimenticano di quale albero sia frutto la loro ricchezza. Si chiama sfruttamento. Gli stessi imprenditori che se solo volessero metterebbero fine alle tante situazioni di degrado e inciviltà cui si assiste nei campi provvisori allestiti da questa massa di disperati perché basterebbe un solo piccolo sforzo da parte di ciascuno di loro per rendere meno disumane le vite dei loro temporanei “lavoratori”. Gli stessi imprenditori senza i quali sono inutili incontri, convegni, tavoli di lavoro e di concertazione, tra le varie istituzioni enti sindacati eccetera perché solo con loro si può vincere questa battaglia di civiltà.

Certo ciò non scagiona chi, preposto alla vigilanza e ai controlli, fa finta di non vedere quanto accade, in tutte le fabbriche e le campagne d’Italia come a Cassibile.

Qui, ancora una volta, come ogni anno, ma in numero maggiore rispetto agli altri anni, si sono dati appuntamento centinaia di “braccianti” pronti a raccogliere patate carote fragole arance per pochi euro e sotto il ricatto dei “caporali” che spesso con gli imprenditori vanno a braccetto.

Più di sempre perché il decreto del ministro dell’interno Matteo Salvini, chiudendo i Cara, mettendo fine alle belle esperienze degli Sprar, ha messo centinaia di persone sulla strada senza protezione, senza diritti, lasciando alle autorità locali la patata bollente. Eventualmente, se però alzano lo sguardo per vedere che ci sono perché fino a quando non accade nulla tutto può andare avanti per forza d’inerzia. Ci vuole l’incendio delle baracche, la fucilata contro qualche disperato per ricordarsi che ci sono. Ma per poco tempo. Subito c’è altro a cui pensare.

A Cassibile si dice che la situazione solo apparentemente è sotto controllo… nel senso che i “lavoratori stagionali” stanno buttati in mezzo alle campagne e hanno tirato su le solite baracche, aspettando il blitz dei carabinieri a fine stagione, per abbattere quello che resta delle capanne e sgombrare eventualmente i pochi ritardatari, come è successo l’altr’anno.

Pare che i furti nelle case siano aumentati e si teme che qualcosa possa accadere, che una reazione da parte dei residenti, in genere ospitali o rassegnati, possa risvegliarsi da un momento all’altro.

Si parla della presenza di caporali venuti da fuori, forse da Catania, che potrebbero spezzare equilibri consolidati. Si sussurra che gli “imprenditori” dicano direttamente ai caporali di quante braccia abbiano bisogno e che se il raccolto della giornata non rispetta un certo standard sei fuori, e il giorno dopo resti nella baracca.

Si lamenta che le istituzioni, quelle più in alto, stiano a guardare e che non abbiano poi tanta voglia di mettere il dito nell’acqua calda. Neanche la punta.

C’è solo uno spiraglio di luce. Ed è il nuovo campo che si sta attrezzando in un terreno di proprietà del Comune a cui si è dovuta dare questa nuova destinazione “Ma non è stato senza inciampi” confessa il vice sindaco Giovanni Randazzo, in prima fila e in rappresentanza di tutta la Giunta impegnato a cercare una soluzione al dramma che si ripropone, coadiuvato dalle associazioni da sempre, e costantemente, senza interruzione di continuità, a servizio dei più deboli, di quelli che qualcuno considera gli scarti del mondo ma che, come i rifiuti, evidentemente possono anche generare ricchezza.

L’area è stata scelta, i passaggi burocratici perfezionati, in arrivo i primi moduli abitativi, ciascuno da 44 posti. Si potranno ospitare degnamente – la dignità umana! - almeno quattrocento persone. “Un’accoglienza laica – sottolinea Simona Cascio dell’Arci -. Non solo il minimo garantito ma il supporto sanitario e soprattutto legale di cui hanno diritto. Perché noi vogliamo che sappiano, che conoscano i loro diritti, che abbiano le armi almeno per cercare di ribellarsi allo schiavismo”.

Certo, i tempi non sono stati quelli giusti. Si sarebbe dovuto far prima, essere già pronti, ma tra chi si è speso per trovare questa soluzione circola l’ottimismo di aver posto le basi perché mai più accada a Cassibile lo scempio di sempre, di aver aperto una nuova prospettiva per il futuro, per quando riaccadrà.

Si è fatto altrove, si può fare. Si cita l’esempio di Campobello di Mazzara che nel settembre dell’altr’anno, per la raccolta delle olive, è stato previdente, ha messo su in poco tempo un campo di “sosta temporanea”, all’interno dell’ex oleificio Fontane D’Oro, un bene confiscato alla mafia e assegnato al patrimonio indisponibile del Comune, quindi un valore aggiunto, dove poter garantire interventi di accoglienza, di prevenzione e di primo soccorso, con l’aiuto della Croce Rossa che ha messo a disposizione 4 grandi tende pneumatiche per circa 120 posti. Il risultato del protocollo d’intesa stipulato tra il Comune, la Prefettura di Trapani (che presiede e coordina un tavolo tecnico permanente contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura) e il Comitato di Castelvetrano della Croce Rossa Italiana. Un’organizzazione perfetta, in cui ciascuna delle parti ha compiti precisi.

La Croce Rossa garantisce la fornitura di beni (tende pneumatiche, biancheria per letti, vestiario e kit di prodotti igienici), la registrazione e la gestione della sosta degli ospiti; il Comune provvede al servizio di pattugliamento del campo per garantire la sicurezza, alla manutenzione dei servizi igienici, alla predisposizione dei servizi di pulizia ed igiene ambientale (compreso la raccolta differenziata), nonché alla fornitura dell’energia elettrica.

È anche previsto un contributo forfettario di 3 euro al giorno per ciascun ospite, a titolo di ristoro parziale delle spese sostenute.

Sembra di leggere una storia di un altro mondo, non di un comune della Sicilia, proprio come Siracusa. Un ingranaggio che funziona. Addirittura un tavolo tecnico permanente contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura! Allora si può fare! Si sarebbe potuto fare anche a Siracusa! Perché non si è fatto?

Ma c’è di più: e lo stupore si aggiunge allo stupore. Il campo non è finalizzato ad ospitare gli stagionali per tutto il tempo della raccolta bensì solo per il periodo “strettamente necessario”. Entro cinque giorni ogni lavoratore dovrà essere accolto nei locali che dovranno essere - che dovranno essere! - messi a disposizione dal datore di lavoro all’atto dell’assunzione, “in conformità alle linee guida espresse dalla Prefettura di Trapani”.

Perché la prefettura di Trapani ha emanato delle linee guida sulla scorta della circolare dall’Assessorato Regionale delle Politiche sociali e del Lavoro che, in ossequio a quanto previsto dalle normative nazionali, prevede che l’accoglienza ai migranti stagionali sia garantita dalle stesse aziende agricole, anche in strutture precarie, come tende da campo o strutture di legno, purché ci siano i servizi igienici, l’acqua e la corrente elettrica, “come espressamente previsto dal Testo Unico della Sicurezza nei Luoghi di Lavoro”.

Ma di quale regione stiamo parlando? Davvero della Sicilia? Ma allora Siracusa dove si è trasferita?