Struttura per una fascia di reddito medio-alta. Edwige Savino: “Ma diamo un servizio completo”. “Ce ne sono di autonomi ma i figli li affidano a noi perché non hanno tempo per accudirli”

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Entriamo in una struttura di residenza per anziani della città, la Sweet Home di via Alessandria. «Ne ospitiamo al massimo 18» ci dice Edwige Savino, mentre passando per il salone diretti al suo studio incontriamo quasi tutte anziane signore e qualche signore. Sono intenti a parlare fra di loro, ma poi si voltano verso di noi, forse pensando a un nuovo arrivo. “Siamo aperti da due anni e io sono la responsabile, insieme a mio fratello proprietaria di questi 400mq e, da psicologa, anche la dirigente. “Li teniamo sempre attivi i nostri anziani con laboratori manuali, disegno, la musica, il ballo. Poi c’è la messa domenicale. Sono tutti autonomi e semiautonomi, solo due sono allettati. Comunque qui sono sereni, tranquilli e alquanto lucidi”.

L’età? Va da un signore di 71 anni a una signora di 98 ancora molto limpida. Vi sono tre ex maestre e gli altri residenti provengono da una fascia media. Infatti, la retta va dai 1.300 ai 1.400€. “È per una certa fascia, ma bisogna considerare che diamo un servizio completo”.

Quali sono i vostri punti di forza e debolezza?

Abbiamo personale professionalmente preparato e ogni due tre mesi, con un questionario dato a parenti e operatori, riceviamo un feedback per miglioramenti che, secondo me, non finiranno mai. Abbiamo otto operatori oltre a mia madre, operatrice socio sanitaria, e me. Ogni tanto portiamo fuori le persone autonome, ma è l’estate il momento più importante per le uscite, organizziamo un pulmino per accompagnare a mare tutti quelli che possono.

Come giungono qui?

I figli lavorano e non hanno tempo da dedicare ai loro anziani. Infatti, ci sono persone che potrebbero stare a casa, ma sono affidati a noi.

Cosa succede quando entrano? Non è per loro qualcosa di negativo?

Certamente, prima c’erano più pregiudizi ora sono molto di meno.

Sono contenti di venire?

È sicuro, alcuni vengono di malavoglia, ma il nostro punto di forza è quello di riuscire nel giro di pochi giorni ad adattarli al nostro ambiente e devo ammettere con soddisfazione che finora nessuno è andato via.

Gli date forse delle pillole?

Ride divertita Edwige No, assolutamente. Noi siamo molto positivi, molti di loro, dopo le prime settimane di ambientamento, fanno il confronto con quello che facevano a casa e giudicano positivo stare qui. Infatti, noi li rendiamo utili su varie cose nella vita quotidiana.

Com’è organizzata la struttura?

È divisa fra due saloni, che servono per separare gli ospiti dagli altri quando vengono i parenti, evitando così confusione. I parenti vengono spesso e portano quasi sempre dolci che a loro piacciono. Devo ammetterlo: sono golosi. C’è una bella interazione nella comunità, così c’è scambio di doni. Le camere da letto sono divise in triple, ma ci sono anche due quadruple e una singola. Ogni stanza è dotata di bagno.

Vi sono degli orari di visita?

Certamente, su questo aspetto siamo fiscali.

Mi può raccontare una giornata tipo?

La mattina ognuno si alza al suo orario personale, non diamo degli obblighi, rispettiamo le loro abitudini, poi dopo la terapia mattutina dettata dal loro medico personale, così com’è anche per la dieta ipocalorica, si fa colazione. Il medico è obbligato a venire almeno una volta al mese. Certamente, abbiamo anche visite specifiche richieste dal loro medico. Nel corso della giornata mettiamo musica, a loro piace parecchio. Dopo c’è la preparazione del pranzo, facendoci aiutare da loro che interagiscono.

Scelgono loro il menù?

No, è fisso con alcune varianti per le diete che ci compilano i loro medici. Comunque, venerdì c’è pesce, sabato la pizza e domenica lasagne. Poi ogni tanto preparo delle ciambelle insieme a loro. Così si sentono davvero a casa. Per tutti sono la figlia, mia madre è la sorella.

Da quando si è laureata?

Nel 2013 alla Sapienza e rifarei quell’esperienza altre volte: è stata bellissima. Ho 28 anni e ho deciso di aprire questo centro con mia madre che già operava come Oss. Devo ammettere con gioia che abbiamo una lista d’attesa, siamo oramai conosciuti e apprezzati. Abbiamo anche un nostro sito e la nostra pagina Facebook contiene 1.440 “mi piace”. Sa, è stupendo far sorridere gli altri specialmente loro. È così che ci si affeziona sempre più d’ambo le parti.

C’è bisogno di una carica umana?

Non credo si possa fare un lavoro con anziani, disabili e bambini in maniera differente. È per questo che abbiamo personale selezionato e video sorveglianza. Io sono sempre attiva e presente anche quando ci sono gli operatori (due a turno). Abbiamo voluto anche il parrucchiere una volta al mese, che viene per le nostre 16 donne.

Una curiosità: ci sono state delle intese fra persone con amicizia più forte o nuovi amori?

In realtà, l’anno scorso due persone si sono fidanzati, c’erano molte gentilezze e premure da parte di lui verso di lei. Comunque c’è un volersi bene di tutti e una grande solidarietà.

Quando avviene un trapasso come lo gestite?

Cerchiamo di non far sapere subito l’avvenimento. Siamo avvantaggiati perché abbiamo due ingressi, poi introduciamo il discorso poco alla volta. Giustamente, si è instaurato un certo grado di amicizia ed è importante gestire bene questa situazione.

Ma la prima volta che una persona entra nella residenza lei come la vede?

Spaventata, non è certo una scelta facile, ma a volte siamo facilitati dal fatto che chi entra sa già dove va, perché avviene spesso con un passa parola di amici e parenti. Difatti, abbiamo capito che è questa la migliore pubblicità.

Si apre la porta e entra una signora che subito si presenta e inizia a parlarmi con un bel sorriso:

«Io ho una certa età, sono giunta qui da pochi mesi, sono stata maestra elementare per quarant’anni e capisco le persone, per questo le dico che Edwige ha il bello dentro. Questo è importante per ognuno di noi. È fondamentale per vivere bene. noi siamo una grande famiglia qui costruita su basi solide».

Mi sta forse invitando a venire qui fra qualche anno?

«Io ne ho parlato bene, tragga lei le conseguenze, dico sempre la verità e qui sto bene».

Continua Edwige: “Vede, è una testimonianza che conferma quanto ho detto. Poi noi non accettiamo persone violente o con grossi problemi, alcune di queste persone le abbiamo rifiutato. Non si può rompere la stabile situazione della nostra comunità. È per questo motivo che quando riceviamo un nuovo ospite chiediamo ai parenti una settimana di prova prima di accettarlo definitivamente. Per me è meglio perdere una retta che creare scompiglio per tutto il resto dei residenti.