“Una donna a bordo porta male” è il lavoro di Stefania Magnano, giovane avvocata, che con le sue piratesse si è imposta anche nella community letteraria editrice on line BookTribu

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Ancora una siracusana, ancora una giovane scrittrice premiata dalla community letteraria e casa editrice on line BookTribu. Stefania Magnano, avvocato di professione e scrittrice di talento per passione, vince il Premio romanzo d’avventura ritirato a Bologna qualche giorno fa.

Stefania Magnano ci ha sorpreso: quando abbiamo iniziato la lettura del primo libro della trilogia ci aspettavamo un testo per ragazzi con qualche abbordaggio e tanti duelli tipici, stile Il corsaro Nero, Iolanda, la figlia del corsaro Nero… insomma un classico rivisitato. Invece il testo dell’autrice coinvolge un pubblico di giovani e meno: attuale per le sue tematiche, avventuroso per le vicende, accattivante per i personaggi, a volte rudi e violenti altre affabili e sottilmente persuasivi, movimentato per assalti in puro stile piratesco, realistico per le navi negriere, sfruttamento dei più deboli e superstizioni.

Un mix ben costruito con un linguaggio semplice e comprensibile, intessuto di termini marinareschi e frasi straniere ma su tutto si stagliano prepotenti le figure femminili della nave corsara, combattive al pari degli uomini, guidate da Damièn de Clisson e dalle sue compagne. Composto solo da donne travestite con abiti maschili, diverse per origini, per cultura, passato, colore della pelle, atteggiamenti e lingua, le nostre piratesse mutano vita, nomi e tono della voce per poter vivere libere da gioghi e ruoli tipici loro affibbiati e sono unite da un obiettivo comune: riscattarsi da una condizione di inferiorità punendo quella parte di uomini che, attraverso la violenza, le hanno private di indipendenza e libertà.

Toccante ed ironico il dialogo tra i due capitani, uno della Iris’ Faith, l’altro della Zephir, nave conquistata: «Se foste stati più ragionevoli, ci saremmo risparmiati questo piccolo massacro» ha detto il capitano. «La vostra resistenza è forse dovuta a un carico particolarmente prezioso?» «Non portiamo niente più di quel che vi ho elencato» ha replicato l'altro scontroso, ma con sicurezza. «Voglio credervi, ma ditemi una cosa: avete donne a bordo?» «Certo che no!» ha risposto lui con una smorfia di incredulità. «Porta male...» La constatazione ha scatenato un'ilarità che il povero capitano non ha capito. Si è guardato intorno con aria stralunata, convinto che i suoi nemici fossero impazziti. (…) «Sentito, dottore?» ha chiesto, voltandosi verso di me. Il capitano qui dice che una donna a bordo porta male. La vostra opinione?» «Mai sentito nulla di più giusto, signore» ho dichiarato, avvicinandomi. La risposta l'ha soddisfatto molto, come fosse contento che io sapessi stare al suo gioco. «Niente donne, quindi... Buon per voi allora!» ha detto all'avversario, che non aveva proprio idea di quanto male gli avrebbe portato avere con sé delle donne, magari maltrattate. Credenze comuni e pregiudizi che relegano la donna in una condizione marginale che l’equipaggio, col sorriso o con la violenza, vogliono sconfiggere.

Seguiremo le storie della Iris’ Faith attraverso il dottor Blake Allen, unico uomo a bordo che, costretto a convivere con una realtà che non conosce e non vuole conoscere, imparerà che non esiste un solo punto di vista e che pregiudizi e visioni standardizzate creano, come dice lo stesso Allenun'atavica paura per il diverso e per l'ignoto che, purtroppo per me, non era molto diversa da quella che io stesso, anche se in minima parte, provavo (…). E, malgrado le mie ferree convinzioni, anche nei confronti di Noah. Nei confronti di tutte loro, per la verità. Ma di questo mi rendo conto soltanto adesso”. Impareremo a conoscere il capitano, Damièn de Clisson, che accoglie tutte le donne che fuggono da violenze e soprusi per consentire loro di imparare ad uscire da schemi e stereotipi, per renderle libere di poter davvero scegliere. Scopriremo come temere la diversità vuol dire sfruttarla “quelle decine e decine di uomini, donne, bambini e adolescenti, ammassati gli uni sugli altri e con grosse catene che da polsi o caviglie andavano ad anelli di metallo inchiodati alle assi, erano vive. In trappola come topi e soggiogati come bestiame, erano esseri umani vivi che somigliavano a noi più di quanto avrei creduto possibile. Anche se, nelle piccole pozze di luce delle nostre candele tremolanti, sembravano parte di un incubo”.

E insieme alle storie personali dei nostri pirati scopriremo che la verità è soggettiva e che le opinioni maggioritarie prevalgono sulle minoritarie, giuste o sbagliate che siano. «Realtà, verità... Se un uomo di chiesa prega per un malato e invoca l'aiuto di Dio fino a che il malato non guarisce, tu lo chiami miracolo. Ma se io invoco la Luna, osservo i suoi riflessi nel mio otre colmo d'acqua di mare e poi ti dico quel che vedo nel tuo futuro, la chiami magia. Io credo che sia solo perché la mia fede e la mia scienza appartengono a una minoranza, perché i miei ministri non sono abbastanza seguiti e i miei maestri non sono ritenuti credibili. Solo per questo io ed Esteban siamo streghe e tu e Shane siete medici». Un viaggio avventuroso che dovrebbe portare alla libertà. Ma davvero le piratesse della Iris’ Faith sono e saranno libere? Cosa è la libertà e cosa si è disposti a perdere per trovarla? Cosa si cela dietro il viaggio? E qual è il vero approdo finale che Damièn de Clisson non vuol svelare?