Nel Comitato Scientifico sei sindaci con voto paritario senza primazia per il rappresentante del capoluogo, da cui proverrà la maggior parte dei proventi

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Il Parco Archeologico di Siracusa, dopo 19 anni, è una realtà. E molti hanno letto questa decisione del governatore siciliano Nello Musumeci anche come una sorta di omaggio a chi si era impegnato per questo risultato: l'assessore Sebastiano Tusa, morto nel disastro aereo dell'Ethiopian Airlines di marzo.

Di grande soddisfazione le prime parole del sindaco Francesco Italia e dell'assessore alla cultura Fabio Granata, estensore proprio di quella legge 20 del 2000 che ha ideato il sistema parchi regionale: "Si è scritta una bellissima pagina per la Sicilia, e per Siracusa sarà un'ulteriore accelerazione verso un destino di capitale europea: adesso potremo valorizzare pienamente e in modo organizzato un patrimonio inestimabile che va dalla Neapolis al Castello Eurialo passando per le Mura dionigiane, per il Tempio di Giove (e Fusco, ndr) e il Ginnasio romano fino al sistema delle Latomie". Siracusa diviene così, nella sua quasi totalità, essa stessa, Parco Archeologico.

Le enormi potenzialità del provvedimento istitutivo sono tutte nel principio, fondamentale, dell'autonomia scientifica, di ricerca, organizzativa, amministrativa e finanziaria del nuovo Ente. E qui si gioca il futuro del Parco. Perché comunque di futuro stiamo ancora parlando.

Intanto, entro 60 giorni dal decreto di istituzione, è previsto che l'assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione - nel nostro caso, salvo una nuova nomina, lo stesso presidente della regione che ha assunto ad interim la carica di Tusa - nomini il Comitato tecnico-scientifico, l'organo preposto alla gestione, alla vita, del Parco. Cinque o più membri a seconda della tipologia del parco. Sono infatti possibili "parchi a perimetrazione unitaria", quando porzioni di territorio, significativamente estese, sono circoscrivibili all'interno di un perimetro unitario, e "parchi a rete", nei casi in cui aree archeologiche non necessariamente contigue sono concettualmente riunificate e rese coerenti da uno specifico progetto culturale.

Bene: è il secondo, inaspettatamente, il caso di Siracusa, accorpato con Palazzolo (teatro greco di Akrai), Buscemi (Monte Casale), Noto (Villa Romana del Tellaro, Eloro e Colonna Pizzuta), Avola (Villa Romana). Anzi, per essere più precisi, dalla rimodulazione organizzativa del Parco risulta che anche Thapsos (Priolo) e la Necropoli di Pantalica (Sortino) ne farebbe parte e questo, addirittura, senza rivedere l’attuale perimetrazione del Parco di Siracusa che esclude proprio questi due siti.

È evidente che siamo di fronte a uno stravolgimento della programmazione iniziale che inficerà la piena espressione delle potenzialità del Parco di Siracusa, laddove un principio di sussidiarietà, come precedentemente ipotizzato, avrebbe consentito anche ai parchi minori un reale sviluppo.

Infatti i motivi dell'accorpamento sono espressi nello stesso decreto istitutivo: parchi "dotati di minori potenzialità tecnico/economiche" (Siracusa quindi "quale strumento per supportare il concreto avviamento degli stessi") e necessità del governo regionale di rispettare "i parametri di riduzione delle postazioni dirigenziali di cui alla nota prot. n. 50093 del 03 ottobre 2018 relativa alla nuova rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali".

In poche parole, una logica del risparmio nefasta. Saranno sei i sindaci che siederanno nel Comitato Scientifico, che dovranno prendere decisioni comuni senza che sia riconosciuta alcuna "primazia" al sindaco di Siracusa, cioè all'area da cui proverrà la maggior parte dei proventi che verranno diluiti tra mille emergenze.

In che modo si provvederà a ripartire le risorse? Saranno stabiliti criteri di proporzionalità? O ciascuno, semmai in un gioco di più o meno carsiche alleanze, tirerà dalla propria parte una coperta comunque troppo corta?

Forse saranno aspetti da definire negli strumenti che saranno alla base della reale vita del Parco: lo Statuto, nel quale dovranno essere indicati oltre alle finalità e agli obiettivi del progetto di tutela e valorizzazione, i soggetti legalmente responsabili e gli organi direttivo-gestionali con le rispettive competenze, e un Regolamento, in cui saranno definiti anche l'assetto organizzativo, la forma di gestione scelta (a gestione diretta, svolta cioè per mezzo di strutture organizzative interne alle amministrazioni, o indiretta, attuata tramite concessione a terzi delle attività di valorizzazione), i profili professionali, i criteri di reclutamento del personale o di affidamento di incarichi qualificati.

Si tratta di pilastri essenziali per non ripetere gli stessi errori riscontrati in genere in Italia dove, come si legge nelle "Linee guida per la costituzione e valorizzazione dei Parchi", la maggior parte di essi è "tale solo sulla carta, a causa non solo delle carenze nei servizi, negli strumenti di gestione, nei sistemi di comunicazione ma anche, e soprattutto dell’assenza di una riflessione in merito a premesse e obiettivi culturali, che dovrebbero invece costituire il fondamento a qualsiasi iniziativa in questo campo".

E insieme a questo, condizione imprescindibile perché le ipotesi e le speranze si traducano in realtà, la leva che muove il mondo, le risorse, i soldi. L'autonomia finanziaria del Parco è la sua forza.

Sappiamo che le entrate del Parco sono costituite dai proventi derivanti dalla vendita dei biglietti di ingresso, dai servizi offerti a pagamento, dalla vendita di pubblicazioni dallo stesso edite e da altre possibili attività organizzate ma l'approvazione dei bilanci resta di competenza dell'assessorato regionale che dovrà garantire imparzialità. Il regolamento interno al parco dovrà essere omogeneo per tutte le aree archeologiche attribuendo alla rete dei siti archeologici compresi nelle perimetrazioni un ruolo ed una specifica funzione, per esempio destinando somme agli interventi urgenti sia di manutenzione che di scavo archeologico.

E come si affronterà lo scoglio del personale? Anche questo aspetto, per legge, è di competenza dell'assessore (sentito il direttore del parco): per ampliare la pianta organica del personale di custodia dovranno essere fatti i concorsi? Immaginiamo di sì. Ma quando? Si penserà, nelle more, a sopperire per esempio con i giovani aderenti ai progetti di servizio civile nazionale?

E con quali risorse, dal momento che l'autonomia finanziaria comprende la gestione delle entrate che affluiscono al suo bilancio ma non include proprio le spese relative al personale.

In tutti i siti compresi nel nuovo parco, i custodi risultano già adesso in numero insufficiente e poco si potrà fare invocando la flessibilità per dislocarli laddove veramente necessari. Già è accaduto che i sindacati abbiano opposto norme di tutela come quella che prevede che i lavoratori non possano spostarsi oltre i 50 km dalla sede di residenza. Come farà la Regione, che non appalta altro che i servizi di valorizzazione del parco, a sopperire a tale carenza?

Inoltre, attualmente, a Siracusa, l'appalto avviato nel 2016, della durata di 4 anni che ha affidato per la sola area archeologica della Neapolis i servizi di sbigliettamento, organizzazione di eventi, servizio guide, didattica, pubblicazioni e ristorazione, non potrà essere esteso senza un nuovo bando di gara che dovrà necessariamente, data la diversa composizione, comprendere tutte le altre aree accorpate.

E ancora, un'ultima criticità: i Dirigenti in carica a fine maggio avranno cessato i loro incarichi e, sebbene si ventili un'altra proroga, è difficile prevedere (e siamo pessimisti) quali saranno i criteri delle nuove assegnazioni. Possiamo auspicare per il comitato tecnico scientifico, con il sindaco Italia e l'assessore Granata, la nomina di personalità di alto profilo e di un direttore "autorevole" ma non basterebbe. Al direttore prescelto spetterà anche la gestione del Museo Paolo Orsi, al momento con solo due Dirigenti responsabili di due mega Unità operative: dovrà avere doti superumane.

Comitato tecnico-scientifico. Nomina e funzioni.

1. Il Comitato tecnico-scientifico è nominato dall'Assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione entro 60 giorni dal decreto di istituzione del parco ed è composto:

a) dal sovrintendente per i beni culturali ed ambientali competente per territorio, con funzioni di presidente;

b) dal sindaco o dai sindaci dei comuni interessati;

c) da due esperti designati dall'Assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione, scelti tra i docenti universitari o tra i componenti di fondazioni e associazioni culturali e ambientali di rilevanza nazionale;

d) da un esperto, designato dal sindaco o dai sindaci dei comuni interessati, scelto tra i docenti universitari o tra i componenti di fondazioni e associazioni culturali ed ambientali di rilevanza nazionale.

2. Il Comitato tecnico-scientifico esprime il proprio parere sullo schema di regolamento interno per l'organizzazione ed il funzionamento del parco, sullo schema di bilancio, sul programma annuale e triennale di attività nonché sugli interventi da eseguire all'interno del perimetro del parco da parte del parco stesso e su ogni altra questione allo stesso sottoposta dal direttore. Esercita, inoltre, tutte le altre funzioni attribuitegli dal regolamento.

3. I componenti designati durano in carica 3 anni e possono essere riconfermati una volta sola.

4. Ai componenti del Comitato tecnico-scientifico sono corrisposti un rimborso delle spese di viaggio e un'indennità di missione, se dovuta, nonché un gettone di presenza nella misura pari a quella spettante ai componenti del Consiglio regionale dei beni culturali ed ambientali.

Fermi restando i compiti di tutela delle soprintendenze per i beni culturali ed ambientali, per gli interventi proposti dal direttore del parco e da eseguire all'interno del perimetro del parco da parte del parco stesso, il parere espresso dal Comitato tecnico scientifico presieduto dal sovrintendente ai beni culturali ed ambientali sostituisce l'autorizzazione da rendersi ai sensi degli articoli 21 e 151 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

Il Piano del Parco archeologico

Dalle Linee Guida per la costituzione e valorizzazione dei Parchi in Italia

  • progetto scientifico, strumento fondamentale per definire i contenuti del parco basato sullo studio e la valutazione degli aspetti archeologici e paesaggistici, atteso che il paesaggio contribuisce alla definizione dell’identità del sito e delle interrelazioni con il territorio circostante
  • progetto di tutela e valorizzazione, comprensivo di progettualità attorno alla comunicazione 
  • piano di gestione: i piani di gestione sono istituiti dalla legge n. 77del 2006 “misure speciali di tutela dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO e definiscono le priorità di intervento e le relative modalità attuative, nonché le azioni esperibili per reperire le risorse pubbliche e private necessarie, oltre che le opportune forme di collegamento con programmi o strumenti normativi che perseguano finalità complementari, tra i quali quelli disciplinanti i sistemi turistici locali e i piani relativi alle aree protette; illustra le condizioni di sostenibilità finanziaria per garantire il conseguimento degli obiettivi di valorizzazione e diffusione culturale, attraverso l’uso ottimale delle risorse.