Numeri civici abrasi, le 32 stanze donate al Comune da una nobildonna con vincolo testamentario al ricovero di anziane non abbienti, trasferite due anni fa per lavori e mai più rientrate. Le anomalie delle particelle catastali…

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Apporre il numero civico alle abitazioni è un obbligo. Antico, ma ribadito da una legge di riordino dell'anagrafe comunale di quasi trent'anni fa. Sono tenuti a farlo i proprietari per tutti gli accessi che "dall'area di circolazione immettono, direttamente o indirettamente, alle abitazioni, esercizi di attività professionali commerciali ecc.". L'istanza per l'assegnazione del numero deve essere presentata all'Ufficio Anagrafe del Comune anche per i fabbricati già esistenti, sia nel caso che i numeri siano stati distrutti, danneggiati o rimossi, sia nel caso che gli edifici abbiano subito modifiche agli accessi o alle aperture sulle aree di circolazione. Nei casi di inadempienza la polizia municipale preposta a tali controlli non solo deve richiamare a tale obbligo ma deve altresì comminare la relativa sanzione amministrativa.

Bene. In via Picherali in Ortigia il Comune, oltre al ristorante che lì si affaccia e all'ufficio economato del Des Etrangers, dovrà sanzionare sé stesso per una inadempienza che dura da tempo se non correrà subito ai ripari. Esclusa infatti la numerazione di Palazzo Impellizzeri/Borgia, fino al numero civico 10a - e un 10b che non convince -, per la restante parte della strada tutti i numeri civici sono scomparsi.

"A lato di alcune porte sembrano essere stati addirittura rimossi con lo scalpello" ci ha segnalato Enzo Tomasello di Casa Rossa. Ed è proprio così: i numeri civici sono stati eliminati uno per uno. Ne restano le tracce evidenti. Si potrebbe pensare alla solita sciatteria italiana, a una delle diffuse "disattenzioni" della pubblica amministrazione come ce ne sono tante, e sicuramente non una di quelle più rilevanti. Una cosa da niente, insomma.

Certo... se però non stessimo parlando di Casa Monteforte, del lascito testamentario della nobildonna Maria Monteforte di cui ci siamo più volte occupati (l'ultima il 27 gennaio 2017, il pdf si trova nell'archivio del nostro sito) per denunciare le troppe anomalie che riguardano questa proprietà da cui le ospiti, una ventina di anziane non abbienti, sono state allontanate "temporaneamente" nel 2017 per mai più rientrare. Bisognava intervenire per ripristinare almeno una parte della struttura fatiscente, come messo nero su bianco in una relazione tecnica degli uffici comunali, e si disse allora - l'architetto Gaetano Brex nel novembre 2016 - che la ristrutturazione dei locali era prevista nel piano triennale delle opere pubbliche con risorse pari a 300mila euro a valere sul bilancio del 2017.

Sono stati fatti quei lavori? "Ho saputo di sì: sarebbe stato rimesso a nuovo il primo piano dell'immobile... per affittarlo a un privato - conferma Tomasello - e c'è il sospetto che anche altre parti dei due edifici siano stati "occupati" illegittimamente. Se questo rispondesse al vero, sarebbe gravissimo. Il Comune non può disporre a suo piacimento di un immobile che, per disposizione testamentaria, deve servire solo ed esclusivamente per l'accoglienza di anziane bisognose".

Gravissimo, certo. Senz'altro da sottoporre all'attenzione della magistratura, sebbene qualsiasi alienazione non farebbe venir meno l'obbligo della destinazione voluta dalla Monteforte. Un bene immobile di enorme valore - 32 vani catastali distribuiti su quattro livelli con un ammezzato - di cui si ha solo una planimetria, predisposta nel 1976 nell'ambito di un progetto di "nuova destinazione", che sembra contenere alcune discrasie rispetto ad altre informazioni di cui siamo in possesso e che comunque non riguarderebbe, se non parzialmente, anche il secondo edificio, quello del civico 20.

Nel giugno 2012, in occasione dell'ennesimo tentativo di vendita di parti dell'immobile, uno smembramento che in nessun caso potrebbe essere assentito, un esponente del partito socialista, ex vice sindaco di Siracusa, Turi Formica, scriveva che nei piani del Comune, interessati alle alienazioni, erano tre immobili: un locale a pianterreno di 25 mq, un secondo su Piazza San Rocco e un monolocale "da cui si ammira una vista mozzafiato sul Porto Grande, gli ultimi due parzialmente ristrutturati a spese del Comune ma che necessitano comunque di interventi di rilievo".

"Se è stato il Comune a sostenere le spese significa che gli immobili fanno parte del patrimonio comunale; erano quindi, allora, beni provenienti dalla donazione Monteforte? - si chiedeva Formica - Considerato altresì che nel testamento si parla di due immobili siti al numero civico 12 e 20, e che solo al primo numero l'edificio è utilizzato come casa protetta, è da ritenere che i tre locali in vendita appartengano al civico 20? E se così fosse, come si concilia questa descrizione, alquanto limitativa di un piccolo locale e di due appartamenti, con l'univocità dell'affermazione della donante che, scrivendo nel testamento di due immobili al civico 12 e 20, non poteva che riferirsi a strutture nella loro integrità idonee all'utilizzo quale casa di riposo proprio come si constata per il civico 12?"

In effetti i due edifici, ciascuno con un proprio portone principale, appaiono diversi nella struttura: uno più basso, il probabile civico 20, proprietà di Ignazio Monteforte e lasciato in eredità alla sorella Maria, e l'altro più alto, e di maggior pregio architettonico, della nobildonna.

Leggendo la documentazione, sembra di poter dire che lo stabile del civico 20 sia stato sottoposto nel tempo a una lenta sistematica spoliazione e a tentativi, a quanto pare in parte riusciti e ancora in atto, di non rispettare le volontà testamentarie.

Di un raggiro a suo danno Maria Monteforte parla già nel testamento olografo con il quale nel 1968 revocava anche le precedenti disposizioni "nonché la scrittura in potere di C. S., carpitami abusando della mia buonafede", e fa parte della biografia della nobildonna il racconto della sua decisione di fare delle sue proprietà una casa di riposo proprio in risposta al conte Gaetano Marzotto che, infuriato per non averla convinta a vendergli quell'edificio con vista sul Porto Grande, avrebbe sibilato "Questa brutta vecchiaccia tanto, prima o poi, dovrà pure tirare le cuoia".

Maria Monteforte era sicura che avrebbe così messo al riparo i suoi beni dagli interessi speculativi, certo non facendo i conti con amministrazioni evidentemente pronte a venir meno a quello che dovrebbe essere avvertito non solo come un obbligo giuridico ma anche come impegno morale.

Perché inoltre, se è vero che viene utilizzata da qualcuno, tra i beni comunali in concessione casa Monteforte non viene neanche citata? Ci si dimentica proprio di una delle strutture di maggior valore di cui il Comune è divenuto proprietario a seguito dello scioglimento dell'ECA (ente comunale di assistenza) nel 1977?

E perché in un precedente elenco se ne trova traccia con l’indicazione delle particelle catastali e un po’ oltre compaiono i due piccoli appartamenti e un locale che hanno stessa indicazione catastale?

Ettore Di Giovanni nel giugno 2012 scriveva: "È triste e scoraggiante constatare che fine fanno i beni lasciati al Comune o di proprietà del Comune. Una parte del feudo Santa Lucia fu, negli anni passati, usucapita da un privato. I terreni del lascito Nava, in tenere di Sortino, abbandonati, in una disputa tra Regione e Comune, e forse in parte usucapiti da chi se n'è impossessato. Un terreno in Via Sacramento e circa 8 ettari a Terrauzza "scoperti" solo per la segnalazione del sottoscritto.

Ora il lascito Monteforte... L'edificio al civico 12, dopo circa 20 anni, negli anni '90, viene finalmente destinato al fine testamentario, poi, Sindaco Bufardeci, la Giunta decide di cederlo in permuta al vicino albergo di Acqua Marcia, decisione stoppata da un mio odg votato dal Consiglio, ma del secondo, Via Picherali 20, il Comune se ne dimentica e, addirittura, a quanto appare, una parte dello stabile diviene (come? quando?) di proprietà (?) del vicino albergo e di privati.

Il Comune mette in vendita per anni (senza ricordare il titolo di provenienza, scrivendo solo "antico possesso") quanto pensa di sua proprietà (un solo appartamento + un locale) come se non conoscesse il testamento... La vicenda resta amaramente illuminante di un certo modo di amministrare".

Da allora non è cambiato nulla e, a quanto pare, si è continuato a perpetrare l'illecito. E anche la misera targa "Casa di riposo Maria Monteforte" è stata definitivamente rimossa.