Ponte umbertino, l’area occupata dagli innesti del ponte gobbo, i marinaretti, il parcheggio Talete…

 

La Civetta di Minerva, 6 aprile 2019

Certo si rimane un po’ perplessi nel venire a sapere che noi, cittadini siracusani, insieme ai tanti tributi che versiamo all’amministrazione comunale (i virtuosi che li corrispondono, quelli che non sono responsabili del buco da 400 milioni di euro di evasione nel nostro bilancio), dobbiamo anche contribuire a pagare un canone concessorio per parti di città che viviamo quotidianamente come nostre, che riteniamo nostre, che – eventualmente (a Siracusa è fatto eccezionale) – manuteniamo con le nostre risorse, sulle quali e per le quali risponde in tutto e per tutto l’ente locale.

In piena crisi finanziaria, con un bilancio che si cerca di far stare in piedi con equilibrismi contabili, l’idea che un ente pubblico debba versare danari a un altro ente pubblico, il demanio, senza che se ne comprenda la ragione, fa rabbia: il ponte umbertino, l’area occupata dagli innesti del ponte gobbo, i marinaretti, il parcheggio Talete e altro non ci sembrano cosa diversa rispetto a tutte quelle strade che percorriamo. Eppure …

Un controsenso. Un paradosso che non sappiamo se sia presente anche negli altri stati o se sia l’ennesima espressione di creatività dello spirito italico alla quale comunque non riusciamo a fornire una spiegazione, una convincente motivazione: perché ponte Umberto sì e corso Umberto no? Dovremmo chiedere a un luminare. Sappiamo che altrove, anche alla luce del federalismo demaniale, alcuni consigli comunali hanno avviato le procedure per liberarsi da quest’onere, gratuitamente, che, seppure non rappresenti nel nostro specifico una somma ragguardevole - 15-20mila euro l’anno -, di certo comporta una serie di adempimenti che appesantisce inutilmente il lavoro degli uffici e fa riempire i faldoni di carte su carte (un sogno la digitalizzazione dei documenti, la smaterializzazione ogni tanto profetizzata da ministri e politici 4.0).

La Legge 98 del 2013, nell’ottica di dare ossigeno alle casse pubbliche, consente ai Comuni di acquisire gratuitamente alcuni beni demaniali (solo quelli di proprietà del demanio civile, mentre resta escluso tutto ciò che appartiene al demanio idrico, marittimo, ferroviario e storico-artistico) la cui successiva eventuale vendita comporterebbe un beneficio sia all’ente locale, il 75% dei ricavi, che allo Stato a cui andrebbe il restante 25%; più facile quindi dovrebbe essere acquisire la titolarità di strade e ponti che sono parte integrante del tessuto urbano, sempre se la Regione Sicilia, che per il proprio regime autonomistico ha la proprietà del demanio, ha recepito detta legge. E per questa stessa ultima considerazione sarà interessante verificare se la recente ordinanza della Cassazione (la 3275/2019), relativa a un contenzioso aperto tra un comune e l’agenzia del demanio, che ha sentenziato che lo Stato deve pagare ai Comuni l’Imu arretrata sui propri immobili, sia applicabile anche in Trinacria – per i giudici il demanio, avendo “natura di ente pubblico economico del Ministero dell’Economia, dotato di autonomia economica e gestionale” non rientrerebbe infatti tra i soggetti che hanno diritto all’esenzione da Ici e Imu -.

Secondo l’ultimo resoconto del Patrimonio del Ministero dell’Economia, il Demanio è titolare di immobili per 62 miliardi di euro e quindi la cifra che dovrebbe corrispondere agli enti locali sarebbe davvero significativa. Porte aperte dunque a una sorta di nemesi storica grazie alla quale i Comuni potranno rifarsi sulle gabelle che finora sono stati costretti a versare al demanio.