La psichiatra, responsabile di Politiche per le Disabilità della CGIL: “Il paziente passivo deve trasformarsi in una persona portatrice di diritti e libertà di scelte”

 

La Civetta di Minerva, 6 aprile 2019

Voce autorevole che ha condotto e introdotto i temi e gli ospiti del convegno, la dottoressa Carbonaro rappresenta un po’ i migliori interpreti di una psichiatria di comunità, che guarda più a una medicina sartoriale tagliata sull’individuo, visto come persona nel suo contesto, nella sua famiglia e nel mondo che lo circonda.

Con la forza d’animo che la caratterizza ha caldeggiato una svolta indispensabile nella cura delle affezioni psichiatriche. Ci troviamo a fronteggiare la malattia più dilagante e insidiosa che interessa quest’epoca. I disturbi mentali erano già diffusissimi in Sicilia e ora sono ulteriormente aumentati. La crisi lunghissima che ci travaglia ha aggravato le cose e favorito nuovi casi, con le inesorabili ricadute sul reddito dei singoli e delle famiglie, mentre la sanità e le politiche sociali sono corrose dalla mancanza di mezzi e risorse.

La lotta per tenere in vita uno dei migliori servizi sanitari del mondo che aveva, fin dagli anni ’80, adottato le leggi più innovative e rispettose del malato di mente, si scontra con alcune realtà innegabili in questo scorcio del nuovo millennio. L’aver favorito la collocazione delle persone sbagliate nei posti chiave ha fatto in modo che queste, pur affermando di difendere il servizio sanitario pubblico, di fatto, abbiano aperto sempre più al privato in sanità e nel sociale. Quel privato che in Sicilia ha fatto il boom e che si appropria di soldi pubblici, favorito da insospettabili individui che indossano la doppia casacca e introitano doppie provvigioni mentre, rendendo sempre peggiori le performance del Sistema Sanitario Nazionale, gettano in pasto al privato quello che la comunità aveva stanziato per i cittadini. La Sicilia, pur essendosi data le migliori leggi esistenti sui diritti dei disabili, non rispettandole, si trova in condizioni miserrime.

Tutti gli esperti intervenuti hanno caldeggiato un ritorno al servizio della comunità, impegnandosi fortemente sul territorio attraverso una rete di professionalità sociali e sanitarie pubbliche, che amministrano denaro e risorse direttamente, mentre si occupano di salute mentale e disagi psichici, sociali, lavorativi e familiari. Insomma si chiede di avere a disposizione dei servizi di tutela della salute mentale risorse specificamente destinate e definite budget di salute. Risorse della sanità pubblica e da essa utilizzate per le politiche sociali, senza altri intermediari, perché non accada che il denaro destinato alla salute finisca altrove.

Vi è necessità di équipes multi professionali (non solo medici e infermieri ma anche psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione psichiatrica).

E’ richiesta attenzione alla multi-fattorialità etiologica e ai determinati sociali delle patologie psichiatriche, per cui sono necessari interventi non solo sanitari ma anche d’integrazione sociale e lavorativa.

Proprio per questo sono necessarie équipes curanti multi-professionali, dove lo psicologo, l’educatore, il formatore non siano un pio desiderio ma elementi strutturali del diritto a un progetto terapeutico riabilitativo individualizzato.

La dottoressa Carbonaro, in concorso e in accordo con tutti i protagonisti del convegno, si batte per una ripresa della campagna culturale tesa a sradicare lo stigma che associa pericolosità e follia, emarginando e discriminando le persone con disturbi mentali e le loro famiglie. Il paziente passivo deve trasformarsi in una persona portatrice di diritti e libertà di scelte.

Che dire? Quando un medico si adopera per la salute, la dignità e il benessere sociale degli ammalati e dei disagiati, sta al vertice della sua missione umana.