Reddito di Cittadinanza e disoccupazione. Su 226.180 posti offerti l’anno scorso in Sicilia, 47.500 sono rimasti vacanti per preparazioni inadeguate

 

La Civetta di Minerva, 6 aprile 2019

“Ogni persona ha diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, al fine di mantenere e acquisire competenze che consentano di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro. Ogni persona ha diritto a un’assistenza tempestiva e su misura per migliorare le prospettive di occupazione o di attività autonoma. Ciò include il diritto a ricevere un sostegno per la ricerca di un impiego, la formazione e la riqualificazione.”

Queste sono le dichiarazioni di principio approvate un anno fa dal consiglio dell’unione europea; su questa base nei vari paesi dell’unione si dovrebbero, quindi, avviare le politiche di supporto che trovino nell’agire politico il necessario riscontro; in particolare politiche a sostegno dell’educazione permanente

In un mondo in rapido cambiamento come il nostro e in un contesto economico sempre più interconnesso, ogni persona ha la necessità di possedere un ampio spettro di abilità e competenze da sviluppare nel corso della vita. E’, dunque, una forte politica a sostegno della formazione permanente che potrà garantire uno sviluppo della società per soddisfare la necessità di una crescita inclusiva e sostenibile che garantisca la coesione sociale e lo sviluppo della cultura democratica. Altre politiche, meramente orientate a sostenere i consumi senza sostenere la capacità di creare risorse, condanneranno qualunque comunità a un inevitabile declino.

Da queste considerazioni discendono gran parte delle osservazioni critiche verso i cosiddetti cavalli di battaglia del nuovo governo. Vero è che una società realmente democratica non può trascurare le sacche di povertà che essa stessa genera, nè trascurare le ingiustizie che una riforma delle pensioni necessariamente frettolosa ha generato; ma limitarsi a una politica assistenziale e demagogica condurrà, inevitabilmente, alla creazione di sempre più estese sacche di povertà e di emarginazione sociale. Da qui l’indirizzo europeo per sostenere la formazione e la capacità delle comunità ad accrescere e arricchire le proprie conoscenze e abilità.

Il precedente governo, qualunque sia il giudizio che se ne abbia, aveva avviato una riforma ampia e composita, la cui attuazione ri­chiedeva notevoli sforzi a tutti i livelli;stravolgerne l'impianto com­plessivosignificherà di­sperdere gli sforzi compiuti, ripetendo, così,l'errore commesso tante volte in passato quando i nuovi Governi han­no stravolto le riforme varate dai prede­cessori al fine di marcare la propria diversità. Questa diffusa mancanza di stabilità nei percorsi d'innovazione è stata una causa decisiva nel determinare i problemi incontrati nei tentativi di modernizzare le politiche pubbliche italiane.

Molteplici restano le azioni da com­piere. Innanzitutto ele­vare i contributi economici che permettano di colmare la distanza tra la soglia di povertà e il reddito disponibile delle famiglie ma soprattutto, problema principe: in­crementare l'occupazione. Il Reddito di cittadinanza si basa sull’ipotesi di un mix tra contributi economici e proget­ti personalizzati costruiti dai servizi territoriali: innanzitutto Comuni e Centri per l’Impiego i quali, però, non sono in grado, di elabo­rare, allo stato, progetti per tutta la popolazione interessata, quindi il Rdc, qualunque sia l’idea dei proponenti, si tradurrà in un mero contributo economico per un tempo indefinito che comunque dipenderà dalle risorse disponibili, già molto limitate e ottenute aumentando il deficit e quindi la spesa per interessi fino a rendere insostenibile il sistema, danneggian­do ulteriormente la credibilità del governo nella sua capacità di incidere in maniera significativa sulle cause della povertà e dell’emarginazione sociale.

A causa della “furbizia” tipica dell’agire italico e delle distorsioni che si genereranno nel mercato del lavoro (lavoro nero ed ulteriore evasione fiscale) si legittimerà l’attività truffaldina a tutti i livelli con conseguente ulteriore caduta di prestigio dell’azione statale e dell’agire politico.

Che le politiche debbano essere diverse lo fotografa la situazione paradossale rivelata dal sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, dal quale emerge che, pure nella situazione attuale, un'impresa su tre non trova i profili adatti per procedere ad assunzioni Ad ottobre, nonostante vi siano state 31 mila opportunità di lavoro in più rispetto a un anno fa vi sono maggiori difficoltà di reperimento di manodopera, nel 29% dei casi (contro il 25% di ottobre 2017).Non si trovano tecnici in campo ingegneristico (61,2%) - come gli addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico e tecnici per la gestione, manutenzione ed uso di robot industriali-, operai specializzati nella lavorazione di metalli (58%) - tra cui fonditori, saldatori, fabbri-, addetti a macchinari dell'industria tessile (50,3%), gli ingegneri (49,8%), operai di macchine automatiche (49,7%), elettromeccanici (47%) come installatori, montatori, manutentori di macchinari per impianti industriali. Questa situazione penalizza soprattutto il made in Italy e la meccatronica. La causa, secondo lo studio, è «l'esiguo numero di candidati ma, al tempo stesso, una preparazione non in linea con le richieste da parte delle imprese riguardo il possesso di specifiche competenze e qualificazioni», a partire «dalla capacità di stare al passo con l'innovazio­ne».

Questo gap di competenze rischia di vanificare la crescita. solo con un migliore raccordo tra istruzione e mondo produttivo per sviluppare le competenze richieste dalle imprese si potrà colmare questo divario. Questo per l’Italia nel suo complesso; in Sicilia le imprese nel 2018 hanno offerto al mercato del lavoro ben 226.180 posti, ma, 47.500 di questi posti sono rimasti vacanti a causa della difficoltà a trovare soggetti con le giuste competenze. Il paradosso di una Sicilia leader nel campo della disoccupazione che non riesce ad occupare è sottolineato anche dal fatto che per il 12% il fabbisogno di personale delle imprese siciliane riguarda la ricerca di laureati e diplomati, i quali pur presenti sul mercato sono privi di esperienze adeguate o con formazione teorico-pratica non aggiornata rispetto all'evoluzione delle nuove tecnologie.

Va sottolineato che non solo la scuola ha le sue responsabilità ma anche le imprese hanno le loro, se è vero, come sottolineato dallo stesso rapporto Excelsior, che solo il 18,6% di aziende siciliane ha fatto formazione nel 2017 e appena il 10,2% ha ospitato giovani in tirocinio; la situazione è peggiorata nel 2018. il Consiglio dell’Unione Europea indica con chiarezza lo sforzo che andrebbe fatto:

a) individuare e definire le competenze chiave necessarie per l’occupabilità e la realizzazione personale

b) fornire uno strumento di riferimento europeo al servizio dei decisori politici, dei fornitori di istruzione e formazione, dei datori di lavoro, dei servizi pubblici per l’impiego e dei discenti stessi;

c) prestare sostegno agli sforzi compiuti a livello nazionale, regionale e locale, volti a promuovere lo sviluppo delle competenze in una prospettiva di apprendimento permanente.

Solo affrontando il problema nelle sue cause strutturali potremo uscire dalla morsa che ci vede costretti tra assistenzialismo ed emarginazione. Solo una politica riformatrice che abbandoni le dinamiche fin qui caratterizzanti il rapporto impresa/lavoro potrà assicurare al Paese una ripresa vera, stabile e duratura.

Reddito di cittadinanza e conseguente “assalto alla diligenza”, quota 100 senza assicurarsi che i vuoti che si creeranno nella pubblica amministrazione possano essere coperti, crescita zero e quindi mancanza di nuove entrate per le finanze pubbliche ci condanneranno ad una fase di ulteriori tensioni sociali che, accompagnate a una politica che sostiene l’aggressività come forma prevalente del dibattito pubblico, preannunciano tempi prossimi molto tristi e sgradevoli.

Il fatto che queste scelte appaiono popolari in una parte estesa della comunità non tranquillizza, anzi., Ricordiamo a questo proposito quanto scritto da Raimund Pretzel: avere consensi non significa necessariamente avere ragione. "Nel momento del suo maggiore successo il partito nazista aveva conquistato il 44% dell'elettorato”, poi sappiamo come è andata a finire…