La filiera va ottimizzata e monitorata continuamente e, inoltre, deve andare di pari passo con l’efficienza energetica, tenendo in debito conto i costi ambientali, spesso trascurati, che producono effetti economici difficilmente quantificabili 

Generazione distribuita e accumulo. Sono queste, secondo Sergio Calleri, ingegnere col pallino dell’efficienza energetica, le parole d’ordine di riferimento, in particolare dello sfruttamento delle risorse di energia rinnovabile. Quando si parla di rinnovabili il pensiero vola immediatamente al fotovoltaico. Tuttavia, dopo il boom degli ultimi anni, grazie soprattutto agli incentivi (conto energia), è seguito un rallentamento, un po’ per la crisi, un po’ per la farraginosità delle norme e un po’ perché gli incentivi si sono ridotti di molto. “E’ necessario che il settore evolva indipendentemente dall’incremento della produzione: generazione distribuita e accumulo – afferma Sergio Calleri – devono prendere forma e la loro integrazione nel sistema già esistente deve avvenire rapidamente.”

Finora una vera pianificazione non c’è stata: i  piani energetici a vari livelli territoriali stentano ad essere applicati, ma, nel frattempo diventano obsoleti. Bisogna intervenire, dunque, in maniera dinamica e con una visione  integrata. La filiera delle rinnovabili va ottimizzata e monitorata continuamente e, inoltre, deve andare di pari passo con l’efficienza energetica, tenendo in debito conto i costi ambientali, spesso trascurati, che producono effetti economici e non, difficilmente quantificabili.

Il fotovoltaico ha avuto un’espansione notevolissima, arrivando a coprire una quota importante della produzione elettrica, che, però, rappresenta solo il 20% dell’energia necessaria. Per i trasporti, allo stato, si ricorre praticamente solo al fossile e per terziario e residenziale per una buona parte.  In futuro bisognerà essere oculati: consumare quando si produce e ricorrere significativamente all’elettricità piuttosto che al fossile: mezzi elettrici per i trasporti e pompe di calore elettriche per riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua sanitaria, supportate da impianti solari termici. Ma la produzione di energia elettrica da rinnovabili può incrementarsi, anche, col mini-idroelettrico. Come ci spiega l’ingegnere Calleri, fino agli anni ’60 tutta l’energia elettrica era prodotta con l’idroelettrico, ma l’Enel ha abbandonato alcuni impianti perché troppo piccoli per essere convenienti. Con la tecnologia attuale, però, vale a dire con l’immissione sul mercato di turbine di ridotte dimensioni, molto efficienti, adesso c’è  la convenienza nel riutilizzare quei piccoli impianti, ma anche a realizzarne di nuovi adattabili a situazioni specifiche.

Si dovrebbe cominciare, inoltre,  a rendere più flessibile la distribuzione. “In questo momento – continua Calleri - in pratica, esiste la rete nazionale e l’utente finale. In futuro si dovrà fare ricorso ad impianti ad isola, sganciati dalla rete (utilizzando al meglio le risorse più disponibili) in maniera da avere energia a Km zero (la produzione in prossimità dell’impiego) e pensare a strutture intermedie. Ma soprattutto farne un uso intelligente. Per esempio, per un condominio gestito con un sistema elettrico centralizzato, serve un impianto di potenza nettamente inferiore rispetto a quello ad impianti singoli, senza contare che si fa più attenzione a come e quando utilizzare l’energia, con conseguente minor consumo. Questi i primi passi per muoversi verso la generazione distribuita, che meglio si adatta alla variabilità dei consumi”.

Per quanto riguarda l’accumulo, è presumibile che nei prossimi anni la capacità delle batterie aumenterà di molto e che s’implementerà il ricorso a sistemi alternativi, sicchè sarà possibile disporre di energia indipendentemente da quando viene prodotta.

In definitiva è importante incrementare la produzione di energia da rinnovabili ma altrettanto o forse di più,  farne un uso razionale.