“Una riserva per corrompere funzionari alla luce del sole e, ancor di più, che tale fondo sia stato autorizzato dall’amministrazione pubblica e come un subappalto, con un tasso di illegalità neanche facilmente immaginabile”

 

L'inchiesta della Procura di Messina inizia a seguito di una segnalazione da parte del Tar di Catania. I giudici amministrativi, nell'esame dei ricorsi giurisdizionali presentati dalle ditte sconfitte da Condotte Acque (Tecnis spa e Sics spa), osservavano che nell'aggiudicazione della gara non era stato approfondito un aspetto tecnico fondamentale dell’offerta di Condotte che avrebbe comportato necessariamente, a fronte di una modifica strutturale di alcuni elementi dell’opera, una nuova approvazione del progetto da parte dei competenti organi di controllo (Genio Civile e Ministero delle Infrastrutture).

Da qui la trasmissione degli atti alla Procura e quindi l'avvio delle indagini che non solo ritenevano fondate le anomalie segnalate dal Tar ma che anche rilevavano come, sull'esito della procedura di gara, avessero pesato condizionamenti esterni riconducibili ai vertici del CAS e a consulenti della Condotte Acque, collegati ad ambienti politici ed amministrativi della regione siciliana.

Secondo gli inquirenti, in sostanza, la commissione aggiudicatrice avrebbe turbato la libertà degli incanti fissando diverse sedute con il finto intento di ottenere chiarimenti sull'analisi di spesa dell’offerta presentata dai concorrenti avendo in realtà già scelto l’aggiudicatario.

Inoltre, dall'esame dei subappalti proposti dal Cosige e approvati dalla stazione appaltante (nella persona del gup Gaspare Sceusa, dirigente del Cas), si appurava che il presidente del consiglio di gestione della Condotte Acque, l'ingegnere Duccio Astaldi, con l'avallo del Presidente del consiglio di amministrazione della Cosige, l'ingegnere Antonio D’Andrea, dirigente nella stessa Condotte, aveva affidato a una srl milanese, la Pachira Partners, nonostante i divieti di legge, alcuni servizi di consulenza legale e amministrativa per l’importo di un milione 650mila euro.

La società, rappresentata dal finanziere Nicola Armonium e risultata fittizia, si avvaleva della collaborazione esterna dello studio dell’avvocato palermitano Stefano Polizzotto, che già in passato aveva avuto incarichi presso la Regione e ricevuto consulenze da parte dello stesso Cas, oltre ad aver ricoperto, durante il governo Crocetta, la funzione di ex capo della segreteria tecnica del governatore.

Commenta il giudice nell'ordinanza: "Una delle cose che più colpisce è la creazione di un fondo, con i soldi pubblici degli appalti, per consulenze e contatti, una riserva per tangenti e corrompere funzionari alla luce del sole e, ancor di più, che tale fondo sia stato autorizzato dall’amministrazione pubblica e come un subappalto, con un tasso di illegalità neanche facilmente immaginabile".

Nicola Armonium avrebbe avuto inoltre un "rapporto privilegiato" con l'avvocato Antonino Gazzara, vicepresidente pro tempore del Cas, che "in modo continuativo" si prodigava per "favorire una gestione favorevole all’appaltatore attraverso una serie di interventi quali la proroga di termini inderogabili di consegna di opere, il riconoscimento all’impresa di riserve per importi di centinaia di milioni, l'abbattimento di penali, il riconoscimento di premi e altro, ricevendo dalla società Pachira incarichi professionali per circa 300mila euro e la promessa di consulenze future".

Il 13 marzo 2018 la Polizia di Stato di Messina ha dunque dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari dal Gip di Messina Salvatore Mastroeni su richiesta dei pm Alessia Giorgianni e Rosanna Casabona oltre al sequestro di quasi 480 mila euro, eseguito nei confronti della società Pachira e degli avvocati Stefano Polizzotto, Antonietta Sartorio e Antonino Gazzara. Per i reati commessi a vario titolo di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e corruzione commessi tra il marzo 2014 e il novembre 2015 sono stati indagati anche Pietro Mandanici, Sebastiano Sudano, Antonino Recupero, Corrado Magro, Maurizio Trainiti; due sono state le misure di custodia cautelare in carcere (Armonium e Gazzara) e quattro di arresti domiciliari (Astaldi, D'Andrea, Polizzotto, Sceusa).