In Italia, ogni anno, 800 mila persone, devono lasciare le mura della propria casa per curare una malattia o sottoporsi a un'operazione.

Questo resta uno dei grandi costi sommersi, pagati in silenzio da milioni d’italiani in questi anni.

L'esodo sanitario è il segno di una radicata sfiducia verso le istituzioni, soprattutto del Sud, e ha numeri ormai impressionanti.

Un quarto dei calabresi e oltre un quinto dei siciliani si è trasferito altrove per trovare un letto in un ospedale di cui potesse fidarsi.

La Lombardia domina, di gran lunga, nell'industria della salute. Se si tratta di tumori, l'esodo diventa una migrazione di massa.

Le regioni del Sud pagano a caro prezzo questi ricoveri, spostando altrove quelli che erano stanziamenti per la salute dei propri cittadini.

Il dramma umano d’essere ammalati, operati, disperati fuori da casa propria, pagando viaggi, aerei, alberghi, trasporti, cibo a caro prezzo in epoca di crisi nera, completa un quadro già desolante e azzanna per sempre la già misera possibilità di spesa delle famiglie.

Quando si analizzano le cause del degrado sanitario del sud qualche attenzione andrebbe posta alla selezione dei dirigenti della sanità pubblica, alla scelta dei primari e dei medici che prestano la loro opera nei nosocomi locali. Se fosse stata l’eccellenza a prevalere e non altri baronali interessi di parte, come mai nessuno si fida? Vuoi vedere che la sanità pubblica al sud è uno stipendificio per gli amici degli amici? E se ti accorgi che anche quelli che prestano la loro opera in questi simulacri di efficienza sanitaria, se sono ammalati prendono subito l’aereo per farsi curare al nord, che bisogna dedurre?