Figlio di un musicista/barbiere, dice: “Il nostro folk si basa su studi etnografici e ricerca delle fonti spesso orali”. “Sogno di tornare ad Augusta ponendomi al servizio dei concittadini”

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Tra le personalità benemerite della città megarese, Giuseppe Mazziotta si inserisce a pieno titolo. Giovanissimo (appena quarant’anni), vive tra Augusta e Milano dove svolge la professione di medico chirurgo specializzato in ortopedia protesica dell'anca e del ginocchio all'Humanitas Research Hospital. I suoi pazienti raccontano di lui meraviglie, i video sui social lo ritraggono sorridente mentre incoraggia i pazienti appena operati a camminare senza timore. A questo quadro di preparato professionista si associa la figura del musicista per passione. L'intervista di oggi è dedicata ai giovani medici coraggiosi e agli artisti, figure diverse che in questo caso sono due facce della stessa medaglia.

Mettiamo per un attimo da parte il bisturi, come nasce la tua passione per la musica e per il genere folk?

Ero piccolino, avevo 12 anni. Frequentavo il gruppo teatrale di Marcellino, salumiere di giorno e godibilissimo attore di sera. Lì ho conosciuto il mio mentore, il dottor Felice Ventura. Medico in pensione e campione di fisarmonica.

Cumpari e Palmarum insula, parlaci di queste due creature

Il primo è un quartetto folk nato 25 anni fa, composto da me e dall'augustano Giovanni Coco al tamburo, dal sortinese Vincenzo Di Maria (friscaletto e flauti) e dal melillese Salvatore Gallo (voce e marranzano). Insieme cerchiamo di raccontare una Sicilia autentica epurandola dalle facili canzonette che ne storpiano la vera essenza. Proprio dalla ricerca di questa autenticità è nato il gruppo folk “Palmarum Insula” letteralmente Isola della Palme (antico nome della città di Augusta). Il gruppo conta 35 elementi tutti augustani. Si strizza l'occhio al genere folk con attenzione alla tradizione tipica augustana.

Cosa c'è alla base della scelta dei brani che eseguite?

Studi etnografici e ricerca delle fonti spesso orali. Passiamo molto tempo a farci raccontare e canticchiare dalle persone più anziane delle note che non trovano traccia alcuna in rete né altrove. I migliori e più autentici tesori sono custoditi nei ricordi. Immortalare quelle suggestioni, scrivere quelle note e farle vivere tra la gente è il nostro obiettivo primario.

Lavoro a Milano e musica ad Augusta, immagino sia difficile da conciliare 

Inutile negare le difficoltà che ci sono e sono inevitabili. Salire e scendere è stressante ma lo faccio, senza falsa modestia, davvero con piacere. Scendere per suonare è per me terapeutico, nel folk trovo la mia dimensione. I Cumpari hanno l'odore di casa, ogni km percorso viene cancellato appena iniziamo a provare.

Tuo papà è un noto barbiere, ha avuto anche lui un ruolo in questa tua passione?

Certamente! Mio papà ha frequentato il quarto anno di Conservatorio, era “picciotto” del prof. Patania, anche lui musicista/barbiere. Nella bottega di mio papà c'erano, come vuole la tradizione, degli strumenti musicali. Per un bambino queste vibrazioni cambiano dall'interno, non poteva attendermi futuro diverso.

Parlando del tuo lavoro, ci sveleresti il segreto del tuo successo?

La sinergia tra i colleghi, c'è una bella equipe. Anestesista, Chirurgo e fisioterapista operano di concerto davanti a un unico obiettivo: il bene dei pazienti senza protagonismi. Il nostro Fast Track, percorso nuovo, vede il paziente non come malato ma come persona che ha un problema da risolvere. Questo nuovo approccio è meno impattante sull'equilibrio psicofisico del paziente che si pone quindi rapidamente in una fase di ripresa attiva.

Domanda d'obbligo, come stanno le tue ginocchia? C'è un trucco per preservarle?

Le mie ginocchia stanno bene e pure le mie anche. Sicuramente le tratto con rispetto, pratico regolarmente attività fisica ma non in modo usurante. Come in ogni cosa sono gli eccessi a creare problemi. Ci vuole sempre equilibrio e misura. È’ chiaro che davanti alle predisposizioni genetiche il discorso cambia.

C'è qualcosa che desideri?

Conciliare il mio lavoro con la musica, poter fare entrambe le cose nella mia città natale. Spendere le mie competenze professionali al servizio dei miei cittadini senza rinunciare al folk. Spero inoltre di poter avvicinare i più giovani alla musica siciliana, magari creando il gruppo dei “Palmarini”. Dopo anni di emarginazione, il folk, soprattutto quello siciliano, sta tornando ad avere spazio ed interesse. La cultura, come la lingua, siciliana sono un vanto e non un difetto da coprire. Ben vengano le mode dei vari stilisti che propongono nei loro capi carretti siciliani, teste di moro e fichi d'India. Sono certo che questo ritrovato interesse può avere un positivo effetto di ritorno.