L’archeologo tragicamente scomparso aveva scritto la prefazione del libro del siracusano Vincenzo Bongiovanni, che avrebbe presentato a Palermo

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

La sorte ha voluto che Vincenzo Bongiovanni presentasse il suo libro "Nuovo contributo per lo studio della portualità di Siracusa antica" solo due giorni prima della morte dell'amico, l'archeologo Sebastiano Tusa, nel disastro aereo in Etiopia. Tusa avrebbe dovuto un paio di mesi dopo presentare questo stesso lavoro a Palermo e non solo a lui, nell'introduzione, Bongiovanni rivolge caldi ringraziamenti per l'attenzione rivolta alle problematiche dell'archeologia marina e per la legge sulla tutela dei beni archeologici sommersi che ha visto insieme, come estensori, Tusa e Fabio Granata, ma anche è la stessa mano dell'assessore, tragicamente scomparso, a vergare la prefazione.

Un'amicizia antica, cementata dalla comune passione per i segreti dei nostri mari, generosi scrigni di tesori che periodicamente tornano alla luce.

Per Bongiovanni, come per Tusa, è nel mare stesso che vanno lasciate queste antiche testimonianze del nostro passato realizzando ovunque, là dove possibile, quei musei subacquei che hanno uno dei più interessanti esempi nel museo di Baia, davanti alla costiera napoletana.

Ma se si vuole cercare un altro tratto che accomuna Bongiovanni e Tusa, questo va senz'altro individuato nella loro passione inesausta per la ricerca, mai fermata spenta o rallentata dall'avanzare degli anni.

Scrive Tusa di Bongiovanni: "Grazie alle sue molteplici capacità e passioni, Enzo è riuscito a raccogliere e decifrare un'ingente quantità di dati desunti da innumerevoli immersioni nei fondali siracusani. Egli ha unito in un felice e fruttuoso connubio la sua capacità di attento e preciso topografo/rilevatore a quella di valente subacqueo e, infine, alla sua passione e competenza della storia siracusana che gli hanno consentito di offrire spunti interpretativi preziosi per arricchire e precisare la storia dello sviluppo urbano della città soprattutto nella sua proiezione marina".

Nella pubblicazione presentata presso uno dei centri culturali oggi più vivaci in città, Il Cerchio, animato da un instancabile Enzo Monica, i brevi capitoli sono tappe di un percorso che coniuga testimonianze storiche letterarie a riscontri archeologici pervicacemente cercati: i resti dell'antica struttura muraria costituita da grandi blocchi squadrati di cui parla Diodoro Siculo, storico greco del primo secolo a.C., descrivendo i lavori voluti dal re Dionisio (IV secolo a.C.) "gli arsenali ... chiusi da una porta, attraverso le quali le navi entravano una alla volta" - arsenali sufficienti per sessanta triremi! - e forse anche ciò che resta di un "acquidoccio fabbricato sotto l'acqua del minor Porto"; nella stessa area, basole con incisioni funerarie forse del cimitero ebraico oggi a 70 cm sott'acqua; più a largo due dorsali sommerse un tempo probabilmente simili a un piccolo fiordo a chiusura di quello che dovette essere un bacino chiuso, tra la costa settentrionale di Ortigia e la costa lungo la Riviera Dionisio il grande, utilizzato come rada per la sosta alla fonda delle imbarcazioni - e chissà sotto lo strato sabbioso cosa si nasconde! commenta Bongiovanni -; ancora forse ruderi di un antico faro a segnalazione di una pericolosa secca affiorante e, ipotesi suggestiva, davanti al Talete, o, si trasecola al pensiero, proprio sotto l'orrido parcheggio, testimonianze dell'antico porto commerciale di Ortigia "con ritrovamenti che dovrebbero indurre a uno studio approfondito del sito"; le particolari conformazioni rocciose dello scoglio Quadarella che ancora sembrano voler gelosamente custodire il segreto della loro natura, e funzione; i fondali del Porto Grande da scandagliare palmo a palmo per imbattersi semmai nella prova dell'esistenza del ponte descritto da Cicerone nelle sue Verrine, in allineamento tra la strada del foro siracusano e la porta di Via dei Mille.

Ma c'è tanto altro in questa pubblicazione che merita non solo di essere scoperto insieme al suo autore bensì di essere approfondito, anche aiutandosi con il ricco corredo fotografico in cui spesso sorridono giovanotti dai capelli bianchi che farebbero arrossire di vergogna oziosi adolescenti. Bongiovanni e Tusa restano un esempio e indicano una strada che anche le nuove generazioni dovrebbero iniziare a percorrere.