Talora matrimoni appena celebrati scoppiano per banalità (il tono della voce, non saper cucinare…). Ci sono coppie capaci di tutto per un servizio di pentole o per un quadro o per un soprammobile

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Regolarmente leggiamo nelle riviste specializzate gli orientamenti della giurisprudenza riguardo alla regolamentazione dei rapporti tra i coniugi quando la crisi della coppia ha condotto alla cessazione dell'amore coniugale.

Non dimentichiamo certamente che ogni matrimonio è nato sotto i migliori auspici: fiori d'arancio, confetti, riso lanciato a mani piene, per non parlare di liste nozze, cerimonie hollywoodiane, abiti sfarzosi, trucco parrucco e quant'altro. Un giro di migliaia e migliaia di euro intorno alla promessa di amore eterno e resistente al tempo, alle malattie, alla povertà, al dolore; promessa che, però, si infrange davanti alla prima prova.

Gli avvocati che si occupano di diritto di famiglia, e quindi principalmente di separazioni e divorzi, hanno oramai fatto il callo alla fine di matrimoni appena nati, ed anche alle motivazioni più insolite e stravaganti. Personalmente ho ricevuto la richiesta di procedere alla separazione dal coniuge perché alla moglie era divenuto intollerabile il suo tono della voce, per esempio, o per aver subito un tradimento in occasione, addirittura, del viaggio di nozze. In questi casi appare evidente che il matrimonio è stato frutto di un errore, di una svista, si direbbe, o al limite di una scelta frettolosa e che poter porvi rimedio è proprio una manna dal cielo.

Vi sono, poi, delle situazioni nelle quali le separazioni e anche i divorzi sono particolarmente penosi: i coniugi non riescono a metabolizzare il fallimento e si ostinano a cercare di dimostrare la responsabilità dell'altro nella fine del loro rapporto. Questi tentativi generalmente conducono all'audizione di testimoni che, in udienza, innanzi al magistrato, devono dichiarare se veramente la pasta al forno che preparava la tizia faceva schifo, o se veramente durante le partite di calcio il marito d'abitudine si trasferiva in Australia per non essere disturbato.

Le prove testimoniali hanno, spesso, il sapore amaro della critica mai aperta, del cortile perfido e spione, dell'ingerenza fastidiosa e cattiva nella vita privata e nulla aggiungono al racconto della fine del matrimonio se non squallidi frammenti tirati a caso.

Generalmente - lo scrivo per rassicurarvi - gli avvocati si oppongono alle richieste che i coniugi avanzano in studio e che possono rinchiudersi nella famosa frase: "Avvocato, distruggiamoli". Più spesso noi avvocati ricordiamo ai nostri clienti che la rabbia e la voglia di sangue sono destinati a finire nell'arco massimo di un paio di anni e che è più opportuno evitare di sbandierare ai quattro venti i vizi privati del coniuge il quale, ahinoi, resterà per tutta la vita se non l'ex coniuge, certamente il genitore dei loro figli (circostanza che di tanto in tanto sfugge ai separandi).

Alcune volte, però, dietro le lotte infinite si cela una realtà incontestabile: i coniugi non si vogliono lasciare. L'uno ha eletto l'altro come centro della propria esistenza, e se l'esistenza esiste è per distruggersi a vicenda: la separazione allontanerebbe l'altro da se', rendendo così più difficoltoso litigarci continuamente e, pertanto, non ci si può rassegnare ad essa. Allora ci si trova di fronte a separazioni litigiosissime, dove qualunque cosa è oggetto di screzi senza fine. Ci sono coniugi capaci di tutto per un servizio di pentole, o per un quadro, o per un soprammobile; gente che si rovina il fegato per una tovaglia di pizzo o per la foto della nonna.

In definitiva gente che, non riuscendo a trovare la quadratura del cerchio, delega a scegliere al magistrato il quale, dal canto suo, non può che utilizzare quel minimo di buon senso che manca altrove. E' così che giorno 19 febbraio il Presidente del Tribunale ordinario di Sciacca ha emesso un provvedimento senza precedenti in Italia, poiché «per la prima volta in assoluto nel nostro Paese, a fronte di un procedimento per separazione giudiziale, il giudice dispone sull’affidamento degli animali domestici, determinandone i tempi di permanenza» a casa dei rispettivi padroni e stabilendo anche «la relativa ripartizione delle spese» tra i coniugi.
Clamoroso è il passaggio dedicato dal giudice siciliano al cane, che, «indipendentemente dall’eventuale intestazione risultante nel microchip», viene assegnato «ad entrambi i coniugi, a settimane alterne» con «spese veterinarie e straordinarie» ripartite a metà tra moglie e marito. Molto più semplice la risoluzione della questione riguardante il gatto: la donna è allergica, e quindi il felino va assegnato all’uomo che «appare assicurare il migliore sviluppo possibile dell’identità dell’animale», spiega il giudice.

E' da notare soprattutto il riconoscimento in Tribunale che «il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell’animale stesso». Legittima, di conseguenza, l’applicazione in questa vicenda dei paletti previsti dalla legge per l’affidamento dei figli, alla luce della «mancanza di accordi condivisi» tra i coniugi e a fronte di una evidente lacuna normativa per quanto riguarda gli animali collocati all’interno di una famiglia in crisi.

A questo proposito, va tenuto presente che in Parlamento esiste una proposta di modifica del codice civile finalizzata a regolamentare l’affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi. Più nello specifico, è già pronto l’art. 455-ter, con cui si stabilisce che «in caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dall'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il Tribunale è competente a decidere in merito all'affido anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio».

E se pensavate di averle sentite tutte dovete ricredervi proprio alla luce delle nuove, prevedibili interminabili udienze di escussione testi, nelle quali i magistrati interrogheranno i testimoni per capire con quale dei due coniugi il pappagallino di casa vive meglio.