Il 4 aprile, presso la Biblioteca di Avola, dialogo su “E poi la luce – Cronaca di una fuga”, monologo teatrale dell’autore su uno dei più grandi e irrequieti artisti mai vissuti

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

“Sappiate che suono di chitarriglia et canto alla spagnuola”. La figura di Michelangelo Merisi da Caravaggio ha ispirato una profluvie di opere e testi, non solo strettamente legati all’ambito della pittura o della storia dell’arte: pensiamo ai tanti romanzi, lavori teatrali, cinematografici e televisivi che hanno pescato a piene mani nella biografia “maledetta” dell’artista (ricordiamo ad esempio Pino Di Silvestro con il suo “La fuga, la sosta” sulla breve permanenza siracusana di Caravaggio, che qui dipinse, nel 1608, “Il seppellimento di Santa Lucia”, Andrea Camilleri che ha fantasticato sul possibile destino della tela palermitana trafugata e non più rinvenuta, la siracusana Annalisa Stancanelli e il suo “Il vendicatore oscuro”). Giovedì 4 aprile alle ore 18, presso la Biblioteca comunale “Giuseppe Bianca” di Avola, Sebastiano Burgaretta (che ha curato la pubblicazione, mentre Mariella Macca ne ha scritto la postfazione), Paolo Oddo (responsabile della Biblioteca), Giuseppe Pennisi della Carthago Edizione (che ha pubblicato il testo) dialogheranno su “E poi la luce – Cronaca di una fuga”, monologo teatrale scritto da Andrea Schiavo. Ne parliamo con l’autore, del quale conosciamo l’attività didattica e concertistica.

Com’è nata l’idea di questo monologo teatrale? La copertina di Carmelo Miceli, che cita Caravaggio senza “parodiarlo”, può essere una chiave di lettura del tuo libro?

In realtà ho lavorato sia a questo testo che a un altro libro più tecnico, strettamente musicologico. Studiando Caravaggio e il suo ciclo di quadri ascrivibili al periodo romano, in cui l’artista dipinse le pagine reali di libri musicali posseduti dal cardinale Francesco Maria del Monte, suo mecenate (che a Palazzo Madama conservava una ricca collezione di strumenti musicali e di partiture del Quattrocento e del Cinquecento), ho dato voce a Michelangelo Merisi facendogli spiegare la vita e la cultura dell’epoca, intrecciata alla sua vicenda biografica personale. È un monologo con echi anche classici, stralci immaginati e riflessioni ma basato sulle fonti storiche, sulla bibliografia specifica che ho consultato: cito anche Baldassar Castiglione e Leonardo da Vinci e le note permettono un approfondimento saggistico; è una rievocazione in cui ho voluto far emergere i presupposti estetici del lavoro di Caravaggio.

I tuoi interessi musicali, quindi, ti hanno condotto a studiare i quadri (pensiamo a “Concerto di giovani”, “Il suonatore di liuto”, “Amor vittorioso” o alla splendida tela “Riposo durante la fuga in Egitto”, con l’angelo che suona al violino un madrigale di Noël Bauldewijn sul tema del Cantico dei cantici, “Quam pulchra es”) in cui sono presenti personaggi che suonano e cantano e addirittura degli strumenti e degli spartiti musicali. La musica, quindi, come strumento privilegiato e come possibile percorso per indagare su Caravaggio da altre prospettive. Cosa puoi dirci in proposito?

I brani – musica non coeva a Caravaggio, ma precedente – sono stati individuati dagli studiosi e musicologi, per cui è stato possibile stabilire da quali libri fossero stati copiati. Ne “Il suonatore di liuto”, realizzato per il marchese Giustiniani, sono infatti state riportate fedelmente alcune pagine di madrigali tratti dal “Primo libro di madrigali a quattro voci” di Jacques Arcadelt; ne esiste anche una copia destinata al cardinale del Monte con due madrigali di Layolle e Berchem, che compaiono nella stessa raccolta di Arcadelt data alle stampe nel 1539: questa conobbe molteplici edizioni, e non si sa con esattezza quale fu quella dipinta dal Caravaggio. Si può dedurre che egli si sia servito di una tra le prime, probabilmente quella del 1539, poiché in essa compaiono anche gli altri due madrigali, o forse di un’edizione precedente ma perduta.

Sono state eseguite queste musiche?

Sono state studiate, eseguite e incise, anche se non sempre nella forma completa e originale. Ricordo che la partitura completa va ricostruita, perché nelle edizioni antiche le parti sono singole; il lavoro musicologico sta nel ricostruire le parti vocali insieme a quella del liuto. Altri particolari interessanti sono il fatto che Caravaggio riproduce, più che un suonatore di liuto, un cantore che si accompagna: era ciò che si chiamava “cantare al liuto”, pratica molto diffusa all’epoca, anche se le partiture dipinte da Caravaggio sono più ideali che reali, dato che il manoscritto musicale non è riprodotto fedelmente. Sono state queste le circostanze che mi hanno spinto, insieme alla cantante Graziella Alessi, a recuperate le ristampe dei madrigali e a ricostruire le partiture. Il passo successivo è stato quello di intavolare le tre voci inferiori sul liuto, lasciando la voce superiore al canto, così come la prassi suggeriva in mancanza dei quattro cantori, ma anche per conferire all’esecuzione una dimensione più intimistica.

Durante la conferenza sulla presenza del Merisi in Sicilia, tenuta dell’insigne studioso siciliano Alvise Spadaro al Palazzo della Cultura di Catania, il 5 gennaio del 2013, è stata proposta l’esecuzione dei brani dipinti, realizzata attraverso la voce di Graziella Alessi e dal sottoscritto al liuto. Le musiche estratte dai dipinti ci agevolano a meglio comprendere l’ambientazione ed il contesto in cui l’artista operava. Il 4 dicembre 2015, presso la biblioteca Navarria Grifò di Catania, nel corso della presentazione del saggio di Alvise Spadaro: “Caravaggio in Sicilia - Il percorso smarrito”, sono stati proposti, dall’ensemble “Harmoniosi Concenti”, alcuni brani in riferimento all’ambiente romano del tempo, con la partecipazione del cantante siracusano Raffaele Schiavo. Non un “sottofondo” quindi alla lettura di un testo, per rinchiudere il tutto con una “cornice” sonora, svilendo la natura stessa della musica: per una volta, ho voluto ribaltare le cose e, anziché adattare la musica al testo, ho fatto esattamente il contrario, scrivendo dei testi che, attraverso la musica, raccontassero la vita di uno dei più grandi e irrequieti artisti mai vissuti.

Riportiamo uno stralcio del monologo – e qui la fantasia corre al Caravaggio frequentatore di bettole, che questiona con i padroni di casa e si fa sequestrare una cassa piena, tra le altre cose, di strumenti musicali, all’irrequietezza, all’omicidio del Tomassoni, alla smania di “fuga”, termine specificamente musicale oltre che comune, che è il leimotiv della sua vita, alla progressiva scarnificazione della pittura caravaggesca, che abbandonerà le suggestioni degli anni romani per un realismo sempre più seicentesco e cupo…

Narratio (Arpeggiata di Kapsberger sulla Tiorba)

Una taglia incombeva sulla mia testa. Questa volta la lama era andata più a fondo, lasciando alla terra l’insolente ferito a morte. Fu di certo una congiura a mio danno, ordita per provocare il mio risentimento. Fui sempre un temperamento irruento e facile alla collera, fulmineo nella risposta se aggredito e loro lo sapevano bene. Ebbi la meglio su quello sgherro, il cui fratello era il caporione di Campo Marzio. Era quello che volevano: la mia testa in un canestro. Per questo la sentenza non lasciava speranze: morte per decapitazione. Il taglio della testa da eseguirsi alla stessa cattura. Quel vile aveva parenti potenti e a nulla valsero le suppliche dei miei protettori. Non c’era più tempo e dovetti lasciare la città, malgrado le ferite riportate nel duello. Fuggii come una bestia braccata che teme a ogni passo il dardo mortale. Per qualche giorno fui nascosto nelle tenute dei principi Colonna, poco lontano da Roma, ma presto dovetti allontanarmi, perché il posto non era più sicuro e ripresi la fuga verso Napoli. Roma era ormai alle mie spalle.