Il PM Marco Bisogni parte civile nel processo Sistema Siracusa. “Non denunciai il giornalista Pino Guastella temendo che il procuratore Giordano mi togliesse i fascicoli”

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Il processo denominato Sistema Siracusa e catalogato Verdini più 11 ha proposto un altro dramma vissuto da un giudice già in servizio nella Procura di Siracusa: il pm romano, oggi alla DDA di Catania, Marco Bisogni.

Un po' com’era accaduto nel caso Musco con il superpoliziotto Pasquale Alongi (colpito giorni fa da un gravissimo lutto familiare), quest'ultimo persino arrestato. Alongi si costituì parte civile e l'ex pm Maurizio Musco fu persino condannato a pena definitiva con l'ex procuratore capo Rossi. Anzi, per i fatti di Brucoli Musco fu pure condannato in primo grado, sempre a Messina. Anche Marco Bisogni si è costituito parte civile e lo ha pure spiegato. Non lo fece per la prima tranche del caso Siracusa, specie nei confronti del giornalista Pino Guastella del Diario che, fino al 2016, lo ha offeso sistematicamente perché imbeccato dal faccendiere Piero Amara. "Se lo avessi fatto avrei permesso al procuratore Giordano di farmi togliere i fascicoli. Certo, oggi la mia carriera è da considerarsi rovinata. Colpa degli 11 esposti del duo Amara-Calafiore", ha ribadito al Collegio e ai tre pm d'udienza. "Per non parlare di una citazione civile da otto milioni e dei procedimenti disciplinari. Mi è pure andata bene".

Bisogni ha toccato con mano come Calafiore e Amara godessero di eccessiva protezione in Procura e rimase sbalordito quando, tra gli atti processuali, trovò allegato un documento degli ispettori ministeriali che era stato secretato e, ovviamente, non conosceva. Segno che Calafiore e Amara erano in grado di fare il bello e cattivo tempo anche al Ministero della Giustizia.

Nell’udienza doveva essere sentita anche la collega Caterina Aloisi, oggi magistrato di sorveglianza a Firenze, ma alla fine non si è presentata e la sua testimonianza è stata revocata. Ammesse le sue sommarie informazioni. Hanno deposto anche quattro degli otto magistrati che denunziarono, non solo penalmente, l'andazzo in Procura a Siracusa, l'invadenza dell'ex pm Longo, condannato a cinque anni per corruzione giudiziaria, ma anche l'inerzia dell'allora procuratore capo Francesco Paolo Giordano, oggi aggiunto a Catania. Giordano disse che certe frasi dell'avvocato Calafiore e il suo mantra sulle ricusazioni non meritano più di un buffetto dell'Ordine ma sia Bisogni sia altri colleghi non si fermarono. E quell’ <altro tentativo di suicidio che state mettendo in atto> rivolto da Calafiore ai giovani magistrati aretusei ha scosso parecchio anche il Collegio.

Salvatore Grillo, che spesso si confidava con il collega di "Scuola di Magistratura" Nitti, capì subito che a Siracusa accadevano cose poco normali, con assegnazioni e autoassegnazioni di fascicoli, udienze cariche di tensioni e magistrati vilipesi. Stesso concetto fatto proprio da Margherita Brianese, che ha messo in chiaro che pure i colleghi più anziani come Tommaso Pagano finirono nel mirino di consulenti e amici del quartetto Longo- Amara-Calafiore-Perricone. Volavano istanze di ricusazione a più non posso, l'avvocato Calafiore era solito andare nell'ufficio del procuratore e invocare astensioni anche in processi dove non era coinvolto. Magda Guarnaccia è andata pure oltre accusando vertici della Procura di pressioni su alcuni fascicoli per reati finanziari. A volte l'avvocato Calafiore aveva ruoli deontologicamente incompatibili e Longo si accaparrava anche fascicoli di altri per cercare una riunione.

Ma quel che ha fatto sorridere il Collegio è stato apprendere certi trucchetti a margine di indagini su indagati, preavviso di esposti, indagini a "specchio", stravolgimento delle competenze funzionali. E pure uno degli imputati del Verdini più 11, il notaio e deputato all'Ars Giambattista Coltraro, era solito precipitarsi nell'Ufficio di Procura per cercare di risolvere di forza suoi problemi giudiziari personali.

La parte iniziale dell’udienza è stata dedicata alle ricostruzioni fatte dall'avvocato Amara sui rapporti con l'ex giudice Mineo - attentissimo nel prendere appunti - e con Denis Verdini. E nella prossima udienza, il 28 maggio, sarà interessante sentire l'ex sottosegretario di Stato Lotti proprio sul diniego finale del CGA per la "promozione" di Mineo. Saranno sentiti anche Claudio Zucchelli, già magistrato del CGA, e Valia Maria Barbarotto, segretario generale CGA, oltre all'avvocato Calafiore (teste assistito). E ci sarà il controesame dei difensori degli imputati all'avvocato Amara. Che dovrà disvelare il gioco delle scatole cinesi tra Open Land- Ocean One Consulting e il conto maltese di Alessandro Ferraro per le spese mediche di Giuseppe Drago e non solo.