Il progetto dell’Epipoli naufragato in una cloaca di corruzioni. Anche l’ing. Mauro Calafiore indagato perché, in concorso, avrebbe formato consulenze “ideologicamente false”. Quando sarà ristabilita a Siracusa la Giustizia?

 

La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019

"Come emerge chiaramente dal raffronto tra l'evoluzione del procedimento presso la Procura di Torino, la cnr (la comunicazione di notizia di reato, ndr) dell'Agenzia delle Entrate e le risultanze delle consulenze tecniche... appare evidente che gli elaborati peritali siano frutto di un falso ideologico, commesso per favorire l'indagato" scrive la dottoressa Maria Militello, gip della Procura di Messina, nell’ordinanza del 24 febbraio scorso nella quale Vincenzo Ripoli e Mauro Calafiore (insieme con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e l’ormai ex sostituto Giancarlo Longo che per altro ha già patteggiato cinque anni di reclusione, una multa di trentamila euro, la cessione del Tfr a favore delle parti civili e le dimissioni dalla magistratura) vengono indagati perché,in concorso,il primo nella qualità di consulente tecnico e il secondo quale ausiliario e coautore della relazione, avrebbero formato consulenze “ideologicamente false” su impulso di Longo, Amara e Calafiore.

L'elenco dei tecnici "infedeli" nell'ambito delle numerose inchieste aperte dalla "collaborazione" degli avvocati Amara e Calafiore sembra infinito e chissà quante sono ancora le persone - consulenti, magistrati, professionisti - che vivono con ansia (rectius sudori freddi!) la chiamata di correo dei due legali.

Questa volta quindi è toccato all’ingegnere Mauro Calafiore, attualmente in pensione, assessore dimissionario all'indomani dell'ordinanza dalla giunta priolese di Pippo Gianni (la sua fresca nomina era stata molto contestata proprio per i suoi trascorsi), a lungo dirigente e funzionario del Comune di Siracusa, e al dottor Vincenzo Ripoli, collega di studio del commercialista Giuseppe Cirasa che, nel processo di Messina a carico del sostituto Giancarlo Longo e altri, nel dicembre scorso ha anch’egli patteggiato una pena di otto mesi di reclusione con la concessione della condizionale.

Quest’ultimo provvedimento di febbraio del gip Militello si inscrive nell'ambito dell'inchiesta sulle commesse Consip (un affare da 2,7 mld) che ha portato all'arresto dell'imprenditore piemontese Ezio Bigotti, presidente del gruppo STI e amministratore della Exitone, la società principale del gruppo (di 40 milioni di euro il sequestro disposto dalla Procura di Roma). Non senza motivi, evidentemente, l'avvocato Piero Amara aveva consigliato all'amico Ezio di trasferire proprio a Siracusa, trasformata in una sorta di feudo, la sede legale della società Exitone.

In un'intervista all'Espresso di qualche tempo fa, quando ancora la "collaborazione" con i magistrati non era iniziata ma già era partita l'inchiesta dei pm romani su oltre un milione di euro di fatture ritenute false per operazioni inesistenti emesse dalla Da.Gisrl, intestata alla moglie di Amara, a favore di società di Bigotti, l'avvocato megarese spiegava: "Lei dice che qualcuno potrebbe pensare che si tratti di somme destinate a creare fondi neri? Si sbaglia. È tutto regolare, riuscirò a dimostrarlo. Vuole sapere perché Bigotti, che è di Pinerolo, ha spostato a Siracusa la sede legale delle sue società? Guardi, le dico senza problemi che gliel’ho suggerito io stesso. Era da tempo sotto tiro per vicende tributarie da alcuni magistrati di Torino, e visto che la legge non impedisce spostamenti di questo tipo, ho pensato che Siracusa potesse essere - per le dichiarazioni fiscali del futuro, naturalmente - una sede più serena, senza preconcetti».

Di sicuro un luogo dove gli Amara, da due generazioni, hanno tanti amici. E, forse, pure qualche santo in paradiso - chiosava il giornalista Emiliano Fittipaldi.

E così, secondo la dottoressa Militello, i due consulenti Ripoli e Calafiore, nominati - lo ricordiamo perché tutto torni - dall'ex pm Giancarlo Longo per accertare che l'Exitone avesse titolo a concordare con l'Agenzia delle Entrate le modalità per regolarizzare la propria posizione fiscale (la cosiddetta "voluntary disclosure"), nella relazione presentata nel marzo 2016, sarebbero venuti meno al loro mandato di reale controllo dell'attività della società volto a verificare l'esistenza di irregolarità limitandosi a generiche valutazioni per avvantaggiare l'imprenditore.

Ma l'ingegnere Mauro Calafiore è anche colui che, messo inspiegabilmente a capo dell'ufficio urbanistica in sostituzione dell'ingegnere Natale Borgione (vedi scheda) nel 2010, ha annullato il diniego alla concessione edilizia chiesta dai Frontino per la costruzione del centro commerciale di Epipoli (ex Fiera del Sud) per invece concederla, nonostante il parere negativo dell'avvocato del Comune Nicolò D'Alessandro, autorizzando così una costruzione che "mai avrebbe dovuto essere permessa", come scrissero i giudici del CGA, con tutto ciò che ne è seguito di danni patrimoniali e non per la comunità siracusana.

L'ingegnere Calafiore è anche stato rinviato a giudizio nel 2017 dal gup Andrea Migneco su richiesta del pm Andrea Palmieri che nel novembre 2016evidenziava come, per la stipula di una convenzione urbanistica, egli avesse ricevuto in cambio "utilità costituite da prestazioni sessuali da parte di prostitute remunerate".

Secondo l'accusa, Calafiore avrebbe ricevuto 600 euro da Salvatore Barchi (ex dipendente del Comune, anche lui rinviato a giudizio) socio occulto della Edilkabbsrl.

A difendere l'ingegnere l'avvocato Giuseppe Calafiore.

Ed è sempre lui, l'ingegnere Mauro Calafiore, il primo marzo del 2011, a stipulare con la AM Group srl (società dei Frontino), presso lo studio del notaio Giambattista Coltraro in Augusta, le due convenzioni che avrebbero dovuto consentire alla società AM Group dei Frontino in area vincolata la costruzione di 71 villette con annesso centro commerciale e struttura turistico-ricettiva, ciò nonostante già la Soprintendenza avesse avvisato l’amministrazione comunale dell’errore contenuto nel prg.

Una vicenda nota che non riproponiamo perché ormai agli onori della cronaca per i nomi di consulenti e magistrati coinvolti nel Sistema Amara, alcuni indagati e sotto processo, altri che già hanno patteggiato. Ma purtroppo non una storia archiviata. Tutt’altro.

Forse pochi sanno e ricordano che ancora è sospeso un giudizio amministrativo per richiesta di risarcimento danni, nonostante o proprio perché una sentenza del CGA del 29 maggio 2017 (attenti alle date!) ha ribadito che nell’area non si può costruire dando ragione all’opposizione della Soprintendenza.

Una colpa grave aver previsto nel prg del 2007 che lì potesse esserci un comparto edificatorio e mai sono state accertate le responsabilità pesantissime di chi ha consentito che ciò accadesse dimenticando, o facendo finta di dimenticare, il vincolo di inedificabilità assoluta. Su questo, che noi non riteniamo un errore, è stato possibile innestare le convenzioni urbanistiche e da qui trae le proprie motivazioni l’avvocato Mario Fiaccavento, legale dell’AM Group, domiciliato presso lo studio catanese dell’avvocato Attilio Toscano (indagato con Amara nel fallimento Sai8), che nel ricorso del 13 giugno 2017 ha ribadito la legittimità per la società cliente di chiedere “un indennizzo da atto lecito”, dato “l’enorme sacrificio del privato che non ha avuto alcun concreto e adeguato ristoro dopo aver ceduto al Comune la proprietà di 1,3 mln di mq”.

La sua pretesa si conosce: è sempre quella quantificata dall’ingegnere aerospaziale di Roma Vincenzo Naso, coinvolto, neanche a dirlo, nel Sistema Amara. 246 milioni di euro.

Ma si può tirare un sospiro di sollievo. Non c’è da preoccuparsi, la somma è stata rivista al ribasso: solo 100 milioni. Non è chiaro se a carico della Regione o del Comune di Siracusa.

A quantificarla l’architetto Salvatore Sacco, dirigente del Dipartimento Regionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente, nominato dai giudici amministrativi di Catania: Dauno Trebastoni e Antonio Vinciguerra.

Trebastoni - a gennaio indagato per corruzione in atti giudiziari insieme ad Amara e Calafiore (che intanto a febbraio proprio nell’ambito del processo per corruzione in atti giudiziari hanno patteggiato rispettivamente per tre anni di reclusione e una multa di 73mila euro e due anni e nove mesi e una multa di 30mila euro) -, estensore dell’ordinanza del 20 luglio 2017 (tempi impensabili per la giustizia amministrativa), sembra non avere dubbi sul fatto che si tratti di un’espropriazione di fatto dei terreni, che sia fondata la richiesta di un indennizzo da “atto lecito” e anche che all’Assessorato regionale sia giusto rivolgersi.

L’udienza per affrontare di nuovo la questione è fissata per maggio e a noi sembra surreale che si possa pensare a un risarcimento a carico della pubblica amministrazione a fronte di un progetto edilizio (le 71 villette) naufragato in una cloaca massima di corruzioni, concussioni, falso in atti giudiziari, false perizie, sentenze comprate, rilascio di concessioni illegittime, sconvolgimento di vincoli archeologici o paesaggistici che siano, in cui magna pars è stata proprio la famiglia Frontino che ancora ha la spudoratezza di chiedere risarcimenti milionari a premio delle sue malefatte e in danno ancora una volta della collettività.

È lecito a questo punto chiedersi se il terremoto registratosi anche al Tar di Catania si sia davvero placato, se si giocherà una diversa partita, se non sia ormai il momento (usque tandem?) di ristabilire la Giustizia azzerando tutti gli atti illeciti nati da consulenze infedeli e corruzione dei giudici.

E c’è l’ultima domanda: l’avvocato Amara ha chiarito proprio tutto?

SCHEDA Calafiore - Open Land

Rimosso nel 2010 dall'urbanistica l'ingegnere Natale Borgione (accusato di istigazione alla corruzione a danno dei Frontino e posto agli arresti domiciliari per 18 giorni - misura cautelare successivamente revocata dal Tribunale del riesame di Catania -, assolto insieme ad altri funzionari del Comune di Siracusa nel dicembre 2015 "perché il fatto non costituisce reato"), dopo la reggenza ad interim per circa un anno dell'ingegnere Andrea Figura, determinato nel negare all'Open Land la concessione edilizia, sarà proprio l'ingegnere Mauro Calafiore, nominato dirigente all'urbanistica da Roberto Visentin, allora sindaco, a revocare l'atto di negazione alla costruzione del centro commerciale dell’Open Land andando controil parere del consulente legale del Comune, l'avvocato Nicolò D'Alessandro, che paventava la condanna al risarcimento danni.

E infatti proprio dalla revoca voluta da Calafiore scaturisce la richiesta di risarcimento danni che almeno in parte l'amministrazione comunale ha pagato (quasi 3 mln di euro sugli oltre 40 pretesi inizialmente) e che ora appare difficilissimo riavere. Ricordiamo che l’affaire Open Land è una delle voi più rilevanti del Sistema Amara con il giro di consulenti infedeli e giudici corrotti.