“Stanno distruggendo le nostre aziende. Importiamo prodotti agricoli che in Italia sarebbe fuorilegge produrre. Ora basta”!

 

La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019

Ovunque, specie tra i paesi emergenti, la globalizzazione ha avuto ricadute economiche rilevantissime. Pensiamo al miglioramento delle condizioni di vita di un miliardo di persone. L'estremo oriente ad esempio: la Malesia, l'Indonesia o la stessa" Cindia" hanno avuto benefici stratosferici. La massificazione produttiva ha per contro svilito le eccellenze agricole dei territori. Nel panorama europeo, la più grande produzione agricola, la siciliana, subisce un vero e proprio tracollo economico. 

Abbiamo chiesto al presidente dei Forconi, Mariano Ferro, un suo contributo per meglio comprendere il fenomeno. 

Mariano Ferro, cosa sta succedendo in Sicilia e comunque nel meridione d' Italia?

Ormai da dieci anni gli agricoltori del sud stanno soccombendo allo strapotere dell'industria dell'agrotrasformazione e della grande distribuzione organizzata. Qualunque distributore è in grado di gestire le vite del milione e mezzo di piccole imprese agricole. Se si vuole vendere, l'unica soluzione è cedere ai ricatti dell'industria. Pensate alle 3.500 procedure fallimentari della sola provincia di Ragusa e ventimila in tutta la Sicilia. Riguardano altrettante aziende schiacciate dall'esposizione bancaria. Si sono insediati più di cento tavoli di concertazione senza alcun risultato tangibile. La cosiddetta Area Trasformata - Pachino, Ispica, Vittoria e Gela - è stata spazzata, oltre che dell'enorme distruzione della tempesta di vento di alcuni giorni fa, dal disastro economico subito, complici i governi che si sono succeduti. Una svogliata disattenzione all'abbandono di politiche di tutela ha innestato la desertificazione dell'isola. 

Ma il Made in Italy sta volando. O forse abbiamo una percezione diversa?

Il Made in Italy sta volando perché non vi sono i giusti controlli doganali. Mi spiego meglio. In questo momento stanno arrivando i carciofi egiziani. Una sufficiente quanto inutile "lavorazione" li trasforma magicamente in prodotto locale. L'industria della trasformazione li acquista come prodotto italiano. Ecco perché poi sulla produzione italiana figura un dato in incremento. Lo stesso esempio possiamo farlo per la zucchina esportata in Nord Europa. Il pomodoro? Stesso discorso. I produttori di frumento dell'interno della Sicilia subiscono lo scandalo del ricatto degli importatori del grano canadese e ucraino. Il prezzo è questo, prendere o lasciare. Il risultato è la chiusura. Siracusa ha visto la distruzione dell'agrumicoltura nel nord della provincia. Un prodotto di scarsa qualità, dovuto all'impoverimento degli investimenti, ha di fatto azzerato la richiesta del mercato. 

Quali possibili soluzioni?

Una seria quanto definitiva vigilanza sulle importazioni. Perché deve essere l'agricoltura a dover patire nella bilancia commerciale gli obblighi di importazione a fronte delle esportazioni italiane? Perché dobbiamo comprare prodotti agricoli privi dei controlli imposti dalle norme ambientali italiane, sempre più stringenti? Ad esempio, la Romania che in Europa è un nostro temibile concorrente per la grande differenza di costo del lavoro. Berlusconi, Renzi, Gentiloni, Di Maio e Salvini, sono equiparabili nella disinteressata attenzione nei confronti del dramma in cui versa l'agricoltura meridionale. 

Cosa dovrebbe fare un governo per tentare di impedire la chiusura del comparto agro-alimentare?

Ridurre le importazioni di prodotti agricoli concorrenti ai nostri. Chi vuole il prodotto italiano lo potrà trovare solo se certificato da un ente accertatore. Solo una difesa senza tregua potrà salvare la produzione italiana. 

Quali sono le responsabilità degli agricoltori siciliani?

La maggior colpa è l'isolamento. Le grandi consociazioni hanno fatto il gioco della GDO. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Prendiamo i miliardi di euro che l'Europa ha messo a disposizione. Guarda caso vanno, nella stragrande maggioranza dei casi, ai colossi della produzione agricola. I piccoli imprenditori non hanno le garanzie bancarie per accedere ai finanziamenti. Così la forbice si allarga sempre più.

Cosa chiedete al governo Conte?

Quello che abbiamo chiesto agli altri: attivare l'autonomia siciliana. Non è possibile che a fronte dei cento pozzi che a Gela estraggono petrolio sia poi possibile pagare il costo del carburante per autotrazione più che in Lombardia. Tra agricoltura biologica e industria chimica, la Sicilia e Siracusa dovrebbero avere un'economia trainante. Vi sembra che lo sia?

I propositi dei Forconi?

Se da qui al 26 maggio non avremo risposte adeguate, i siciliani dovranno affrontare la reazione degli agricoltori. Non si capisce che stanno distruggendo sia l'economia che la salute? Stiamo importando prodotti agricoli che in Italia sarebbe fuorilegge produrre. Eppure nessuno ne parla. 

Ora basta. Giovedì e venerdì, 7 e 8 marzo, a Pachino, Vittoria e Gela, si sono tenuti degli assembramenti per magnetizzare l'attenzione dell'opinione pubblica siciliana. Sarà l'inizio di una battaglia senza quartiere, non abbiamo più niente da perdere.