Una rivoluzione alle porte che cambierà il nostro futuro, siamo alle soglie dell’ennesima rivoluzione industriale

 

La Civetta di Minerva, 23 febbraio 2019

Per capire quale futuro sia alle porte, almeno dal punto di vista scientifico, è necessario sapere cosa sia l’intelligenza artificiale. In una parola e semplificando, si potrebbe dire che l'Intelligenza Artificiale ha lo scopo di rendere automatico il pensiero. Per capire come tutto ciò possa impattare sulla nostra vita quotidiana e sull’economia basta leggere la ricerca “La realtà dell’Intelligenza Artificiale” condotta da SAP Italia in collaborazione con The European House – Ambrosetti da cui emerge che il 77% dei Ceo di oltre 550 grandi aziende o multinazionali operanti in Italia ritiene l’intelligenza artificiale un fattore molto importante per il proprio business.

Cioè già oggi, nonostante che sull’argomento più del 90% della popolazione istruita non sappia cosa significhi, indica che siamo alle soglie della ennesima rivoluzione industriale che sconvolgerà le nostre vite, come avvenne nel secolo scorso con l’avvento delle macchine a vapore.

Affinché questo sconvolgimento sia occasione per nuovo sviluppo e crescita economica e sociale, la politica, invano considerata dagli antichi scienza “superiore” perché capace di “governare” i processi tecnologici tenendo presenti i bisogni e le necessità dell’uomo, dovrebbe selezionare i propri rappresentanti puntando sulla parte di comunità più avveduta e consapevole, emarginando da ogni ruolo gestionale chi non evidenzi almeno un livello accettabile di competenze e di capacità di analisi; invece, assistiamo alla selezione della nostra classe dirigente in maniera così insoddisfacente da far emergere qua e là qualche riserva sulla validità del suffragio universale, stante a ciò che emerge, ad esempio, da quanto si legge sui social.

Ma torniamo al tema. Per capire come l’avvento della IA (intelligenza artificiale, n.d.r.) impatterà nella nostra vita occorre prima spiegare gli elementi che la costituiscono e cosa ciò comporti. Nell’evoluzione del sapere e della tecnica abbiamo imparato a rendere automatiche le procedure materiali realizzando, ad esempio, il motore, il frigorifero, il laser, le catene fisiche e chimiche della materia e dell’energia. L’Intelligenza Artificiale mira a catturare l’essenza di ciò che completa il mondo della materia. Il cervello è la base materiale del pensiero e la sua principale attività consiste nel completare ciò che alla materia manca: vediamo un paesaggio perché la nostra mente ha trasformato un insieme di impulsi luminosi in una immagine e se quel paesaggio é un po' diverso da quello visto ieri, la nostra mente focalizza quelle parti del paesaggio che sono cambiate. La nostra mente, quindi, è strutturata per aggiungere informazione a ciò che la materia ci mostra elaborando ogni scena; quindi, innanzitutto, essa esegue l’analisi di immagini e video e procede all’ elaborazione del linguaggio naturale; le unità elementari dell’Intelligenza artificiale sono le informazioni che, connesse tra di loro, formano i pensieri che, connessi alla materia, creano azioni, comportamenti e cultura.

Il cervello, dunque, è uno strumento nato per fare previsioni e il pensiero sembra legato alla capacità di un organismo di farsi una rappresentazione interna del contesto nel quale è immerso. Manipolando queste rappresentazioni l’organismo opera continue analogie, cioè previsioni sull'ambiente: rapporti di causa‐effetto, sviluppi possibili, origine di certi segnali, eccetera. Il cervello (capace di modificare le sue connessioni e/o di combinarle) mette in relazione le percezioni. Senza un cervello che funziona da destinatario, ogni perturbazione è un semplice rumore; esso è come un ponte sul vuoto, connette le azioni e gli eventi materiali: vedo una forma materiale e in un istante capisco che è il volto di un amico. Tutto il tempo che ho speso per imparare queste differenze, prove, errori, e quindi approssimazioni tra pensieri ed eventi, viene azzerato in un attimo; quindi, scopo dell'apprendimento è annullare il tempo che è stato necessario per ottenerlo.

Ma pensare è molto più che apprendere dalle esperienze, con il risultato finale che da ogni apprendimento specifico l'organismo astrae le strategie che lo aiuteranno ad apprendere con più efficacia una nuova situazione del tutto diversa dalla prima. Ciò significa saper catturare da una esperienza quelle regole astratte che possono generare regole utili per apprendere un'altra esperienza parzialmente o totalmente diversa dalla prima.

Se spiegare le leggi della natura è l'obiettivo della scienza, l’Intelligenza artificiale si occupa di quelle leggi della natura il cui risultato è immateriale: capire, pensare, apprendere, apprendere ad apprendere, immaginare. È questo che significa apprendere ad apprendere, pensare e, quindi, pensare i propri pensieri: creare analogie e trasferimenti di metodo tra mondi apparentemente lontani e completamente slegati. L'intelligenza artificiale si deve misurare con questo obiettivo: automatizzare un sistema che crea oggetti invisibili e poi li connette; il nostro cervello è strutturato come una complessa società di reti specifiche ed è la prova di come la complessità emerga quasi spontaneamente dalla sincronizzazione delle diversità.

Nel nostro paese abbiamo già delle eccellenze in questo nuovo mondo (a dispetto dei catastrofisti di professione che guardando a sé medesimi dipingono il mondo intorno a loro come un deserto). Ad esempio all’università di Catania, mentre nella robotica vi sono competenze importanti all’Umberto II di Napoli, alla Sapienza di Roma e alla Scuola Sant’Anna di Pisa; all’Università di Milano e di Roma vi sono importanti studi avanzati sullo sviluppo del ragionamento logico e associativo ovvero dell’apprendimento e dei metodi di ragionamento automatico come conseguenza dei dati assunti.

Insomma la rivoluzione è dietro l’angolo e l’intelligenza artificiale si presenta come un imperativo imprescindibile per lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane. Sarà, quindi, importante cominciare a capirne il significato e cosa comporterà la sua implementazione nel lavoro umano e gli effetti che avrà sulla base occupazionale del nostro paese, anche in considerazione dell’invecchiamento delle competenze possedute da gran parte delle giovani generazioni e dalla profonda arretratezza del dibattito politico sulle prospettive dell’economia e della competitività della nazione in un sistema globale sempre più interconnesso.

Internet delle cose, intelligenza artificiale, blockchain e machine learning sono i principali filoni tecnologici che accompagneranno d’ora in avanti il percorso delle aziende per diventare digital. Due anni fa – dichiara il manager di Oracle - la trasformazione era appoggiata agli strumenti social, al mobile, alle analytics e al cloud. In due anni, queste tecnologie sono già pervasive. Per i prossimi anni guardiamo all’edge e al cognitive computing, alla realtà aumentata e virtuale e alle interfacce integrate nel sistema It che combinano il controllo del gesto e quello del tocco. Entro dodici mesi, invece, parleremo di robotic process automation, tecnologia che sta già accelerando e sarà limitata a settori molto specifici come la finanza, la manifattura e l’industria pesante.

«La digital transformation non è una moda del momento perché le aziende che hanno già attuato progetti legati all’utilizzo delle nuove tecnologie raggiungono una profittabilità superiore del 26% rispetto alle altre, e una maggiore valorizzazione di mercato nell’ordine del 12%. È dunque certo che il digitale ripaghi e offra un vantaggio competitivo”. Ci sono diversi studi che confermano come il cambiamento guidato dal digitale sia una priorità (almeno sulla carta) per quasi tutte le organizzazioni, anche quelle di medie dimensioni, passando dal banking all’automotive, dal retail all’healthcare.

Questo è il livello del dibattito che oggi si sviluppa nel mondo e noi restiamo ancora a dibattere su temi che sono del secolo scorso. Se non daremo impulso alla nostra creatività e alla nostra capacità di fare sistema resteremo solo a rimpiangere strumenti di tutela del passato non più riproponibili senza una diversa qualità della vita e del lavoro.