Intervista a Mariano Caldarella, che opera con gli azzurri dalla stagione 1986/87. “Cominciai con il presidentissimo Pippo Imbesi…”

 

Come forse ormai sapete, da alcuni numeri il nostro giornale presenta ai lettori una nuova rubrica, “Un caffè col Siracusa” appunto, che vuole mettere l’evidenziatore su personaggi, aspetti, notizie, costume e folklore inerenti all’”insana” passione del tifoso siracusano verso quella squadra che lo rappresenta ogni domenica scendendo in campo in braghe azzurre nel nazionale campionato di calcio, serie C girone C.

Ebbene, dopo esserci occupati nelle precedenti uscite dei dirigenti Santangelo e la Castello, dell’allenatore Ezio Raciti e del nostro portierone Diamante Crispino, questa volta vogliamo dare la giusta attenzione e il meritato tributo di assoluta stima e gratitudine a quella parte della società che non viene mai messa in vetrina, ma che agisce e lavora lontano dalle luci della ribalta, nonostante che senza il loro fondamentale contributo non vi potrebbe essere una squadra di allegri ragazzotti pronti e forti fisicamente per poter affrontare al meglio tutte le insidie di un’attività dura e complessa come quella che si richiede ad un giocatore di calcio di una squadra professionistica, specie in Italia. Dove è risaputo che in campo calcistico nulla viene lasciato al caso, soprattutto in campo medico.

Stiamo parlando infatti dello staff medico ufficiale della società azzurra, e in particolare di chi da molti anni lo rappresenta impeccabilmente e con una professionalità precisa, una dedizione attenta e puntuale e un impegno inappuntabile, e cioè del dottor Mariano Caldarella. Un professionista molto conosciuto in città, perché da anni ormai opera come medico dello sport, e quindi a prescindere dalla locale squadra di calcio, anche chi decide di portare i figli a svolgere un’attività sportiva riconosciuta dal CONI deve giocoforza passare dal suo studio per sottoporsi ai controlli di rito per avere il nulla osta. Ma il dottor Mariano Caldarella (Nello, per chi lo conosce in forma più amichevole) si è fatto soprattutto apprezzare e stimare per la sua innata cordialità e per una gentilezza e un garbo tipici di un puro gentleman inglese.

Lo abbiamo incontrato, e lui - gentile e disponibile come da sua natura – ci ha concesso questo caffè:

Buongiorno dottor Caldarella, si potrebbe presentare ai lettori della Civetta? Da quanti anni è il responsabile sanitario del Siracusa Calcio?

Buongiorno a voi, e grazie per l’opportunità che mi date. Sono il responsabile sanitario del Siracusa Calcio da tanto tempo ormai, e precisamente dalla stagione 1986/87, con la società presieduta dal presidentissimo Pippo Imbesi, indimenticabile per tutti i siracusani.

Ci presenta l’intero staff medico? Vi sono altri colleghi che la coadiuvano nel suo delicato ruolo?

Si, e colgo l’occasione per esprimere la mia più piena soddisfazione per lo staff sanitario che questa nuova società mi ha messo a disposizione, mi riferisco cioè ai miei due fedelissimi fisioterapisti e diretti collaboratori, Federico Guzzardi e Davide Barbirotto. 

Bene. Ringraziamo pure i suoi colleghi per il lavoro difficile e di grossa responsabilità che svolgete, ma visto che lei stesso ci ha accennato alla nuova proprietà, ci toglie le castagne dal fuoco per la prossima domanda che volevamo farle, e cioè quali sono i rapporti col nuovo proprietario, in relazione al fatto che - soprattutto dai social - vien fuori un malcelato e continuato clima di fallita empatia dei nuovi soci con la “pancia” del tifo siracusano.

Con il nuovo gruppo societario c’è stata fin da subito un’ottima intesa, in particolare con il direttore generale Nicola Santangelo, che mi è sempre stato e mi è vicino nell'affrontare e risolvere ogni quotidiano problema inerente al mio ruolo, che vi garantisco non è semplice come molto spesso appare. Per non parlare del presidente Alì, persona buona, perbene, rispettosa del mio ruolo come pochi; provo tanto dispiacere nei suoi riguardi quando leggo sui social affermazioni sgradevoli nei suoi confronti, molto spesso immeritate e fuori luogo.

Parliamo adesso delle strutture che la società vi mette a disposizione. Siete soddisfatti? Avete incontrato particolari difficoltà? Ostacoli? Problematiche?

Svolgendo tale ruolo da circa 30 anni, ho potuto allacciare rapporti di fiducia con il mondo sanitario della provincia, che negli anni mi è sempre stato vicino. Ho avuto la fortuna di poter contare sempre sul loro apporto professionale e di questo non finirò mai di ringraziarli, a nome personale ma anche a nome delle varie proprietà che si sono negli anni avvicendati.  Però preferisco non fare i nomi delle tante strutture sanitarie e diagnostiche che mi sono state preziose per portare avanti il mio lavoro, per una questione di rispetto nei confronti di chi potrei dimenticare di segnalare. Grazie a loro posso sicuramente affermare di essere assolutamente soddisfatto per aver potuto espletare il mio ruolo fino ad oggi senza nessuna particolare difficoltà, nessun problema irrisolto o ostacoli vari e eventuali. Almeno fino a stamattina… (sorride)

Meglio così. Vuol dire che, almeno in ambito di medicina dello sport, pare che le cose non vadano poi così male rispetto al mondo della sanità in generale. Ci parli invece di quei rapporti che al livello umano le sono rimasti più impressi, anche riferendoci al passato. C’è qualche calciatore azzurro col quale ha legato di più considerando il fatto che ormai la sua esperienza in questo ruolo è forse l’unico dato certo e assoluto, stagione dopo stagione?

Al livello umano come primo nome non può non venirmi in mente quello di Pippo Imbesi, il Presidentissimo, come era da tutti in città conosciuto. Lui occupa sicuramente il primo posto nella lista del mio cuore tra i presidenti con cui ho lavorato. L’ho apprezzato soprattutto per la stima e la fiducia accordatami all'inizio della mia carriera come Medico Sportivo, allorquando mi affidò la responsabilità della prima squadra, offrendomi l'opportunità di conoscere il mister Paolo Lombardo ed il carissimo massaggiatore Iano Paris. Per quanto poi riguarda i calciatori invece, con tutti quelli che ho avuto il piacere di assistere in questi ormai lunghi anni di carriera, ho sempre avuto un rapporto cordiale, leale e sincero, fatto di reciproca stima e fiducia e per questo anche questa volta non mi va di fare nomi. Rischierei di dimenticarne qualcuno. Il mio è sempre stato un ruolo sì delicato, perché da un esito più o meno indovinato si potrebbe pregiudicare l’intera carriera agonistica di un atleta, ma anche ricco di gratificazioni, proprio al livello umano. E per questo mi reputo un uomo fortunato.

E per finire, se vuole, potrebbe darci un suo personalissimo parere riguardo quest’annata particolarmente tribolata e difficile, sportivamente parlando?

Riguardo la storia del campionato in corso, mi dispiace ma preferisco non esprimere alcuna opinione. Anche perché sarebbero le stesse opinioni che esprimerebbe un qualunque tifoso deluso. per l’annata sfortunata del nostro Siracusa. Perché – è bene non dimenticarlo – io resto prima di tutto un grande tifoso della squadra aretusea. E confido come tutti che si possa al più presto superare questo particolare momento di impasse agonistico.