Francesco Magnano (direttore Cara di Mineo): “Seicentomila cittadini stranieri senza permesso di soggiorno sono la vera tragedia italiana”

La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019

Le ultimissime vicende relative al Cara di Mineo e alla banda di mafiosi nigeriani della "Supreme Vikings Confraternity", che proprio lì avevano la loro centrale operativa, continuano a dominare le cronache nazionali. Negli ultimi giorni proprio queste notizie stanno divenendo un ulteriore potente strumento di propaganda generalista contro l’immigrato nel nostro Paese sostenendo l’equazione immigrato = pericolo e contribuendo ad accrescere ansie e preoccupazioni nella società civile.

Personalmente ritengo molto grave che una struttura direttamente gestita dallo Stato (oltre alle condizioni di esclusione ed emarginazione in cui pone gli immigrati) finisca per divenire il luogo ideale per la proliferazione di mafie, violenze e malaffare di ogni sorta.

Indubbiamente l’approccio al fenomeno dell’immigrazione dell’allora premier Silvio Berlusconi e dell'ex ministro degli Interni Roberto Maroni, che nel 2011 hanno istituito il Cara di Mineo, si è dimostrato disastroso e da accantonare.

Seppur senza poter entrare nel merito dei fatti accaduti e degli uomini coinvolti (rispetto ai quali sono in corso le indagini della magistratura) intervistiamo, ringraziandolo per la disponibilità, il siracusano Francesco Magnano – direttore del Cara di Mineo – per raccogliere alcune sue opinioni riguardanti questa vicenda e alcune sue considerazioni più generali sul tema dell’immigrazione.

Anche alla luce di quanto recentemente accaduto, il Governo ha preannunciato la chiusura del centro entro quest’anno. Lei ritiene che questa sia la scelta corretta da fare? Avrebbe insomma fatto lo stesso?

La formula più efficace per un’accoglienza inclusiva è possibile solo permettendo la convivenza degli immigrati con i cittadini del territorio. Imparano velocemente la lingua, le abitudini e le norme di buon vicinato. La vita dentro i Cara, o i più piccoli Cas, è sempre un modo errato e genera confusione e rabbia nel cittadino straniero. L’esperienza di Riace e di Mimmo Lucano è sicuramente la migliore via possibile ad un’integrazione efficace. Personalmente sono per la chiusura dei Cara e il trasferimento nei centri più piccoli e umani.

Che idea ha del Decreto Sicurezza appena varato dal Governo italiano?

Il decreto sicurezza ha determinato, per gli aspetti legati all'immigrazione, un cortocircuito esistenziale. Avere dettato la fine dell'accoglienza per i cittadini stranieri in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ha di fatto rubato un anno di tempo al naturale inserimento nella vita reale. Lo straniero che è accolto in un Cara ha diritto alle misure di accoglienza fino all'ottenimento del permesso di soggiorno. Ovviamente, dopo, non dovrebbe restare in accoglienza. È inammissibile che un ospite che ha magari un lavoro debba restare dentro un centro di accoglienza. 

Il decreto sicurezza prevede che si riducano i tempi destinati all’accoglienza per i titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ciò premesso, i titolari di permesso di soggiorno sussidiario o di asilo politico restano in accoglienza e successivamente passano, se vogliono, alla seconda accoglienza presso gli ex Sprar, oggi Siproimi. 

Da un lato il governo intende perseguire il blocco totale dei flussi migratori in entrata via mare, dall'altro auspica la realizzazione di una sorta di piano Marshall da parte della comunità internazionale per lo sviluppo dei paesi di provenienza, per "aiutarli a casa loro". Non crede che entrambe le opzioni siano piuttosto fantasiose di fronte all'impellenza del problema?

Seicentomila cittadini stranieri senza permesso di soggiorno sono la vera tragedia. Il fallimento di ogni semplicistica idea di accoglienza priva di progettualità ha generato condizioni mostruose. Bisogna agire a tenaglia. Una vera e propria corsa all'Africa produrrebbe gli stessi successi economici del sud est asiatico.  Non aspettare che si realizzi un fatto prima di attuare il secondo. Da un lato bisogna agire in Africa e dall'altro ridurre i flussi migratori. Il resto sono soluzioni da romanzetti.