È sempre stata questa la vera forza dei lavoratori. Le priorità condivise andrebbero portate avanti con determinazione al di là di alleanze sul territorio

 

La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019

Abbiamo terminato un giro di “consultazioni” fra i tre maggiori sindacati locali (Cgil-Cisl-Uil). In aggiunta ad alcuni segretari di categorie. Le principali interviste sono state centrate verso i tre segretari generali. Ci sembra opportuno e doveroso concludere con delle considerazioni allo scopo di sollecitare, possibilmente, un proficuo dibattito nel e sul sindacato.

Constatiamo che: manca una vera unione d’intenti, una forte tensione verso una vera unità sindacale che porrebbe il sindacato sotto un'altra luce più credibile e con più forza contrattuale, di questi tempi abbastanza indispensabile. Si sa che il sindacato è una realtà che cambia, lo afferma la sua storia, con il suo essere organizzazione in movimento al servizio dei lavoratori. Di conseguenza se il lavoro cambia, ed è molto cambiato e cambierà ancora di più con la quarta rivoluzione industriale, anch’esso deve fin da subito modificarsi. Attualmente si osservano poche trasformazioni che richiede la nostra attuale realtà a livello economico, sociale e soprattutto culturale.

Il sindacato è anche scuola e oggi, davanti alla poca cultura storico politico economica, che comporta una generale sottomissione alle esasperazioni economico finanziarie dell’iperliberismo, il suo contributo può fare la differenza. Difatti, il sindacato finora è stato attaccato da questi poteri forti per essere rimasto ancora un baluardo di diritti e di coscienza per lavoratori e cittadini rispetto all’avanzata di queste forze che hanno invaso una buona parte del mondo politico. Per cui il sindacato, attraverso i suoi strumenti di contrattazione, il contatto col territorio e la compattezza delle sue specifiche categorie, può dar vita a importanti iniziative nel formare, far rivivere e conoscere momenti di emancipazione storicamente repressi e ridare così dignità, voglia di riscatto a lavoratori e cittadini per essere protagonisti.

Il sindacato nell’essere unitario trova profitto dall’efficienza ed efficacia scegliendosi democraticamente i modi, i tempi, le persone, gli ambiti ove agire trovando lo spazio fra le varie emergenze in cui si trova. È così che potrà essere una forza consistente e coinvolgente.

Le priorità riconosciute dal sindacato dovrebbero essere portate avanti con determinazione al di là di possibili alleanze sul territorio. In particolar modo sulla grande vicenda “bonifiche”, che interessa l’aspetto economico, occupazionale, ambientale, culturale, sanitario, l’organizzazione dovrebbe avanzare imponendosi come protagonista, esigendo con forza e determinazione anche con l’uso di strumenti inediti verso tutte le parti in causa per il rispetto verso la comunità delle elementari regole ambientali esistenti in un Paese che si dichiara civile e democratico. Il sindacato, oramai, davanti a queste terribili condizioni in cui versa la zona industriale, e di conseguenza anche i comuni interessati compreso la città di Siracusa, non può nè deve fermarsi nell’aspettare i tempi vuoti della politica. La realtà è stanca e aspetta un movimento organizzato e questo non può che essere un sindacato compatto e deciso.

Esso può dare una spinta alla ricerca di concreti progetti alla classe politica locale affinché ci si avvii in una direzione che dia risposte di sollievo alla situazione emergenziale di alta disoccupazione, precarietà e povertà della realtà. Difatti, progetti già attuati e quindi possibili possono essere messi in campo: questi riguarderebbero un inizio di altra economia. Il sindacato proponendo ciò uscirebbe dai suoi limiti dei posti di lavoro per agire sul territorio. Anche in questo nuovo ruolo gli obiettivi del movimento sindacale rimarrebbero sempre quelli del rispetto della dignità umana con la costruzione di una maggiore solidarietà, condizione necessaria e attualmente mancante, importante per ottenere questi grandi obiettivi.

Oggi, più di prima, il sindacato dovrebbe attuare queste politiche sul territorio. La conseguenza del non scegliere tali vie coraggiose comporterebbe la sua chiusura in un apparato sempre più burocratico visto più come patronato che organizzazione sindacale. In tal modo l’organizzazione entro pochi decenni ridurrebbe il suo peso anche all’interno dei posti di lavoro in una situazione che fin da adesso va verso una via di sottosviluppo.

È per tutti questi motivi che il sindacato formato e determinato dovrebbe affrontare e progettare siffatte iniziative, perché in questi momenti storici, esso rimane l’unico strumento vitale nella società. La sua azione, se fatta bene in maniera autonoma, matura e forte, può riaffermare il suo ruolo anche per i giovani e i più deboli. Tutto ciò porrebbe le basi per una trasformazione della nostra realtà sociale che - pensata, voluta direttamente e indirettamente da tutti - non si avvera.

È per queste ragioni che sono state volutamente sottolineate più volte e in vari aspetti, da sembrare ripetitivi, che il sindacato deve attrezzarsi verso la società siracusana. Mostrarsi fuori dai posti di lavoro darebbe un segnale importante a partiti, associazioni, movimenti dando l’opportunità di ampie convergenze su iniziative culturali, economiche, di cooperazione, ecc.

La necessità di riprendere nuovi modi nel muoversi, in quest'epoca di grande frammentazione e parcellizzazione, è quanto mai vitale: sia per chi si ritiene debole, sia per chi si ritiene contrattualmente più forte. Non è più il tempo delle illusioni e del marciare divisi, ma dell'unità. Di quell'unità che, da sempre, è stata la vera e unica forza dei lavoratori.