Il coraggioso giornalista sotto scorta ha descritto la criminalità organizzata nella Sicilia sud orientale, facendo ancora una volta nomi e cognomi

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Per l’incontro con l’Autore l’Associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti, ha organizzato e presentato a Noto, nel salone della parrocchia del Sacro Cuore, il libro del giornalista d’inchiesta Paolo Borrometi dal titolo: “Un morto ogni tanto”. Un libro che, a meno di un mese dalla sua pubblicazione, è già alla sua seconda edizione.

Alessio Puglisi di Libera ha ricordato la Giornata della Memoria che dal 1996 ogni anno, il 21 marzo, si svolge in una città sempre diversa del Bel Paese nel corso della quale vengono fatti i nomi e i numeri sia del lungo elenco dei giornalisti uccisi che delle vittime innocenti delle mafie.

Da parte del vice sindaco di Noto, Corrado Frasca, è stata letta una lettera del sindaco, assente alla presentazione del libro per motivi di impegni pregressi. Caterina Scifo ha letto un brano del libro in cui si ricorda l’aggressione subita da Paolo Borrometi nella sua città, Modica, dove due mafiosi incappucciati lo hanno aggredito e massacrato di botte fino a lasciarlo in una pozza di sangue, con una spalla rotta in più punti che non è più perfettamente guarita.

L’avvocato Lauretta Rinauro, coordinatrice di Libera di Siracusa, ha parlato della città di Vittoria, quindi dell’oro rosso, del pomodorino di Pachino, che viene coltivato in quella zona da dove, ogni giorno, partono 150 camion per tutte le località, dove soprattutto viene sfruttata la manodopera composta da donne rumene, polacche e africane, accampate in tende e spesso sottoposte a maltrattamenti e violenze, alle quali dopo otto ore di lavoro vengono pagati in nero 20 euro.

Poi ha accennato ad altre inchieste fatte da Borrometi riguardo la zona sud della Sicilia Orientale accennando ai problemi con la giustizia dell’onorevole Giuseppe Gennuso.

II salone, nonostante fosse all’estrema periferia di Noto - non sappiamo perché non è stato dato uno dei tanti locali disponibili del centro storico - era pieno: più di 250 i presenti, molti in piedi, tutti ad aspettare con ansia dal vivo le parole di Paolo Borrometi, giornalista d’inchiesta che sul giornale La Spia.it ha disegnato le cartografie della delinquenza organizzata nella zona sud della Sicilia Orientale, facendo nomi e cognomi dei delinquenti e dei mafiosi, cosa mai fatta prima da altri.

Paolo Borrometi con molto rispetto, equilibrio e ironia nello stesso tempo, ha spiegato che c’è una parte della Sicilia mafiosa che non è stata mai raccontata, quella delle province di Ragusa e di Siracusa, le cosiddette “province babbe”, dove opera la mafia dei colletti bianchi, la mafia silenziosa, quella degli imprenditori infiltrata nella politica, che si nasconde dietro la mafia grezza e violenta, che spara e ammazza, facendo corruzione e affari, dove in passato trascorrevano la loro latitanza i capi dei clan mafiosi dal calibro di Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano che controllavano il territorio continuando a fare affari.

Parlando di Noto, ha detto che lo spazio concesso ai proprietari del chiosco davanti a Palazzo Ducezio e alla Cattedrale ha trasformato il chiosco in una specie di circo equestre dove manca solo Moira Orfei, che rovina esteticamente l’immagine della zona aurea e di conseguenza della città, così come le baracche che si trovano all’inizio del viale alberato dei giardini pubblici, lato monumento di San Corrado, che deturpano quell’area. Ci risulta che nel recente passato siano state fatte delle ordinanze di sgombero da parte dell’Amministrazione che non sono state fatte realmente rispettare.

Borrometi ha anche parlato del consigliere comunale Corrado Cultrera e dei suoi presunti brogli elettorali, il quale, subito dopo la sua inchiesta pubblicata su La Spia.it, si era autosospeso per alcuni mesi rientrando alla chetichella in Consiglio Comunale come se nulla fosse successo. Ha accennato al famoso bonifico pre – elettorale ma soprattutto si è soffermato sulla responsabile della ditta che gestisce il personale delle pulizie del Comune di Noto la quale, essendo la sorella di una persona attualmente in carcere che si presume legato a uno dei capi clan della zona, non può rimanere a gestire un lavoro che ha che fare con il Comune di Noto, di una istituzione pubblica che deve essere trasparente dal punto di vista legale sotto ogni aspetto; ed ancora sulla questione del segretario del PD di Noto, Emanuele Della Luna e di Giuseppe Antoci responsabile della legalità del PD nazionale che riprende in un articolo pubblicato su un giornale online il Della Luna riguardo alle affermazioni nei confronti di Borrometi, invitandolo ad essere più cauto nel difendere il sindaco di Noto, ma soprattutto tenere conto dei dovuti modi e dei termini consoni al suo ruolo, quindi al partito che rappresenta. Secondo noi, nel suo post, poi divenuto un articolo pubblicato su un giornale locale, non ha saputo discernere tra il ruolo di segretario di un partito e l’amministrazione, che il suo partito appoggia politicamente, perché è basilare l’autonomia di una formazione politica nei confronti di un sindaco che può anche non essere stato politicamente prudente riguardo le critiche fatte da Paolo Borrometi.  

Borrometi ancora una volta ha chiesto pubblicamente al sindaco di Noto di dare un segno di legalità, cosa ad oggi mai fatta, sugli argomenti sopra trattati. Ogni volta che Borrometi parlava delle inchieste sulla città di Noto, tutti i presenti all’incontro si lasciavano andare a dei lunghi applausi scroscianti per sottolineare la condivisione delle sue inchieste e anche manifestare e far sentire la fiducia, la vicinanza e la solidarietà a un giornalista coraggioso, che lavora e informa per una reale legalità, rischiando ogni giorno la vita per il bene collettivo.

Borrometi ha invitato tutti a rompere il silenzio perché il silenzio uccide, quindi a fare delle scelte di campo per passare dal tu al noi, per potere isolare le mafie. Dopo il suo intervento, è stata la volta del vescovo della diocesi di Noto, mons. Antonio Staglianò, che ha dato il suo saluto, disquisendo sul Natale, ma anche sui comportamenti della società di oggi, sostenendo che in ognuno ci sono delle “radici mafiose” e che di conseguenza bisogna che ognuno si faccia un esame di coscienza.

Purtroppo la stampa locale è stata assente e non ha informato i cittadini, prima e dopo la presentazione del libro, nonostante il comunicato stampa predisposto dal Comitato, a differenza di quanto fatto da altri giornalisti sia in Sicilia che in altre regioni italiane. Ad Alcamo, ad esempio, in occasione della presentazione del libro, l’amministrazione comunale ha concesso a Borrometi la cittadinanza onoraria. Vogliamo chiudere con le parole di un coraggioso giornalista siciliano che ha fatto scuola di giornalismo come Giuseppe Fava: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.

Paolo Borrometi, scrivendo e presentando a Noto il suo “Un morto ogni tanto”, ha contribuito a fare quanto ha scritto Giuseppe Fava, a differenza di altri. E ce ne dispiace davvero molto!