Trent’anni fa erano il 5%, sei punti in più di RG. Poveri uno su cinque. Molti giovani, figli dei diritti negati, lavorano nel turismo e nella GDO con stipendi da fame

 

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Alcuni siracusani presi da analisi sociopolitiche dibattono, da tempo e fra loro, sul perché la maggioranza dei cittadini non si presenta più al voto e come questa disaffezione aumenti sempre.

L’astensionismo alle ultime elezioni comunali è stato del 66% mentre questo appuntamento, fino a poco tempo fa, aveva una maggiore partecipazione trattando interessi più vicini alla gente. La “Intelligencija” della città porta alla ribalta temi sulla “cittadinanza attiva”, sull’uso dei beni comuni, volendo “democraticamente” coinvolgere. Inoltre, si svolgono incontri su argomenti riguardanti l’economia, il fenomeno delle immigrazioni, i bisogni delle periferie, ecc. Eppure chi si presenta ai vari appuntamenti, anche solo per ascoltare, è sempre il solito gruppo ristretto di persone che a volte deve dividersi fra eventi in corso ascoltando le solite persone specializzate.

Il volontariato, anch’esso minoritario, è composto quasi dallo stesso gruppo di persone. Ci sono poi dirigenti e staff dei sindacati e partiti che invecchiano rimanendo ai loro posti per l’assenza di un ricambio generazionale e di nuove figure che non hanno alcuna voglia di parteciparvi. Pochi sono i giovani che si presentano, ma gran parte di essi non hanno una formazione politico-sociale adeguata rispetto alle esigenze attuali.

Ci dice un vecchio saggio: non esiste più la preparazione, la formazione, il desiderio di leggere da parte di chi si professa di sinistra. Difatti, c’è una parola d’ordine che percorre i gestori della cosa pubblica: “si lavora in emergenza a tutti i livelli. Non c’è tempo per riflettere, approfondire”. Per cui non esiste la necessità di essere organici al territorio e capirne di più. C’è poco interesse nel sapere come vive, in questa crisi epocale, la maggioranza dei siracusani? Non può essere salutare mischiarsi fra i siracusani, far crescere le capacità d’essere leaders di una maggioranza? È opinabile organizzare nelle borgate e periferie, eventi, spettacoli, discussioni concrete, che solidarizzino e integrino i gestori con i cittadini presentandosi in momenti che non sono elettorali a condomini allargati ed esponendo i lavori della giunta? Non si ha tempo?

Così si rimane in compartimenti quasi stagni alla ricerca del piacere dell’auto gratificarsi pensando che è bello ciò che si fa per la città. Mentre permane un profondo malessere siracusano. Infatti, una parte consistente di cittadini vive un ambiente diverso, quasi inesplorato; lì i giovani che sono impiegati, nella maggior parte dei casi, nella GDO e turismo, lavorano in condizioni misere per dignità lavorativa e salari (media 400€). Sono i figli dei diritti negati, conoscono solo lavoro precario e povero. Alcuni che hanno un posto di rispetto vogliono cambiare e andare via da questa “deprimente realtà provinciale”. È ovvio: quelli che vivono di lavoro povero si appoggiano alla famiglia, anch’essa non florida, e ai nonni, quelli fortunati con la pensione.

Ma la media delle 120.000 pensioni in provincia è di 750€ e calerebbe di parecchio se non fosse integrata dalle pensioni della zona industriale (media 1.200€). Eppure la situazione è ancor più esplosiva, perché la disoccupazione è del 24%, trenta anni fa era del 5%, in provincia di Ragusa è al 18%, c’è una povertà giunta al 20%. Inoltre, anche se nella provincia è presente una ancora grande zona industriale, un turismo giunto a certe dimensioni e un settore agricolo con le sue eccellenze, Siracusa risulta fra le provincie più povere: 13.000€ il reddito per abitante contro una media nazionale del 24%. È stata veramente veloce la discesa di Siracusa che fino alla fine degli anni ‘80 era fra i più alti redditi del sud.

Non ci sarebbero domande da porsi sul perché questa realtà continua ad impoverirsi? Tutto questo proviene solo da decisioni esterne o continua per la grande incapacità locale? In questo contesto appena abbozzato possiamo discutere di democrazia, di partecipazione attiva dei siracusani, a momenti importanti quando i fondamenti del vivere civile si sono disintegrati? La disgregazione sociale iniziata con la venuta improvvisa della cattedrale industriale è aumentata. Siamo, oramai, vicini a una situazione di sottosviluppo coloniale. Inoltre, l’impoverimento del tessuto socio economico continua. Difatti, chiudono attività commerciali e artigianali da sempre soffocate dall’apertura degli ipermercati, sono centinaia i commercianti e artigiani che di fronte al vuoto d’attività sono costretti a cambiare lavoro. Per un artigiano, che ha svolto la sua professione specialistica da una vita, è pesante volgersi ad altro.

Parecchi sono i pensionati che devono accettare il rischio di un eventuale scippo nell’andare a prendere la loro misera pensione alla posta perché non possono mantenersi un conto corrente. Vi sono migliaia di famiglie, con un limitatissimo budget di spesa alimentare, che rincorrono le numerose offerte fra i vari discount per portare un piatto a tavola. Attualmente, a Siracusa, tante persone non possono permettersi d’andare in ospedale per cure specifiche ancor di più del dentista. La “Intelligencija” siracusana potrà dire che la colpa è dell’avvenuta globalizzazione.

Ma cosa racconti ai cittadini? Loro osservano, in concreto, l’agire dei politici locali, il loro sapere o no gestire la cosa pubblica. Alcuni accetterebbero anche che questi prendessero bustarelle, ma in compenso sappiano governare molto bene portando loro dei risultati concreti.

La Intelligencija siracusana si muove riaffermando i discorsi della “sinistra” nazionale per cui discute dell’essere contro il razzismo. Eppure, molti di questi davanti a domande schiette di siracusani della maggioranza, che non masticano chiacchiere, si trovano in difficoltà. Come spiegare perché a questi immigrati è data una quota e a noi no? Loro – dice la gente - tolgono il lavoro ai nostri disoccupati, è un’invasione, li manteniamo con le nostre tasse, come fanno ad avere tutti lo smartphone? Su questi come altri argomenti si palesa la non organicità con la maggioranza. È in questa maniera che la società civile siracusana sta crollando fra disinteresse e rabbia e per i troppi morti di cancro.

E permane lo stato di sottomissione al colonialismo e sottosviluppo. Ne è un esempio l’acquisizione della raffineria Esso ad opera della multinazionale algerina Sonatrach, che ha deciso di raffinare nel nostro territorio portandosi via il raffinato. Qui lascia l’inquinamento e gli stipendi a 600 dipendenti. La multinazionale francese Auchan, insieme agli altri centri commerciali in cui migliaia e migliaia di siracusani vanno a caccia di prodotti, molti di scarsa qualità, risucchia ogni anno milioni di euro dai siracusani impoverendoli ulteriormente. Quel denaro va via, non gira nell’economia della città e provincia. Fa anche successivi danni. È denaro che entra nelle banche estere per essere investito in campi redditizi altrove.

Un'ulteriore conseguenza è quella della speculazione finanziaria proveniente da fuori, che aggiunge colpi negativi all’economia locale. Davanti a questa desolante situazione esistono soluzioni? Certamente, dicono alcuni, ma c’è bisogno di autodeterminazione, coraggio, solidarietà, di essere condotti da grandi leaders. Bisogna agire, non aspettare l’arrivo di aziende esterne con i loro investimenti che aprano industrie, possibilmente non inquinanti.

La mitica città di Siracusa può continuare a sprofondare? Esistono soluzioni sull’economia applicate in altre città d’Italia, europee e nel mondo. Sono soluzioni praticabili, che la legge permette. Parliamo della moneta complementare sotto il patrocinio del Comune. Un esempio: il Comune che all’appalto di lavori richiede nei contratti una percentuale in moneta locale o si fa carico dell’applicazione di una scontistica per realtà commerciali proprio per deviare in parte quel fiume di denaro che va via attraverso la GDO. Un’altra soluzione possibile è la creazione di un villaggio per over 65 con ampi sconti per attirare pensionati d’Italia in pianta stabile prospettando loro la città dal clima generoso, e ancora ce ne sarebbero altre, non c’è nulla da inventare. Sono soluzioni già applicate con successo. I risultati non sarebbero solo economici, ma di un contributo al blocco dello sfaldamento sociale. Solo dopo si potrebbe parlare al popolo siracusano di democrazia, di partecipazione, il vedere così una nuova primavera in una sinistra organica al territorio. Tanti siracusani con mente sgombra da brutti pensieri potranno informarsi, conoscere, dare il loro contributo.

Adesso c’è solo una maggioranza silenziosa che ai miglioramenti predisposti dal Comune per il parco Robinson risponde con il vandalismo di pochi e l’omertà di tutti. Una distruzione figlia della rabbia da sottosviluppo, perché con la convivenza sociale al limite quei giovani disoccupati, precari o sfruttati, non sentono di far parte di questa società, la disprezzano, la violentano, esaltandosi nel fare branco. E purtroppo la politica non riesce a dare risposte a questo enorme disagio sociale.