L’ex deputato Enzo Vinciullo: “Inaccettabile catanisiata di Musumeci che ci ha tolto 140 posti letto”. “In caso di sisma impraticabile ogni via di fuga dalla città”

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Dalle scosse telluriche registrate nell’area etnea per la ripresa dell’attività vulcanica l’input a riflettere sul piano di protezione civile della città di Siracusa fermo al 2011, a quanto detto dall’assessore competente Giusy Genovese in fase di rivisitazione e aggiornamento. Un piano di cui va particolarmente fiero il suo promotore di allora Enzo Vinciullo che proprio in relazione ad esso torna di nuovo sull’argomento ospedale, ora che sembra che tutto sia tornato nel silenzio di sempre …. dopo tanto (inutile) clamore!

“Bisognerebbe ricordare che l’ospedale della città di Siracusa, e sottolineo della città di Siracusa, prima di rispondere a ragioni di carattere sanitario, risponde a motivazioni di protezione civile in quanto punto strategico di un’eventuale emergenza in caso di sisma.

Occorre essere consapevoli, senza infingimenti, del fatto che, nel caso si verificasse un forte terremoto, da Siracusa non si potrebbe uscire. Arterie importanti come quella di viale Scala Greca o di viale Epipoli sarebbero solo vie di ingresso perché sarebbe impedito l’esodo verso la zona industriale per il rischio chimico e, anzi, tutta la popolazione di Priolo e Melilli dovrebbe poter accedere al capoluogo. Arriverebbero cinque, settemila persone e le cronache storiche ci ammoniscono anche su quanto potrebbe accadere in area Targia. Cinque sono i maremoti che qui si sono verificati: nel 278 a.C., intorno al 1100 d.C., quando ci fu il terremoto storico del 1543, ancora se pur non molto grave nel 1693 e di nuovo in occasione del devastante terremoto di Messina del 1908. E il viadotto Targia? Ancora restano inutilizzati i 6 mln di euro a disposizione.

Ma non siamo messi bene neanche come vie di fuga: viale Paolo Orsi non è antisismico, anzi avendo ponti in muratura ed essendo stato costruito su materiale di riporto potrebbe collassare a seguito delle scosse e comunque forse non può neanche reggere un afflusso di 30mila macchine, tante ne dobbiamo calcolare in base ai residenti. Anche via Francesco Crispi non sarebbe sicura perché presenta alcuni edifici fragili che non reggerebbero a forti sollecitazioni ed è inoltre lunga e stretta. Infine su via Elorina converge il canale Regina, fatto in muratura, con un ponte realizzato nell’800 con archi, preservato dalla Soprintendenza, e dopo le bonifiche di età fascista adeguato alle esigenze di traffico di allora, con sezione idraulica limitata a uno spazio ristretto. Per di più, la nuova stazione ferroviaria fa sì che tutte le acque convoglino in quell’area, già di per sé a rischio esondazione e allagamento.

È chiaro allora perché diventa indispensabile realizzare il famoso tunnel, antisismico, per attraversare la città da nord a sud e poter arrivare così anche all’area di attendamento previsto sulla statale 124? (90mila mq acquisiti dal Comune grazie alla legge 43 del 91 a cui aggiungere, in caso di necessità, 40mila mq che si requisirebbero ai privati grazie alla presenza in zona di una struttura sportiva; lavori appaltati nel 2011, partiti con 4 anni di ritardo e che procedono con grande, grandissima, lentezza, ndr)”.

Quindi secondo lei, in questo quadro, diciamocelo, davvero preoccupante, la presenza dell’ospedale alla Pizzuta diventa imprescindibile, proprio perché nel cuore della città.

 

“Intanto vorrei chiarire che la scelta dell’area è di competenza ASP e che ancora nel maggio 2017, a un vertice a Palermo cui hanno partecipato asp, sindaco e assessore regionale, si è confermata quella zona, assolutamente adatta ad un ospedale “cittadino” che sarebbe in collegamento con l’hospice Rizza e gli uffici all’ONP e raggiungibile dalle strutture private. Riconsideriamo: occorrono 140mila mq, 46mila sono di proprietà del Comune, 32mila sono all’interno dell’ONP, ne restano solo 62mila da comprare. Alla struttura ospedaliera servono per l’edificazione 90mila mq, anzi 83.750: ogni posto letto moltiplicato per 250 mq, questo il calcolo da fare. Rimangono liberi 57mila mq su cui poter realizzare, se si vuole, altri 210 posti letto per passare ad ospedale di secondo livello.

Nell’elaborazione del piano di Protezione Civile avevamo anche pensato a una rete di punti di atterraggio per l’elisoccorso: la scuola di via Asbesta a 180 mt, la caserma dei vigili del fuoco a 500 mt, l’interno dell’istituto Ipsia, le scuole di via Monte Tosa, il campo di calcio Erg, e l’ampia strada a quattro corsie per ripartire correttamente i flussi di autoveicoli in entrata e in uscita.

Ora però, se posso, voglio fare un’altra considerazione. A Siracusa spettano 479 posti letto (3,7 ogni mille abitanti) e invece, con l’ultima “catanisiata” di Musumeci, ce ne hanno riconosciuti solo 335, 140 in meno rispetto anche ai 401 previsti dal governo Crocetta. E allora, come si può pensare di accogliere anche i malati dei comuni vicini?

Melilli ha 198 posti letto: la più alta percentuale in Europa. 16 posti letto ogni mille abitanti, i più vantaggiosi che esistano al mondo. Mentre anche Augusta e Lentini non ne traggono benefici perché sono pubblici, ospedalieri, a Melilli sono privati… pagano tasse, addizionale irpef, i più appetibili in assoluto.

Il sindaco di Melilli pensa forse di poter fare il regista per le cose siracusane? Mi dicono che in consiglio comunale, come è successo anche a Palazzolo, abbia sollevato dubbi e perplessità sulla proprietà dei terreni della Pizzuta. Lo invito ad essere coerente con queste dichiarazioni e a presentarsi in Procura per raccontare quello che sa, che si chieda alla Procura di acquisire gli atti per fare chiarezza. Sennò si continueranno ad istillare dubbi sull’onestà intellettuale di tutti quelli che intervengono sulla questione. Come se fossero portatori di chissà quali nascosti interessi”.