Con parate prestigiose ha salvato la vittoria degli azzurri sui cugini etnei. “Non dimenticherò mai la standing ovation dei tifosi all’uscita dallo stadio”

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

A volte il calcio diventa pura poesia, e diventa lecito persino paragonare una semplice sgambata in braghe di tela per contendersi un pallone ad una storia narrata nella Bibbia - poi diventata mitologica - e cioè quella che racconta l’impari lotta fra il piccolo guerriero Davide contrapposto al gigante Golia. E il minimo che si può dire, a proposito dell’infuocato derby di domenica scorsa tra Siracusa e Catania, è che le due squadre in campo non solo hanno fatto a gara per regalare emozioni, ma hanno voluto anche questa volta scrivere insieme una di quelle pagine di sport che onora il calcio in generale e quello siciliano in particolare.

Da una parte infatti avevamo un Catania forte, fortissimo, che mirava a vincere, anche per poter insidiare così il primo posto in classifica occupato dalla Juve Stabia (nonché storica società gemellata col Siracusa), e per giunta ulteriormente rinforzato dal mercato di gennaio. Il gigante Golia, appunto. Dall’altra un Siracusa piccolo, che occupava il terz’ultimo posto in classifica, stressato tra problemi di budget ridotto e da un clima di sfiducia totale dei propri tifosi, sfiducia che si evince dalle presenze stagionali al De Simone che sono andate vistosamente a calare rispetto alle stagioni precedenti. Un dato che è stato purtroppo confermato anche domenica, nonostante si disputava quella che per tutti i siracusani ha sempre rappresentato “la partita” per antonomasia. Si sono staccati solamente 2767 biglietti, quando negli anni scorsi, almeno per quest’appuntamento coi cugini etnei, la cornice di pubblico è sempre stata degna dell’occasione, con non meno di 5000 spettatori che hanno riempito e colorato gli spalti del vecchio impianto di piazza Leone Cuella. Fenomeno questo che andrebbe attenzionato per bene da chi di dovere, anche per capire il motivo che spinge i cittadini siracusani a disertare un evento che aveva da sempre riunito una collettività all’insegna quanto meno di un’idea comune. Ma tant’è.

Messa così, le sorti del piccolo guerriero Davide Aretuseo sembravano segnate in partenza. E invece - proprio in partenza - dopo il “pronti via” del direttore di gara, le cose in campo cambiano da così a così. Un ragazzino in maglia azzurra, prossimo alle 38 primavere e catanese di nascita per giunta, Emanuele Catania, s’invola sulla sinistra come un falco e dopo aver fatto fuori in velocità un paio di arcigni difensori, indirizza una bordata di precisione chirurgica sul secondo palo che fa secco l’estremo difensore rossazzurro Pisseri.

Siracusa subito in vantaggio, quindi. Lo stadio esplode, e per far capire che non si sta sognando servirebbe la prova del pizzicotto. È tutto vero invece, e da quel momento in poi, per 90 minuti buoni, a difendere l’argine azzurro dagli attacchi a testa bassa portati dai feriti giocatori etnei, ci pensava proprio l’ultimo arrivato, e cioè quel Diamante Crispino che in settimana il direttore Laneri aveva acquistato dal Bisceglie, e che il tecnico Raciti ha subito gettato nella mischia proprio nella partita più hard per i tifosi azzurri. Peso che poteva schiacciare e annientare il ragazzo, ma che sorprendentemente ha esaltato invece le doti del nostro San Crispino (com’è stato subito ribattezzato dai tifosi sugli spalti), che con una serie di parate prodigiose ha consentito alla sua squadra di portare a termine un risultato straordinario e inaspettato.

Il Siracusa c’è, resiste fino alla fine, e trasforma l’Anapo in Piave. Una prova che non è passata inosservata, regalando al ventiquattrenne portiere azzurro una valanga di elogi, sia da parte aretusea che dagli amareggiati dirigenti rossazzurri, che hanno indicato in lui l’arma che ha consentito al Siracusa di vincere questa gara, consegnando alla storia quasi centenaria della società una nuova pagina di straordinaria e indimenticabile bellezza. Anche il nostro capitano, Marco Turati, in una recente intervista ha detto di lui: «Mi è subito apparso un ragazzo serio e di valori buoni. E’ sceso in campo in un derby tanto sentito dalla piazza, dando subito sicurezza a tutta la squadra. Per me è uno dei migliori portieri della categoria». Un attestato di stima importante, che arriva da un giocatore che di buoni portieri ne ha conosciuti tanti.

E anche noi, per la neonata rubrica Un caffè col Siracusa, non potevamo non incontrare l’eroe di giornata che, fra un caffè e un biscottino, si è fermato a scambiare due chiacchiere con noi.

Buongiorno Crispino? Possiamo darci del tu?

Assolutamente si.

Diamante Crispino, casertano, ventiquattro anni, benvenuto a Siracusa. Ti aspettavi un esordio così esaltante, che ha coinciso con la bella vittoria sui cugini etnei condita da almeno 4/5 tue parate decisive?

Grazie a tutti per il benvenuto. Sì, è stata davvero una grande emozione esordire nella partita più importante e sentita qui a Siracusa, e cioè il derby col Catania. E sicuramente ci tenevo a presentarmi bene, essendo questo il mio esordio con i nuovi colori e davanti ai miei nuovi tifosi, e per fortuna oltre a una mia buona prestazione personale c’è stata anche la vittoria della squadra, che rimane sempre la cosa più importante.

Che impressione ti ha fatto l'impatto col mondo Siracusa, anche considerando il difficile momento che tutto il movimento calcistico sta vivendo nel capoluogo aretuseo?

L’impressione con Siracusa è stata ottima, anche se non è stato facile essere catapultato subito in un’altra squadra e in un’altra società, però la prima impressione dell’ambiente è stata positiva. Mi riservo di conoscere pian piano tutto il resto, e soprattutto la città, che mi dicono sia stupenda.

E come sei stato accolto dai tuoi nuovi compagni di squadra, visto che in meno di una settimana ti sei trovato in una nuova realtà e per di più subito in campo in quella che tutti i tifosi siracusani definiscono la partita con lettere maiuscole?

Alla grande, davvero! I compagni di squadra mi hanno considerato subito uno di loro, dandomi l’impressione di trovarmi davvero dentro un bel gruppo, anche se li conosco ancora da poco. E ti devo confessare che esordire proprio nella PARTITA è stata una cosa sbalorditiva, quella cornice così importante di pubblico mi ha dato una carica enorme. Non potevo assolutamente non far bene.

Ti hanno detto che Siracusa è una piazza esigente? Cosa pensi di poter promettere ai tuoi nuovi tifosi?

Per prima cosa spero sicuramente in una salvezza tranquilla, una volta poi raggiunto questo importante obiettivo si potrà pensare ad altro, e tutto quello che verrà in più sarà ben accetto.

Un'ultima domanda. Ti sei reso conto che essendo stato decisivo con le tue parate per vincere il derby col Catania, rimarrai per sempre nel cuore dei tuoi nuovi tifosi? E che sensazione ti dà questa tua nuova dimensione da eroe azzurro?

Sì, credo d’essermene già reso conto. E non ti nego che è una soddisfazione grandissima, mai provata prima. Fare una prestazione del genere e per di più nel derby mi ha dato una carica straordinaria. Ma la cosa che non dimenticherò mai è stata la standing ovation che tutta la tribuna mi ha riservato all’uscita dal campo. Sono emozioni come questa che ti fanno amare questo mestiere e che ti rimangono per sempre impresse sulla pelle. Ringrazio Siracusa e i siracusani. Non lo dimenticherò mai!