“Il vero volano di sviluppo e di occupazione è l’edilizia”,Nel turismo e in agricoltura abbiamo eccellenze, ma non sappiamo farle decollare”

 

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Con questa intervista al segretario generale della Uil Stefano Munafò concludiamo il giro che ha interessato gli altri segretari generali di Cisl e Cgil, per verificare le novità, le difficoltà, gli obiettivi che oggi ha di fronte il sindacato siracusano.

Segretario Munafò, c’è una nuova situazione nel mondo lavorativo, prima mai vista a Siracusa, è quella del lavoro povero: sono migliaia i lavoratori operanti nel settore commercio/turismo che ricevono un salario medio di 400€. Cosa ci dice?

Perché questi lavoratori non vanno a esporre la loro situazione all’ispettorato del lavoro?

Col rischio di perdere il loro pur misero posto di lavoro?

Guardi, io sono del parere che nel turismo bisogna puntare all’industrializzazione, perché continuando in questo modo artigianale non risolviamo il problema occupazionale. Gli indici di presenza parlano del 25-26% d’aumento tra il 2018 e il 2017. Davanti a questi indici dobbiamo cambiare e puntare a un altro modo con maggiori e adeguati servizi. Abbiamo il nostro sole, mare, il nostro meraviglioso patrimonio culturale, ambientalistico e religioso. Proprio su quest’ultimo non esiste una spinta maggiore. Con un’industrializzazione avremmo un inserimento di aspetti qualitativi nei lavoratori. Invece c’è un’invasione di B&B senza risultati occupazionali che esprimono un’economia a livello familiare. Il Comune, con questo sindaco che reputo intelligente, deve orientarsi a ciò.

La stessa cosa vale per l’agricoltura. Anche là c’è precariato, lavoro nero, ma manca una politica industriale. Noi produciamo eccellenze, ma non le trasformiamo aggiungendo così valore aggiunto. Abbiamo la zona industriale finalizzata solo ad alcune cose (chimica e raffinazione). Invece sostengo da sempre che il vero motore è l’edilizia, volano dell’occupazione per tutti i settori e bisogna farla ripartire. Pensiamo a quella serie d’edifici sfitti in città che possono essere collegati ad aspetti turistici. Con questo patrimonio ristrutturato seriamente possiamo fare tanto. Sono stato dentro l’ex palazzo delle poste, prima un rudere, ora è un gioiello. Il proprietario mi diceva che le imprese italiane e straniere non vengono qui per possibili investimenti, ci sono troppi vincoli burocratici. Su questo bisogna cambiare metodo e i sindaci di Siracusa, di Noto devono pensare a modifiche profonde. Ciò porta lavoro. Basta con il parlare sempre di zona industriale con ditte che falliscono o non pagano.

Oggi è più sentita fra la popolazione della zona industriale la questione ambientale. La sua risposta?

Seguo le vicende dei gruppi ambientalisti. È vero, la zona industriale ha creato difficoltà nell’ambiente, ma c’è un aspetto che dobbiamo evidenziare: qualcuno ha valutato altri tipi d’inquinanti che si aggiungono a quello delle industrie e forse fanno più danni? Mi riferisco ai 30 scarichi a mare di Augusta. Cosa scaricano? Come va l’IAS e tutti i comuni limitrofi alla zona industriale? I loro scarichi sono a norma? Ci sarebbe anche da controllare quello di Siracusa. Penso ai vari prodotti chimici casalinghi che oggi vengono usati. Purtroppo, nessun lavoro ancora è stato fatto per bonificare, ciò significherebbe sviluppo occupazionale e ciò è grave. L’amico Prisutto fa bene a denunciare, dobbiamo fare un’azione forte affinché non si scarichi tutta questa enorme quantità di inquinanti. Io credo nell’ambientalismo e ho fatto decine d’interventi su ciò. Tempo fa, quando incontrai il commissario regionale per la depurazione delle acque gli dissi che Augusta era a zero depuratori, lui mi rispose che per la città ne servivano tre.

La questione meridionale è sempre più attuale. Come si pone la Uil?

Dobbiamo cambiare mentalità, uscire da quella assistenzialistica. Qui abbiamo un elemento che gioca a nostro sfavore, sono le infrastrutture che mancano oppure si fa assistenzialismo, per cui bisogna chiedere investimenti. Il 9 febbraio vado a Roma a manifestare contro il governo per i mancati investimenti al sud. Gli ultimi governi finora non hanno fatto niente. Ma gli investimenti non devono portare a delle incompiute come è successo per tante opere. Un esempio fra tutte è quello delle ferrovie ai Pantanelli. C’è bisogna di riunirci fra noi sindacati, fare un’analisi con Trenitalia e vedere cosa è successo lì.

Sull’unità sindacale cosa ci dice?

Possediamo degli aspetti positivi fra noi segretari, perché a livello personale c’è un buon rapporto. Qui l’unità sindacale è più forte rispetto ad altre province. Anche di fronte a direttive nazionali la gestiamo con grande senso di responsabilità e ciò avviene anche nelle categorie. Per me i rapporti personali contano molto.

Nei sindacati non c’è più la militanza giovanile di un tempo, i giovani non si avvicinano. Cosa succede nella Uil?

Qui i giovani vengono come prima. Abbiamo categorie gestite da quarantenni e cinquantenni. Poi, se vediamo i risultati delle ultime elezioni di delegati nelle varie categorie ne troviamo dai trent’anni in su, per cui non scorgo un invecchiamento nel sindacato. Osservo solo un ricambio naturale. Certamente, i tempi sono cambiati, oggi vi sono meno sindacalisti battaglieri rispetto a quelli di anni fa.

Allora non c’è bisogno di un cambio ai vertici?

Purtroppo in alcune categorie è obbligatorio, perché c’è un limite ai mandati, ma per la segreteria generale non ci sono limiti.

Quindi lei vuole continuare nella sua carica?

Sono diventato segretario generale a 54 anni anche se sto da 42 anni nel sindacato, ma nella categoria dell’energia. Inoltre, sono convinto che se c’è un’età più alta fra i segretari delle categorie è perché bisogna avere una maggiore esperienza per far bene questo mestiere. Non voglio fare come i 5 Stelle che hanno inventato i due mandati. Loro sono molto preparati, però non ne hanno una specifica in politica, come si faceva una volta. Difatti, commettono frequenti errori.

Il potere contrattuale del sindacato è diminuito, quindi…

Non è vero! Non vedo un abbassamento di potere contrattuale, anzi è aumentato, perché prima il sindacato era legato ai partiti con la Cgil molto di sinistra, la Cisl alla Dc, la Uil a vari partiti; così avveniva che il sindacato andava a chiedere al suo partito di riferimento l’ottenimento di risultati con la conclusione che erano più i partiti che i sindacati a risolvere. Oggi, il nostro segretario nazionale Barbagallo i risultati li porta senza incontri con referenti politici che gli risolvono i problemi. Non è meglio adesso? Inoltre, c’è un’altra nota positiva: prima era normale diventare deputati a qualsiasi livello da parte degli ex quadri sindacali. adesso è più difficile.

Sono accadute spiacevoli vicende nel sindacato e…

Aspetti, diciamo che la vicenda non è ancora chiusa. È vero, questo ha fatto male al sindacato. La magistratura nel suo corso ci faccia capire le dinamiche che questi utilizzavano sperando che non vi siano altre categorie coinvolte. Ma, il sindacato, complessivamente, è sano anche se la politica dentro ci ha messo qualcosa di suo.

Ci spieghi meglio

Ci impongono di eseguire una serie di attività di servizi come patronato, consulenza fiscale, ecc. e al piccolo dirigente può venire l’idea di autofinanziarsi con caratteristiche non sempre legittime. Ma dobbiamo interrogarci su tutto ciò, perché avendo uno statuto ben preciso e un regolamento di trasparenza, abbiamo lasciato ai singoli la gestione. Poi, sull’effetto rispetto all’opinione pubblica vedo una contraddizione. Difatti, la gente ci guarda e ci valuta, ma noi constatiamo che il sindacato unitario ha avuto, ultimamente, dei grandi risultati. Proprio nella zona industriale il 94% di lavoratori iscritti o no sono andati alle votazioni.

Guardi che sono interessi differenti

Si, però si poteva registrare un forte rilassamento di credibilità sindacale. Questo episodio ci fa assumere più responsabilità verso i lavoratori, loro ci danno ancora fiducia per agire ancora meglio.

Sugli obiettivi che vi siete dati all’ultimo congresso del 2018 dove siete giunti?

Siamo usciti da una riorganizzazione molto forte con il raggruppamento di Siracusa, Ragusa e Gela. È stato un momento per sperimentare la tenuta. Al congresso, tenutosi al santuario della Madonnina, abbiamo posto l’attenzione all’assistenza delle persone in difficoltà come giovani, senza tetto, poveri. Insieme a padre Aurelio Russo e la Caritas vogliamo andare a individuare i poveri nascosti.

Eppure, già ci sono dei volontari, “la ronda della notte”, che da anni si adoperano su questo fronte, potreste collegarvi a loro.

Noi vogliamo farlo da soli. Io ho vissuto sempre nella povertà e la esprimo questa povertà. Sugli obiettivi prefissati al congresso la nostra azione si fonda sull’industrializzazione in agricoltura e turismo e sul dare servizi gratuiti migliorandoli continuamente. Su tutto questo ancora abbiamo tre anni per il prossimo congresso.

Questo periodo sarà l’ultimo per lei?

Non lo so! Sono stato eletto la prima volta nel 1977 ma come segretario nella categoria energia, rimanendoci diciotto anni e prima avevo fatto trent’anni come capoturno in raffineria. Lì mi sono formato. Nei turni di notte andavo in giro a parlare con i lavoratori e verificare le reali difficoltà che vivevano.