Ci pare che sul terreno della comunicazione e su quello di un ampio interscambio sociale che aiuti a produrre “decisioni” condivise Giunta e assessori siano ancora ad un punto inconsistente

 

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

S’è chiuso il ciclo dei primi sei mesi di governo della città, scandito dal comprensibile rodaggio di una Giunta composta da alcune figure prive di esperienze, storie o relazioni politiche. Fase segnata, all’esordio, dal clamore polemico di Piazza D’Armi, con fasce di elettori che, pur avendo votato Italia al ballottaggio, sono stati fortemente critici con il contesto che aveva scandito l’opacità della concessione dell’area del Maniace.

Tra oggettive difficoltà derivanti dall’assenza di risorse finanziarie del Comune – fase comune a ogni Ente –, la Giunta, insediatasi in piena estate, godendo così del clima di un turismo alle stelle, ha dovuto fare i conti col peso ingombrante di alcune criticità amministrative (notevole quella dell’appalto d’igiene urbana), tessendo qualche legame, o giocando su qualche fronte sociale di maggiore effervescenza e visibilità – comprese le iniziative facilitate dalla fine della precarietà d’uso del Teatro comunale –, mentre è apparsa incerta e in difficoltà su altri nodi importanti (i problemi degli asili, sino all’incerta vicenda dell’area del nuovo Ospedale, ecc.), compreso il fardello di annose disfunzioni della gestione precedente dei 5 anni della sindacatura Garozzo.

È bene ricordare poi che – nella già fragile adesione di appena il 34% degli elettori al ballottaggio –, lo stato di minoranza dell’attuale compagine di Giunta in Consiglio e il clima sociale segnato da disaffezione e disagio danno la misura del percorso in salita che la Giunta Italia deve saper compiere per contrastare l’urto di uno sfilacciamento che aggraverebbe il quadro opaco di una città stretta nella morsa di una preoccupante crisi occupazionale: tema che si avverte di più nelle precarie periferie urbane. Ecco perché il 2019 reclama l’avvio di un’azione di governo segnata da seria puntualità ed efficacia sui problemi da risolvere ed inoltre – e non sembri ciò un fine improprio o un’invasione di campo –, dallo sforzo strategico-culturale, oltre che politico, di riannodare le fila del “legame sociale”, da tempo disperso e frantumato in una crisi che viene da lontano e che appare ancora più marcata a seguito degli “umori neri” affiorati, dopo il 4 marzo, con l’insediamento del governo Conte, i cui effetti agiscono a cascata anche nella dimensione territoriale.

Il nostro panorama politico è poi segnato, più che dal torpore, dal pietoso fallimento dei partiti e dei loro gruppi dirigenti (ma può bastare per molti ex deputati e dirigenti del PD qualche link postato su Facebook?) e da un’assenza quasi totale di dibattito pubblico attraverso cui confrontare temi strategie, proposte, ecc. Anzi, si registra paurosamente la «fine dell’opinione pubblica» in quanto “soggetto collettivo”, in grado di interagire e corrispondere allo stallo della fase sociale che, proprio perché di “crisi”, imporrebbe una svolta decisiva per nuove opportunità e occasioni strategiche e di sviluppo del tessuto civico.

In affanno gli stessi sindacati che, stretti nella difficoltà del tessuto industriale, fanno fatica a uscire dai limiti di rivendicazioni “categoriali” (chimici, metalmeccanici, edili, ecc.), mentre appaiono generiche le proposte di valenza sistemica sul territorio. Così come l’opportuna strategia corale avviata dal “Patto di responsabilità sociale” su temi decisivi (sviluppo, ambiente/risanamento e Turismo), proprio per sollecitare un percorso sistemico, fa fatica a trovare adeguata corrispondenza nei luoghi delle decisioni istituzionali.

Nel “vuoto ideale” complessivo aperto dal terremoto politico del successo di Lega e M5S con gli effetti perturbanti di un governo che continua a pescare – grazie al tifo settario di adepti, o con il rampantismo del neo-leghismo siciliano – nell’humus di rancore e risentimento, ciò che emerge come fenomenologia sociale prevalente è la perdita di senso del “legame sociale”, che ammorba molte realtà del paese: da Roma a Catania, da Taranto a Siracusa, mentre il Nord si distanzia agganciandosi alle dinamiche europee. Se poi si aggiunge che nel Sud non esiste da sempre un’autonoma “società civile” in grado di esercitare un forte condizionamento o un’azione di pressione sulle Istituzioni, il quadro politico appare ancor più stanco e depresso.

Pesa certamente dentro la Giunta una sorta di “solitudine” degli assessori, lontani o privi di quelle che sino a poco tempo fa erano “sponde politiche” – i partiti di provenienza –, con cui interagire, per raccogliere istanze o affinare l’azione di governo. Ecco perché, accanto (prioritaria, per intenderci!) all’azione efficace di governo, costruita con una fitta agenda propositiva, Sindaco e Giunta, nel loro insieme, non possono sottrarsi all’inedita domanda imposta dalla nuova stagione sociale – se il segno che li unifica non risiede nel legame appiccicaticcio di una compagine “occasionalistica”, con qualche singola figura locale che si muove con le proprie gambe (sorvoliamo sul rilievo che l’azione politica è una “pratica linguistica” che, di per sé, ha poco a che spartire con una rispettabile competenza professionale in altre sedi – ma questo ci porterebbe ad una riflessione “metapolitica” che esula da questo spazio).

L’inedita condizione di «fine dello spirito pubblico» impone così che il plesso “Amministrazione/Politica” ritrovi, proprio dai “luoghi istituzionali” (Sindaco e assessori), cui è demandato il ruolo di potere/responsabilità, la forza e la capacità di operare la riconnessione tra politica e società, governo locale e ricostruzione di una “trama ideale” che ridia senso e linfa all’agire politico e una rilegittimazione all’esercizio del potere stesso. Ecco perché Sindaco e Assessori sono chiamati a saper svolgere insieme i due compiti, e se “il vuoto” dei partiti non può essere a loro addebitato sta a loro non sostare nella tiepidezza lenta, o nell’azione di un governo locale impigliato nelle “emergenze quotidiane”, nel frattempo ingigantitesi, bensì costruire spazi, luoghi e connessioni in cui si avverta il respiro strategico di un’azione di governo che tenti di ricomporre la trama sociale-istituzionale della città.

Così come, dopo la sentenza sul ricorso di Ezechia Reale, l’esito delle verifiche sulle sezioni elettorali contestate non può frenare il compito della Giunta di affinare da subito un’agenda di governo in grado di rispondere alle attese della gente. Non crediamo serva davvero fare l’elenco dei problemi della città. Le questioni aperte sono tante, prese nella loro fattualità e tutte sul tappeto. Ma il tema di fondo risiede nella prioritaria costruzione di una visione strategica che va affinata adesso, nel vivo di un ampio e ricco confronto, se si condivide l’esigenza di corrispondere alle domande qui poste.

La Giunta nel suo insieme e i singoli Assessori, per le loro rubriche, dovrebbero provare a mettere a fuoco questa domanda, che funge da presupposto: «qual è la relazione complessiva, il coinvolgimento, i luoghi di contatto – ampi, sperimentati, di diffuso coinvolgimento sociale, professionale, culturale, di volontariato, di competenze, di organismi di mediazione, di corpi intermedi, ecc. – attivati o che hanno connotato l’azione dell’Amministrazione nei primi mesi di insediamento, sì da dare la sensazione/percezione diffusa di una crescita di consenso, o l’apertura di una disponibilità nel costruire indicazioni strategiche e “atti vincolanti” per provare a ridurre lo scarto politica/società?». Spero che esista, venga posta, dentro la Giunta, questa “domanda”, questo interrogativo. Peraltro, dietro i “fraintendimenti” su qualche scelta – da cui si dipartono polemiche, oppure il brulichio “da bar” o da fermate del bus (quando il bus passa, sic!), che scandiscono lo spazio liquido dei social –, vi stanno alle spalle risposte approssimative, o opacità nel percorso di qualche atto, o decisioni poco credibili, sino a qualche presunzione assessoriale, che appare incarnare una sorta di “solitudine dei numeri primi”.

Ecco, noi abbiamo l’impressione che sia sul terreno della comunicazione che su quello di un ampio interscambio sociale che aiuti a produrre “decisioni” condivise, Giunta e assessori siano ancora ad un punto inconsistente. Da qui l’urgenza di saper corrispondere alla responsabilità del compito che è loro demandato. Altrimenti, il passo è molto breve perché in tanti passino dal disincanto all’indifferenza, sino all’emergere di un giudizio politico chiaramente critico. Non c’è spazio per “narrazioni politiche” costruite su logiche amicali o di delega in bianco! È questa, a nostro avviso, la responsabilità politico-istituzionale che è in capo alla Giunta. Ne sia all’altezza!