Inutili i farmaci mucolitici, una truffetta degli anni ’80. Gli immunostimolanti? Meglio il brodo di pollo. Usare con cautela i decongestionanti

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Premesso che solo per l’influenza vera e propria, la più grave e pericolosa di tutte le infezioni virali consimili, è possibile agire efficacemente, prevenendola col vaccino, bisogna subito affermare che per le 250 diverse infezioni che le somigliano il vaccino non serve e non esiste. Garantendo a tutti che è impossibile modificare il decorso e la durata di una delle centinaia d’infezioni virali che ci perseguitano dalla notte dei tempi nei periodi invernali, impariamo, almeno, a non farci salassare da chi ha interesse a vendere a caro prezzo rimedi che non funzionano.

Distinguerei due tipi umani nei dispensatori di farmaci: chi “ci fa” e chi “ci crede”. Chi "ci fa" tende a far spendere più che può al cliente “allocco”. Consiglierà molti farmaci, anzi, prescriverà integratori, quindi alimenti con un’aleatoria azione adiuvante, insieme a farmaci per lo più obsoleti, inutili se non pericolosi.

Fra i farmaci inutili spiccano i mucolitici, vecchia truffetta degli anni ‘80, mai dimostratasi efficace in nessuna verifica validata scientificamente e controllata ma sempre a lungo sopravvivente sui banchi delle farmacie, con prezzi alti ad arte e ingiustificati, poiché si rifanno a brevetti di cinquant’anni fa. Tutto grasso che cola per chi vende: costi di sintesi bassi e profitti alti! Gli industriali del farmaco, dopo aver finanziato e tentato di corrompere buona parte della classe medica nei primi anni dalla loro scoperta, non sono mai riusciti a introdurre i mucolitici in nessun protocollo di cura. Per loro sfortuna, la scienza, quella vera, continua a garantire che il miglior mucolitico è l’acqua, quindi consiglia idratazione calda e abbondante ai malati.

A chi tenta di vendervi immunostimolanti (categoria assolutamente inventata e inesistente!) risponderete che l’unico rimedio valido e riconosciuto in questo campo è il brodo di pollo.

Azione eccezionalmente efficace per liberare le prime vie aeree è quella della soluzione fisiologica, quella delle flebo, per intenderci, schizzata con appositi arnesi nelle narici almeno cinque volte al giorno.È, forse, il rimedio più efficace tra quelli consigliabili. Per fare i lavaggi, non servono particolari spray o flaconcini a base di acque di mare o termali. Altrettanto efficace è l’uso dei vecchissimi suffumigi di vapore caldo con aggiunta di bicarbonato. Il calore uccide o disturba assai i virus e il bicarbonato è un mucolitico potentissimo con una naturale azione virucida. Costo pressoché zero! Non troverete mai un proscrittore che “ci fa” che vi consiglierà il bicarbonato di sodio.

Usare con cautela i decongestionanti. Si possono usare, ma per poco tempo. Fare attenzione ad avvertenze e controindicazioni. Molti farmaci che si offrono di liberare il naso e farvi respirare meglio, in forma di compresse o di spray nasale, contengono principi attivi ad azione decongestionante, come la pseudoefedrina, la fenilefrina, l’oxymetazolina o la nafazolina, che riducono l’edema delle mucose nasali. Questi farmaci non sono supportati da prove solide di efficacia e per di più possono dare effetti indesiderati anche spiacevoli. Se usati per più di 2-3 giorni di seguito, possono smettere di funzionare o addirittura darvi una congestione nasale cosiddetta “di rimbalzo”, perché provocata proprio dall’uso prolungato. In casi rari provocano cefalea, tachicardia e bradicardia riflessa, palpitazioni e rialzi di pressione sanguigna.  Per questi motivi, sono controindicati nei bambini e adolescenti e vanno impiegati con molta cautela, dietro parere del medico, negli anziani, nei pazienti ipertesi, cardiopatici o affetti da malattie vascolari occlusive ma anche nei pazienti con ipertrofia prostatica, per il pericolo di ritenzione urinaria.

Canfora, mentolo, eucalipto. Questi oli essenziali balsamici, usati per liberare le vie respiratorie, non devono essere assunti oralmente o inalati da bambini sotto i sei anni d’età, non solo per le potenziali reazioni allergiche (con rischio di broncospasmo), ma anche per il rischio di effetti indesiderati neurologici, in particolare convulsioni. Si possono trovare, per esempio, nel famoso Vicks vaporub.

La febbre va contrastata solo se dà malessere. I farmaci ad azione antifebbrile (come il paracetamolo, l’ibuprofene o l’aspirina) vanno usati quando la febbre è alta e mal tollerata. Se il rialzo della temperatura è moderato e i sintomi sono sopportabili, assumere un farmaco antifebbrile non è strettamente necessario: la febbre è una reazione utile per l'organismo, perché contrasta la proliferazione degli agenti infettivi e accresce l'efficienza delle difese immunitarie. Dunque è sconsigliabile sforzarsi di tenere bassa la febbre a ogni costo, se non per attenuare i sintomi più fastidiosi e favorire il riposo.

Voglio qui ricordare ai miei lettori che, molto più spesso che non appaia, dietro profonda stanchezza, qualche svenimento, aggravamento dello stato generale vi è il fenomeno della rapida defervescenza, causata dai farmaci contro la febbre. Quindi consiglio di non aver paura della febbre. Essa aiuta a uccidere i virus e a difenderci.

Tosse e mal di gola, un rimedio solo. Il muco può irritare la gola quando scola posteriormente. Per lenire le mucose arrossate e ridurre anche lo stimolo a tossire, il miele è un ottimo rimedio, sia al cucchiaio, sia sciolto in una bevanda calda. Possono essere utili gli sciroppi a base zuccherina o anche solo succhiare delle caramelle dure: stimolano la produzione di saliva, che ha un effetto emolliente sulle mucose. Se il dolore alla gola è molto forte, compresse di paracetamolo e ibuprofene (gli stessi usati per la febbre, mal di testa e dolori muscolari) possono ridurre i sintomi.

Conviene lasciare la scelta di gocce o sciroppi sedativi della tosse al proprio medico curante che ne conosce pregi e difetti. Sostanzialmente questi rimedi possono solo ridurre il numero dei colpi di tosse mai la durata della stessa.

Allo stesso modo sarà meglio tenersi alla larga da farmaci potenti come il cortisone. Solo il medico può decidere di utilizzarlo. Al massimo si ottiene una riduzione di tutti i sintomi, compresa la febbre, in cambio, però, di un allungamento della durata della malattia e di una maggiore frequenza di ricadute. Il cortisone deprime la nostra produzione di anticorpi, gli unici in grado di far cessare definitivamente l’infezione.

I cosiddetti antiinfluenzali non rispettano le promesse. Molti farmaci sponsorizzati per i sintomi influenzali (febbre, mal di testa, dolori muscolari…) contengono non uno ma più principi attivi. Di solito associano un decongestionante nasale a un antidolorifico/antipiretico (come il paracetamolo) o a un antistaminico (come la prometazina o la clorfenamina, che danno sonnolenza e non aiutano granché con la congestione e la secrezione nasale). Non ci sono prove che queste combinazioni offrano benefici maggiori rispetto all’assunzione di solo paracetamolo nelle dosi adeguate, mentre la possibilità di effetti indesiderati è sicuramente maggiore.

Attenzione ai sovradosaggi involontari. Per il motivo appena spiegato, è possibile che assumendo farmaci pubblicizzati per scopi diversi (uno per la febbre e mal di testa, uno per i dolori muscolari, uno per sintomi influenzali in generale, …) si finisca poi per assumere sempre gli stessi principi attivi in dosi elevate. Il paracetamolo, per esempio, è presente in molte formulazioni. Fate attenzione: leggete sempre le composizioni e ricordatevi di non assumere mai più di 4 grammi di paracetamolo al giorno.

Vitamina C ad alte dosi: non previene, né cura il raffreddore. Oltre che nei cibi o negli integratori, la vitamina C si può ritrovare in alcuni farmaci per i sintomi da raffreddamento, associata a vari principi attivi ad azione antifebbrile, decongestionante o antinfiammatoria. Gli studi disponibili ci dicono che chi assume un grammo di vitamina C ogni giorno come abitudine avrà tanti raffreddori quanti chi ne assume il giusto, con la dieta: nei primi, forse, i raffreddori potrebbero durare leggermente meno; al contrario, gli studi sono concordi nel dire che assumere alte dosi di vitamina C quando s’inizia a stare male non velocizza la guarigione o riduce la severità dei sintomi. Per coprire le nostre necessità, è quindi sufficiente una bella spremuta di un’arancia e mezza (ognuna contiene circa 75 mg della vitamina).

Abbiamo parlato dei dispensatori di farmaci che “ci fanno”. Che potrei dire di quelli che ci credono?

Ecco uno dei motivi per cui i medici come me finiscono isolati da alcuni tipi di consesso. Lasciatemi dire che se un medico o farmacista ha idee difformi da queste e crede in buona fede di poter curare e guarire le affezioni virali, deve tornare, ringiovanendo, sui banchi di scuola. La riconsegna della laurea, non si sa come conseguita, la renderei obbligatoria. La nostra professione è incompatibile con quella del commerciante così come lo è per chi professa teorie proprie e non condivise dalle evidenze mondiali. “Farci” o “crederci” non è ammesso.