Grave limitazione per la vista della sorgente Testa Pisimotta, totalmente circondata da una fitta cortina di papiri, cannucce e canne

 

“Poche città come Siracusa s’impongono alla fantasia per la vetusta grandezza dei ricordi storici, e poche fra le sue curiosità attraggono quanto una visita all’Anapo. Questo fiume, noto fin dall’antichità classica, sbocca nel golfo incantevole dopo aver raccolto le acque del Ciani. Il risalirne a ritroso il corso, movendo in barca dalla foce, è spettacolo indimenticabile e fra i più belli e graditi che offra la città d’Archimede.

Non l'immenso o l'orrido o il pittoresco qui ti s’impone, poiché lo sguardo non vaga al di là della sponda, nè si ricrea come dinanzi a spettacolo vario ed attraente. Tutto l’incanto sta qui nel papiro, che ne popola le rive e che o per il ricordo storico di pianta quasi sacra o per l'aspetto suo particolare, che sveglia il ricordo del paesaggio orientale, o per il fatto che, umile e raro, altrove, nelle vasche di ville e giardini, assorge qui a dimensioni vistose e si serra in file compatte, certo ch’esso soggioga lo spirito più che l’occhio e ti trasporta col pensiero ai tempi più vetusti di Siracusa greca e romana.

Monotono e volgare, nel tratto inferiore, quanto un canale d'irrigazione, è solo verso l'alto, dove il ciglio si popola di papiri, che l’Anapo acquista il fascino celebrato. Le sponde qui si elevano quasi diritte, ora restringendosi da permettere appena il passaggio della barca, ora allargandosi da formare insenature più o meno ampie, sicché l'occhio non spazia al di là dell'alta ripa, ma riposa volentieri sull'acqua limpida e profonda.

È così che, risalendo, si perviene, dopo qualche ora, in un bacino circolare e profondo, in cui si specchia tutto un popolo di papiri e che, per la trasparenza dell'acqua, per la varietà della flora e la presenza di pesci, ricorda una gran vasca d’aquario. E come qui si contempla per ore ed ore, attraverso i vetri, quello che chiudesi nell'interno, così, bocconi sulla prua della barca, non si è mai stanchi, per ficcar lo viso a fondo, di ammirare ciò che non arte ma natura in questa vasca rinchiude.

Per lo strano riflesso dei raggi solari, il laghetto sembra come illuminato dal fondo, sicché le piante ne ritraggono effetti luminosi, che ricordano un po’ quelli della Grotta Azzurra, e tu non sai se più ammirare il corruscar delle foglie dell'alisma, fluttuanti come nastri d'argento alle correnti dell'acqua che sorge, o il molle ondeggiar dei miriofilli, elevantisi a mo’ di candelabri, o lo svolgersi d'innumerevoli bolle d'ossigeno, che partono dalle foglie del Potamogeton crispus ed attraversano, come stelle filanti, l'azzurro cupo dell'acqua per pullulare al summo”.

Così scriveva nel 1900 Giuseppe Lo Priore (1865-1928), insigne botanico,

direttore della cattedra di Fitopatologia dell’Università di Catania dal 1900 al 1901, a proposito del Ciane (che lui chiamava “Ciani” e che considerava quasi come un’appendice dell’Anapo) in “Studi comparativi sulla flora lacustre della Sicilia”. Ed. Monaco & Mollica. 

Nelle sue parole rivive lo sbalordimento di chi, come me, ha vissuto le medesime suggestioni quando (la prima volta probabilmente alla fine degli anni ’50) dalla “Marina” si poteva prendere la barca per risalire interamente il corso del fiume fino alla Fonte Ciane. E dalla barca si

potevano vedere queste “fronde” ondeggianti che dal buio pesto del fondale, praticamente invisibile, si sviluppavano verso l’alto, avvolte da bollicine di ossigeno prodotte dalla fotosintesi. 

Evidentemente l’autore durante la visita deve essersi lungamente trattenuto ad osservare l’ambiente subacqueo della Fonte Ciane “attraverso i vetri”, ovvero utilizzando un “batiscopio” o “guardafondo” o “specchio” (come probabilmente viene indicato localmente dai nostri pescatori), un antico strumento usato per guardare sott’acqua dalla barca, da qui la posizione “bocconi” sulla prua.

Sorprende la descrizione palesemente entusiastica che dell’esperienza vissuta al Ciane fa Lo Priore, non certo uno sprovveduto, ma botanico autorevole aduso alle bellezze paesaggistiche degli ambienti fluviali e agresti sia in Italia che all’estero. Eppure, all’interno di una pubblicazione scientifica (nelle pagine successive individua – probabilmente per la prima volta – le formazioni vegetali che popolano gli argini del fiume, premessa all’inquadramento fitosociologico che negli anni successivi sarà fatto da altri autori) scrive di uno “spettacolo indimenticabile, fra i più belli e graditi che offra la città d’Archimede”.

Purtroppo quest’esperienza è oramai preclusa, non già per un presumibile degrado ambientale, come intuitivamente si sarebbe indotti a pensare, tutt’altro. Il papiro del Ciane gode infatti in questo momento di un rigoglio che oserei definire eccellente, sia per l’estensione dei popolamenti, sia per lo sviluppo dei culmi, sia per lo stato fitosanitario. Evidentemente il mix di condizioni idro-pedo-climatiche e l’intervento umano hanno portato a questo straordinario risultato (è ancora vivo il ricordo della moria del papiro nel corso degli anni ’70) e poiché “cavallo vincente non si cambia”, nessuno potrebbe mai immaginare un ritorno all’antica, suggestiva, decantata consuetudine della gita in barca alla Fonte Ciane (fra l’altro interdetta dal regolamento della riserva.

Tuttavia, come scrive lo stesso Lo Priore “Ci troviamo qui in presenza d’un laghetto e d’un fiume naturali sì, ma coltivati, che devono l’esistenza loro alla manutenzione continua e minuziosa, cui s’attende, in omaggio al papiro, con spesa annua rilevante”. 

Pertanto, per quanto deludente possa apparire, la conservazione del papiro in questo ambiente, oggi come allora, è da attribuire in qualche misura, poca o molta che sia, all’intervento umano, così come sancito dal decreto istitutivo della Riserva naturale orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa – del 14 marzo 1984, pubblicato sul S.0. alla G.U.R.S. n. 21 del 19 maggio 1984 – che all’art. 2 tra le finalità istitutive impone di “salvaguardare e rivitalizzare il papiro lungo l'intero corso del fiume Ciane”.

La “spesa annua rilevante”, cui faceva riferimento Lo Priore, presumo sia rilevante ancora adesso. Se la collettività si fa carico di un tale investimento è perché conservando il papiro si conserva anche il contesto ambientale e paesaggistico nel quale la pianta vive. E dunque, la tutela del papiro non può essere considerata fine a se stessa. 

Da qualche tempo a Fonte Ciane l’Ente gestore ha realizzato una passerella rialzata in legno per consentire l’accesso alla riserva anche durante il periodo invernale. Iniziativa meritoria ma non sufficiente ad assicurare ai visitatori la vista canonica della sorgente principale del fiume (Testa Pisima), del lago corrispondente e della vegetazione che lo delimita. 

E’singolare doverlo affermare ma paradossalmente il rigoglio dei papiri lo impedisce. 

Per la stessa ragione è altresì interdetta la visita e la 4 – Fonte Ciane vista dell’altra sorgente: Testa Pisimotta, totalmente circondata da una fitta cortina di papiri, cannucce e canne.

E’ una grave limitazione al diritto dei visitatori di potere godere della suggestione del luogo. L’ambiente appare lodevolmente conservato, ma scarsamente fruibile. 

La L.R. n. 98/81 - così come modificata dalla L.R. n. 14/88 – “Istituzione nella Regione Siciliana di parchi e riserve naturali”, all’art. 1 stabilisce che la Regione istituisce parchi e riserve naturali per concorrere “alla salvaguardia, gestione, conservazione e difesa del paesaggio e dell’ambiente naturale, per consentire migliori condizioni di abitabilità nell’ambito dello sviluppo dell’economia e di un corretto assetto dei territori interessati, per la ricreazione e la cultura dei cittadini e l’uso sociale e pubblico dei beni stessi nonché per scopi scientifici”.

Ebbene, per consentire la fruizione di questa parte significativa della riserva basterebbe che l’Ente gestore disponesse la creazione di qualche piccolo “varco” nella cortina di papiri, tale da assicurare ai visitatori la vista mitica, peculiare ed esclusiva delle sorgenti del Ciane.

(*) La foto del prof. Lo Priore è tratta da: https://www.gravinaoggi.it/