Seminario di divulgazione scientifica al Corbino insieme a Danilo Giulietti, fisico dell’Università di Pisa. La Luce, cui l’Unesco ha dedicato il 2015, è ormai materia per scienziati, artisti, poeti, filosofi e religione

Chi di noi conosce l’acronimo LASER? Sì, perché è di una sigla che si tratta: luce amplificata per emissione stimolata di radiazione. Le applicazioni – mediche, tra le altre – di questa importante scoperta sono molteplici.

Di laser e degli specchi ustori di Archimede si è parlato al seminario di divulgazione scientifica che Danilo Giulietti, fisico dell’Università di Pisa, ha tenuto presso l’aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “O.M. Corbino” di Siracusa. Le fonti storiche riportano il tentativo di difesa di Siracusa ad opera di Archimede contro l’assedio dei Romani capeggiati da Marcello. La leggenda degli specchi ustori – che qualcuno ritiene inverosimile e che altri hanno tentato di riprodurre stimando possibile una tale invenzione – è da sempre legata alla figura del grandissimo scienziato siracusano, precursore del calcolo infinitesimale e di molte altre scoperte nel campo della geometria e delle scienze applicate.

L’Unesco ha proclamato il 2015 anno della Luce e delle tecnologie a essa collegate. Come non pensare al Laser, che sembra quasi “figlio” dell’idea degli specchi ustori?  Pensiamo a cosa è stato reso possibile dal laser: gli ologrammi, ad esempio, che riproducono tridimensionalmente gli oggetti. Ogni frammento di ologramma, portatore di quasi tutte le informazioni del sistema riprodotto, interagisce con gli altri frammenti per dare una rappresentazione che non è la semplice somma delle parti ma la visione interattiva di tutti gli elementi che la compongono: ecco come la meccanica newtoniana può dialogare con le filosofie olistiche.

La luce, onda e corpuscolo insieme, dalla natura quindi duale, fonte inesauribile di ispirazione non solo per i fisici ma anche per gli artisti… Come non pensare alla pittura, che della luce è figlia? A Caravaggio e alla sua poetica dei contrasti fra buio e luce, innanzitutto. Alla nostra patrona, che della luce porta il nome: Lux-Lucia. Ai poeti e ai teologi, per i quali è sostanza ma anche sorgente di metafore riguardanti il vero, l’illuminazione ispirativa, la conversione, il bene, la giustizia? La luce che è stata la prima creatura di Dio, preesistente a qualsiasi altra cosa, essa che non si vede ma permette di vedere, che esiste per permettere all’esistente di rivelarsi? Quante implicazioni filosofiche, quanta speculazione sulla luce, quale germinare di termini che la riguardano senza esaurirne le implicazioni!