Un anziano dipendente della raffineria, Giuseppe Ilacqua: “Sonatrach, che si rivolge al mercato algerino in espansione, durerà a lungo”

 

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

Dal primo dicembre i lavoratori della raffineria di Augusta nei depositi di Augusta, Napoli e Palermo sono diventati dipendenti della Sonatrach Italia, società costituitasi in Italia, che con l’adesione alla Confindustria applica il relativo contratto degli addetti agli impianti dell’energia. Registriamo gli umori della base con Giuseppe Ilacqua, uno dei più anziani dipendenti.

Giuseppe da quanto tempo lavori in raffineria?

Ho già superati i 41 anni di anzianità.

Di cosa ti occupi?

Fino al 30 novembre ero il responsabile del Fondo pensione aziendale, dall’1 dicembre ancora non so cosa mi faranno fare.

Il passaggio alla Sonatrach è stato gestito in gran segreto, afferma il segretario della Cgil Alosi, il sindacato non è stato né avvisato, né consultato.

Io sono un convinto aziendalista e ritengo che il sindacato debba essere esclusivamente quello che nasce e si sviluppa dentro la fabbrica, quello esterno molte volte ha manifestato interessi differenti rispetto alla fabbrica. Anche per noi dipendenti è stato un passaggio tenuto segreto e avvenuto in maniera repentina. Poi, per molti degli anziani, il problema è stato il modo in cui l’azienda ha voluto gestire quest’ultimo periodo. Difatti, abbiamo registrato un comportamento non tipico della Esso, quasi volesse liberarsi di noi a tutti i costi e il più velocemente possibile. Questo ci ha lasciati quantomeno perplessi. La Esso aveva acquistato la Rasiom nel 1973 e da allora si è sempre distinta positivamente nei rapporti con i dipendenti, per cui quest’ultimo atteggiamento è stato vissuto con incredulità e dispiacere.

Cosa pensi di questa vendita?

La logica della ExxonMobil è quella di una multinazionale non legata a nessun territorio. La grande impresa è legata esclusivamente al suo profitto e mercato. Se questo è in flessione, le decisioni aziendali sono conseguenziali. Io penso che, probabilmente, altre aziende del settore chiuderanno o venderanno nei prossimi anni per i medesimi motivi. Invece la raffineria Sonatrach lavorerà, fondamentalmente, per il mercato algerino in grande espansione e questo dovrebbe garantire l’esistenza della raffineria di Augusta per lungo tempo.

Possiamo dire che ancora una volta siamo territorio da sfruttare, questa volta da un’altra Multinazionale che continuerà a lasciare qui inquinamento portandosi via i prodotti finiti?

Purtroppo è così, non cambia niente rispetto a prima! Arriveranno navi con il petrolio algerino e andranno via altre con il prodotto finito. La raffineria sarà solo un punto di raffinazione e di formazione di tecnici algerini, perché essa rappresenta dal punto di vista tecnico un sistema completo. Inoltre la ExxonMobil sembra abbia stipulato dei contratti con Sonatrach della durata di 10 anni per oli lubrificanti.

Si prevedeva questa vendita?

Si, ma non così veloce. La strategia della ExxonMobil era già nota da qualche tempo per il ridimensionamento del downstream (raffinazione) per concentrarsi sull’estrazione di gas e petrolio (Upstream). Ritorno a dire che la ExxonMobil ha fatto percepire a noi questo passaggio in maniera asettica e cinica quasi a voler sfuggire da chissà quali difficoltà e problemi. C’è modo e modo di disfarsi dei propri dipendenti. L’azienda ha scelto il modo peggiore. Adesso l’acquisto di Sonatrach per dipendenti e indotto rappresenta un’ottima occasione per i prossimi anni. Infatti, già da febbraio 2019 per alcuni mesi si avvierà una grossa fermata per manutenzione che interesserà tutta la fabbrica con l’occupazione, per tutto quel periodo, di circa 3.000/3.500 e forse più lavoratori dell’indotto. È un grosso investimento da parte della Sonatrach.

Sul problema ambientale?

Si sa, chi acquisisce si assume una parte di responsabilità della passata gestione indipendentemente dalle indagini della magistratura in corso per le quali è sempre responsabile la ExxonMobil. Comunque, bisognerebbe conoscere i dettagli dell’accordo tra le due società. Sul fattore umano c’è da notare una grande differenza fra il personale più anziano e quello giovane. I primi erano stati educati a un attaccamento molto forte all’azienda mentre gli altri più giovani non hanno mai avuto questo attaccamento, per cui ogni cambiamento è vissuto con meno enfasi e più pragmatismo.

Spiegati meglio

I primi sono stati assunti pensando di andare in pensione con la stessa azienda, gli altri ritengono che la loro vita lavorativa possa prevedere cambiamenti drastici (cambi di datore di lavoro, di sede, ecc.), sono figli della flessibilità, disillusi dall’ideologia del posto fisso.

Quanti dipendenti ha la raffineria?

Oltre 600 unità, con nuove assunzioni già effettuate, ma altre ne verranno, perché la raffineria, specialmente nei diversi servizi (clientela, amministrativo, ecc.) dovrà subire dei cambiamenti. Difatti, questi servizi, prima centralizzati con la ExxonMobil, ora dovranno essere gestiti in loco. Un esempio: prima le buste paga erano elaborate a Bangkok.

Qual è l’età media in fabbrica?

Sono all’incirca solo 100 dipendenti con età contributiva 35/42 anni. Per il resto l’età media è bassa con molti giovani. Il gruppo ingegneri è stato notevolmente rinnovato. Per ora la Sonatrach ha mantenuto gran parte dell’ex dirigenza. Il direttore è abbastanza giovane, è un catanese e questo lascia ben sperare. Però credo che in futuro il resto della dirigenza verrà rinnovata.

Cosa pensi della situazione ambientale di Augusta?

Ritengo che la città sia in grosse difficoltà. Non capisco le scelte politiche degli ultimi tempi tese a mascherare ciò che avviene tragicamente. C’è stata la scelta di chiudere l’ospedale di Augusta per non annoverare più nascite nella città, evitando così i rischi statistici dei nati malformati. Questo vuol dire mascherare il presente e l’eventuale futuro. In questa cornice sta nascendo una forte avversione contro l’industria, in parte legittima, tenendo conto le proporzioni dei morti per tumore e malformazioni. È una causa scatenante e lo diventerà sempre più nei prossimi anni.

Molti ambientalisti affermano: c’è padre Prisutto che vuole fare il protagonista procedendo in maniera sbagliata per questa battaglia

Conosco padre Prisutto da quando era seminarista, poi non ci siamo più rivisti. Eppure, posso dire che non è la persona che ama fare il protagonista. Anzi ritengo che continuare nella sua battaglia gli possa creare più problemi di quanti gliene abbia già creati. Ammiro la sua tenacia, ma se dovesse essere trasferito, il problema rimarrà. Il problema ambientale ad Augusta è una realtà che esplode davanti a tutti! Non si riesce a capire da dove viene l’inquinamento e nessuno ha mai cercato di vedere da quali punti atmosferici e da quali aziende venga di più, nessuno ha mai potuto registrarne i quantitativi, specialmente quelli all’interno delle fabbriche. Basterebbe sapere quanti lavoratori delle fabbriche sono deceduti e per quale motivo per risalire a chi inquina di più e a chi è più nocivo. Le aziende dovrebbero dire quanti malati hanno avuto per tanti anni per le varie patologie. Quanti amici e colleghi che oggi non ci sono più sono morti per aver vissuto in ambienti malsani! Qui le aziende manifestano le loro colpe e i loro tentativi di tacitare le proprie responsabilità, se non legali etiche! Ecco perché l’opera di padre Prisutto è meritoria, scuote le coscienze, supplisce ai certificati di morte che oramai non dichiarano la vera causa del decesso. Il suo attestare i decessi per tumore dovrebbe essere operato dall’ente pubblico!

Ultimamente, a seguito di una trasmissione televisiva, c’è stata la forte presa di posizione di politici, come quella di Pippo Gianni, che ne pensi?

È dovuta al fatto che la classe politica ha cercato sempre di ammorbidire il rapporto fra cittadini e industria perché questa rimanesse per i loro interessi, una buona dose di clientelismo ha contribuito affinché sull’industria si consolidasse il consenso elettorale. Però bisogna dare atto che Pippo Gianni negli ultimi anni si è battuto per la prevenzione e la cura delle malattie causate dall’amianto.

Come vedi il futuro?

Mi auguro un miglioramento ambientale, una crescita economica in altri settori e che la provincia di Siracusa possa svegliarsi dal torpore di rassegnazione che la contraddistingue. Comunque, la vita in fabbrica continuerà con le sue contraddizioni. Tutti si sentono oggi lavoratori protagonisti, poi raggiungendo la maturità si convinceranno che in fabbrica siamo e saremo sempre solo numeri!