L’allegra gestione della società, parcelle fuori da qualsiasi parametro di calcolo e retribuzioni da favola per i ruoli apicali

 

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

L'avvocato del WWF Pier Francesco Rizza lo ha definito "un vero e proprio assalto alla diligenza". "La SAI8 veniva letteralmente depredata dagli amministratori, odierni imputati, di ogni capacità economica e finanziaria di spesa. È quindi ovvio che il denaro che doveva essere istituzionalmente destinato alla manutenzione degli impianti è stato all’epoca destinato al pagamento di altri “creditori” della società e non certo per gli scopi sociali della SAI8". E a riprova di questo convincimento si è avvalso della sentenza dell'aprile 2018, non appellata e quindi ormai irrevocabile, con la quale il gup Andrea Migneco ha applicato agli amministratori della società Monica Casadei, Marzio Ferraglio e Mirko Giorgi la pena patteggiata.

Incensurati e a seguito della loro attiva collaborazione al processo, tutti hanno anche potuto fruire della sospensione condizionale della pena portata da quattro anni e mezzo a due grazie all'esborso, da parte di Casadei e Ferraglio, di due milioni e mezzo a favore della curatela della Sai8, in esercizio provvisorio dopo il fallimento.

Colpevoli quindi di bancarotta fraudolenta per distrazione e per pagamenti preferenziali, beneficiari dei quali troviamo gli avvocati Piero Amara e Attilio Toscano, figlio dell'ex procuratore aggiunto di Siracusa Giuseppe Toscano, ormai in pensione e a dicembre scorso rinviato anch'egli a giudizio per concorso in abuso d'ufficio su richiesta del pm Antonio Carchietti della Procura di Messina dopo le confessioni dell'avvocato Amara in merito al sistema corruttivo della procura aretusea.

Quasi di 3.300.000 euro la somma versata ai legali e a società a loro riconducibili. Parcelle per prestazioni professionali ritenute decisamente incongrue e fuori da qualsiasi parametro di calcolo così da indurre la Procura di Siracusa prima, nel febbraio 2018, ad aprire un procedimento per concorso in bancarotta fraudolenta a loro carico, e più recentemente, il dicembre scorso, a chiederne il rinvio a giudizio.

Altre risorse venivano invece dirottate su società milanesi: la Dianeco di Casadei e Ferraglio, oltre 200mila euro in due anni e mezzo, e soprattutto, a far la parte del leone, la Saceccav che, tra il 2008 e la data del fallimento, ha percepito pagamenti complessivi per oltre 22 milioni di euro (il 77% dei lavori fatturati) oltre a vedersi trasferito dalla Sai8, a partire dal 2011, un credito Iva di quasi 7 milioni.

E infine, ultima voce, retribuzioni da favola per i ruoli ricoperti in Sai8, in particolare quelli dell'ingegnere Salvatore Torrisi, figliastro dell'ex procuratore Ugo Rossi condannato in Cassazione per abuso di ufficio insieme al sostituto procuratore Maurizio Musco. Rossi, dopo essere stato declassato e trasferito ad Enna - a giudizio del CSM il procuratore capo era “preoccupato di proteggere legami familiari e sociali” a “dispetto e discapito” della “corretta ed imparziale gestione del proprio ruolo” - ha subito la pena di un anno per aver affiancato il sostituto Giancarlo Longo (anche lui ormai fuori dalla magistratura per le note vicende) ai due pm Bisogni e Boschetto che conducevano l'indagine sul depuratore gestito dalla Sai8, in cui appunto il figliastro era dirigente; Musco è stato a sua volta condannato a diciotto mesi per aver portato a giudizio l’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba e Nunzio Perrotta, assessore all’ambiente, poi assolti perché il fatto non sussiste, con l’accusa di tentata concussione e abuso d’ufficio in merito alle autorizzazioni della discarica Oikothen del gruppo Marcegaglia

Torrisi sottoscrive con la Saceccav inizialmente, il 15 novembre del 2010, un contratto di lavoro di collaborazione a progetto per un anno con la qualifica di direttore generale gestioni reti ed impianti con una retribuzione da 110 mila euro lordi. "In realtà più che una figura di dirigente, il progetto sembra descrivere un consulente, però di fatto le sue funzioni sono quelle dirigenziali, su questo non c’è dubbio" osserva Palmieri. Entra comunque a sostituire l'ingegnere Jansiti, "uomo storico di Sogeas", dimessosi perché capisce che "c’è una strategia di non decidere ... una lentezza nei processi decisionali sulle centrifughe fondamentali per il meccanismo della depurazione” e vuole evitare di ritrovarsi coinvolto.

Dieci mesi dopo, il 21 settembre 2011, l'ingegnere Torrisi è nominato procuratore speciale, con potere di spesa fino a 50 mila euro, e subito, trascorsi appena due mesi, grazie a un nuovo contratto di collaborazione a progetto, ma questa volta direttamente con Sai 8, assume l'incarico di "co-amministratore delegato, per lo studio e la realizzazione di un completo riassetto organizzativo e gestionale della società committente" con una retribuzione di 180 mila euro lordi”.

Ma proprio il fatto che si tratti di una attività di consulenza più che decisionale - "Torrisi assume una veste strana - chiosa Palmieri - Sai8 in quegli anni aveva forse un po' la tendenza a fare confusione" -, non di direttore operativo quanto piuttosto di interfaccia tra l’amministratore delegato Ferraglio e il vero nuovo direttore operativo Aiello, farebbe sì che egli non abbia più nulla a che fare con la gestione dei processi di depurazione. Da qui la richiesta anche per lui di assoluzione.