Inclusione, lavoro e legalità non si costruiscono così. Migliaia di dinegati sono, anche a Siracusa, un enorme serbatoio di schiavi a disposizione di caporali e criminali

 

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

Chi vuole comprendere in piena lucidità il fenomeno migratorio deve subito liberarsi da preconcetti e pregiudizi specie di natura ideologica. Un assioma: l'Africa subsahariana è disponibile ad una migrazione epocale verso l'Europa. Ovviamente non è possibile immaginarne la realizzazione. L'Italia non è in grado di proporre un modello di integrazione efficace. Il 60% di richiedenti dinegati non trasferibili in patria evidenzia il primo formidabile vulnus.

Sono decine di migliaia i migranti rimasti intrappolati in un cul de sac dato dal rifiuto del permesso di soggiorno e dal mancato rimpatrio. Il mercato del lavoro clandestino nel frattempo ha trovato un Eldorado inaspettato. Puglia, Sicilia, Campania e Lombardia hanno un enorme assorbimento di forza lavoro disponibile a bassi salari e a zero pretese sindacali.

Nelle città invece gli africani sono sempre più pervasivi: posteggi abusivi, accattonaggio tra semafori e supermercati. La città di Siracusa ha visto, ad esempio, sparire gli zingari dai semafori e supermercati. Dove sono andati a finire? Nigerian connection li ha spazzati letteralmente via.

I cittadini africani sono privi di permesso di soggiorno e di possibilità di rimpatrio. Resta il fatto che il peggiore dei sistemi di sopravvivenza in Italia vale economicamente il triplo rispetto ai loro paesi. Dalla Mauritania alla Somalia, cioè dall'Atlantico al Mar Rosso, si vive con 150, 200 euro. Basti pensare ai trasferimenti mensili che avvengono nei vari Money Trasfer e West Union verso l'Africa. Ora chi scrive non è certamente vicino alle posizioni del governo, ma è indiscutibile che non era questa la nostra idea di accoglienza.

Inclusione sociale, lavoro e legalità non si costruiscono attraverso la dilatazione spregevole dei tempi di ottenimento del permesso di soggiorno. Si pensi che tra un appello e un altro del diniego della richiesta di permesso di soggiorno possono passare più di tre anni. È vero che il richiedente può trovare un lavoro e autogestirsi la propria vita, ma è anche vero che il profondo disagio dell'immigrato produce un atteggiamento di riluttanza e rifiuto rispetto ad ogni opportunità.

Stiamo ovviamente descrivendo le difficoltà degli africani. Lo stesso non si può dire per gli asiatici.

I bengalesi o i pakistani, i cinesi o gli srilankesi hanno tutt'altro modo di imporsi. Tentano di tutto per uscire dai campi di accoglienza. Trovano sempre un posto di lavoro, non aspettano di essere assistiti e soprattutto non hanno quasi mai a che fare con la giustizia. Per contro, i nordafricani sono la manovalanza dei nigeriani nello spaccio della droga in Lombardia. Così tra schiavitù agraria e manovalanza delinquenziale, per un buon 25% dei migranti il futuro è segnato.

Chi legge, adesso, potrebbe obiettare che abbia usato una certa generalizzazione, ma per chi ben conosce il mondo dell'immigrazione è ben diverso. Concludendo, voglio ricordare la realtà vissuta all'esterno del Cara di Foggia, Borgo Mezzanone. 3.500 dinegati vivono fuori dal Cara. Un enorme serbatoio di schiavi a disposizione di caporali e criminali. Il resto della storia è colpevolmente mistificato da chiunque è sempre pronto a negare la realtà in nome del mondo cantato da John Lennon con Image.