I due mostri di bravura hanno divertito con esilaranti battute e con una intensa ironia in una serata che ha visto il pubblico siracusano mostrare apprezzamento con applausi continui

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 30 dicembre 2018

Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina sono stati mattatori indiscussi al Teatro Comunale di Siracusa durante la rappresentazione della commedia “Filippo Mancuso e Don Lollò”, scritta da Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, prodotta dal Teatro della Città con la regia dello stesso Dipasquale. Una commedia di situazione che ha divertito e convinto i tanti spettatori siracusani presenti e che avrebbe sicuramente meritato più di una serata nel teatro aretuseo. Coppia, quella di Musumeci e Pattavina che, dopo dieci anni dall’ultimo spettacolo recitato insieme, si ritrova in una esilarante pièce in cui i due mostri di bravura raggiungono, come evidenziato da tanti,  livelli paragonabili ai grandi Totò e Peppino. Un lavoro certosino e artigianale, frutto di anni e anni di esperienza e impegno, che grazie alla maestria e poliedricità dei due attori siciliani che si manifesta con una recita possente, con le battute, gli equivoci a ripetizione, l’ironia, permette di sorprendere ed emozionare lo spettatore e a indurlo ad una divertita partecipazione, diventando lui stesso il naturale protagonista/fruitore della rappresentazione.

Ma a convincere non sono stati solamente la forza comica del testo di Camilleri e di Dipasquale e l’accoppiata vincente Musumeci e Pattavina, ma l’intero cast, i personaggi che ruotano attorno a Filippo Mancuso e Don Lollò, che hanno interpretato i loro ruoli con generosità e altruismo diventando a loro volta spalla e protagonisti in una magistrale alternanza di ruoli.

Quindi, oltre alla coppia Tuccio Musumeci (Don Calogero, “Lollò”, Longhitano) e Pippo Pattavina (Filippo Mancuso), tengono banco e scena anche la coppia Lorenza Denaro (Lillina, figlia di Don Lollò) e Luciano Fioretto (Alberto, figlio di Filippo Mancuso), e la coppia Margherita Mignemi (Nunziata, serva di Filippo Mancuso) e Franz Cantalupo (Gegè, servo di Don Lollò). A completare il cast Riccardo Maria Tarci che interpreta il ruolo del prete.

Personaggi che si muovono a Vigata, in una Sicilia di un secolo fa, con un velo/lenzuolo che modifica la scenografia e permette di caratterizzare i diversi ambienti in cui la pièce teatrale si svolge che sono essenzialmente la cucina di Filippo Mancuso, il salotto di Don Lollò e il confessionale della chiesa con lo sfondo le case del paese.

La storia di Filippo Mancuso che vuole fare assumere in una banca il figlio “scimunito” Alberto, e per questo cerca la raccomandazione dal “mafioso” locale, vecchio stampo, Don Lollò, si intreccia con la storia dello stesso Don Lollò, Calogero Longhitano, padre amorevole e geloso della figlia “sciancatella” Lillina, ragazza sveglia che desidererebbe lasciare Vigata per sfuggire al controllo possessivo del padre. Alberto e Lillina si incontrano e si innamorano ma, per diversi e opposti motivi Filippo Mancuso e Don Lollò non vedono di buon occhio questo amore e cercano di ostacolarlo. Sullo sfondo anche il “flirt” fra Gegè e Nunziata, condito dal sentimento amoroso ma anche da “appetiti alimentari”.

In questa ottica il Teatro Comunale è stato ed è la naturale location per ospitare rappresentazioni di questo tipo con il pubblico siracusano che si è dimostrato caloroso e desideroso di poter assistere a pièce teatrali di simile portata.