La zona prevista per l’ospedale è priva di efficaci collegamenti se non con opere costosissime e di difficile se non dubbia realizzabilità, ed è soffocata dall’edificato circostante

 

La Civetta di Minerva, 8 dicembre 2018

L’idea di collocare l’ospedale di Siracusa alle pendici dell’Epipoli fu concepita per la prima volta da Vincenzo Cabianca in seno al Piano Regolatore Generale che presentò nel 1969, allo scopo da lui stesso dichiarato di “evitare una progressiva edificazione dell’Epipoli” creando in tal modo un argine o, come si disse allora, un “tappo” all’avanzata della città verso il Castello Eurialo. Più di un ospedale si trattava di una grande cittadella ospedaliera, dimensionata per la città e il suo diretto hinterland, che si prevedeva dovesse raggiungere i 400 mila abitanti entro il 2000. Per salvare l’Epipoli, Cabianca tentò anche la retorica della modernità, sostenendo che edificare dentro le mura dionigiane avrebbe significato costruire una “città antica” ripiegata in sé stessa, quando invece si sarebbe dovuta “aprire al territorio e mettersi in relazione con esso.”

Quel piano non divenne mai realtà e nel mezzo secolo che è trascorso tutto è cambiato. Tutto, tranne due cose: l’idea di continuare a costruire l’ospedale ancora lì e la persistenza in questa città delle leggi che regolano la tragedia greca, che carsicamente attraversano la sua storia e talvolta riemergono. Non so spiegarmi diversamente il fatto che tutti sappiano e dicano che quella collocazione è oggi inadeguata eppure si va avanti verso l’inevitabile, come fosse impossibile deviare il corso della storia, cambiarne il destino. Esattamente come in quelle meravigliose tragedie che nutrono le nostre vite di siracusani, dove gli eventi si succedono indipendentemente dalla volontà degli uomini e li trascinano verso l’ineluttabile, guidati forse da un dio.

A giudizio di tutti, infatti, l’area oggi prevista è priva di efficaci collegamenti se non con opere costosissime e di difficile se non dubbia realizzabilità, ed è soffocata dall’edificato circostante, negando all’ospedale ogni eventuale espansione futura. Dico “tutti” perché ho ascoltato nel tempo il giudizio di molti direttori generali e tecnici dell’ASP e di tanti amministratori e tecnici del Comune di Siracusa. Naturalmente ho ascoltato e letto anche pareri favorevoli a quest’area, ma che nelle loro ragioni suonano come mere tautologie.

Dopodiché posso comprendere tutto: la strumentalità di certe posizioni cosiddette politiche, lo scaricabarile tra figure istituzionali, la paura di assumersi responsabilità evitabili, quella ancor più forte di fare il gioco di qualcun altro. Ma non mi sembrano motivi all’altezza di una decisione che peserà sulle vite delle future generazioni e che misurerà il tasso di qualità di noi tutti “classe dirigente”.