“Tra noi sindacati qua e là ci sono divergenze. Io però uso un motto: procedere separati e colpire uniti”

 

La Civetta di Minerva, 28 dicembre 2018

Discutiamo con il segretario provinciale della Cisl Paolo Sanzaro della situazione attuale del suo sindacato.

La Cisl provinciale sta vivendo un momento di grave difficoltà che esiste in tutto il Paese. I tempi della grande industria e dell’occupazione sono attualmente messi in discussione. Non esiste un piano industriale serio, un confronto molto chiaro con le organizzazioni sindacali da parte di queste grandi imprese. Non si ha un orizzonte chiaro, vedi il passaggio da Esso a Sonatrach fatto tra luci e ombre. La nuova azienda ci ha assicurato la consistenza economica, ma non riusciamo a capire le prospettive future per il territorio, l’occupazione, del nostro ambiente. Il sindacato oggi fatica di più. Con le celebrazioni di questi giorni sui cinquant’anni dai fatti di Avola, per certi versi, forse siamo ritornati a quel grande periodo storico quando si combatteva contro le grandi diseguaglianze, la povertà e per ricevere importanti e democratici diritti. Credo che ancora una volta il sindacato abbia un ruolo nel nostro territorio e sta provando a combattere per queste stesse cose. Oggi, constatiamo che quei diritti troppo spesso vengono calpestati. Mi riferisco alla riconquista di democrazia, valore che finora era stato garantito anche dalla presenza del sindacato che ha svolto un ruolo delicato e fondamentale consentendo lo sviluppo e la programmazione sul nostro territorio.

Questa crisi rischia di far percepire il sindacato non più a tutela dei diritti dei lavoratori mentre così non è e lo stiamo dimostrando combattendo contro un governo che non vuole riceverci per un confronto e ipotesi di percorso. Abbiamo elaborato una piattaforma unitaria a livello nazionale, riportata anche a Siracusa, in cui è centrale il tema del mezzogiorno da tempo dimenticato con gli investimenti, le infrastrutture che mancano sul nostro territorio, i collegamenti stradali, ferroviari perfino quelli delle strade secondarie. Non è da sottovalutare l’esistenza della nuova emigrazione, quella giovanile, diversa dagli anni 50/60, che ha un valore forse maggiore. Difatti, se prima le rimesse servivano per la famiglia a costruirsi qui la casa per un’agiatezza sociale, oggi i nostri figli vanno via con un titolo di studio e un computer per cercare o una nuova università o un posto di lavoro spesso non retribuito adeguatamente.

Sempre più figure atipiche si affacciano sull’ambiente lavorativo. Il sindacato anche per questo motivo dovrà cambiare?

La Cisl, da questo punto di vista, è sempre stata apripista, è riuscita sempre a vedere oltre lo sguardo normale proprio perché ha interpretato e anticipato i cambiamenti della società che non è mai immutabile, cambia perché cambiano le esigenze lavorative e le condizioni di vita, quindi il sindacato deve proiettarsi per intercettare quelli che sono i nuovi bisogni e le nuove realtà. Penso ai tanti ragazzi che trasportano la pizza per qualche euro. È questo un segmento del mondo lavorativo cui il sindacato deve farsi carico.

La Cisl si sta trasformando?

Si, ciò non sarà radicale, i punti di riferimento, specialmente la democrazia, devono rimanere, invece c’è l’esigenza di catturare una realtà che rischia di non essere compresa, tutelata e garantita. Noi dobbiamo rappresentare anche le migliaia di lavoratori che vivono da sfruttati, sono spesso i giovani che vengono sottopagati o costretti per la mancanza di lavoro ad accettare lavori che in condizioni diverse non accetterebbero.

Allora il mezzogiorno diventa centrale?

Nel documento unitario stilato è stato individuato come tema attuale, dimenticato dai vari governi. Qui manca quel piano industriale e nessuno, Regione e altre istituzioni, se ne occupa. Quale sarà la prospettiva nei prossimi cinque anni? Si è parlato delle bonifiche, 780 milioni, tempo fa con l’allora ministro siracusano, poi tutto si è fermato. Oggi diventa un tema attuale che può partire solo se c’è una forte sinergia tra territorio, sindacati, politici regionali e nazionali in grado di scommettere su tutto questo, perché ieri la Esso, notte tempo la Lukoil, poi l’Eni che stava scappando, corriamo il rischio della desertificazione attraverso una sottrazione d’impegni di queste aziende che hanno prima spremuto, arricchendosi, questo territorio e oggi vorrebbero abbandonarlo con quello che potrebbe comportare non solo in termini di disoccupazione, dato che abbiamo ancora 8.000-9.000 persone che lavorano lì, ma anche in come disastro ambientale del territorio.

Sui collegamenti ferroviari c’è quello di Fontanarossa?

Quella è una nostra battaglia avviata già nel 2008. Abbiamo scritto un libro bianco in cui rivendicavamo il ruolo di Siracusa come stazione di testa e soprattutto quel collegamento mancante di un chilometro. Aspettiamo da 10 anni questo. Se pensiamo che l’aeroporto internazionale di Catania è tra i primi in Italia mi sembra una cosa impropria l’assenza di un collegamento ferroviario come avviene in tante città.

I giovani entrano nella Cisl come attivisti?

Per il sindacato che vive questa stagione non è facile come prima trovare quell’impegno che nel sociale, sindacale, politico vedeva tanti giovani coinvolti. La prova attuale è che spesso basta un click e si diventa deputati regionali/nazionali. Io ho fatto per un po’ il consigliere democristiano comunale a Sortino, ma prima ho dovuto fare 10 anni di movimento giovanile, poi l’essere messo in lista e infine d’essere eletto. Oggi è diverso, non dico se è meglio o peggio, ma è chiaro che quella fucina in cui far crescere chi si indirizza per questa strada è diversa, eppure il sindacato sta provando a coinvolgere i giovani anche se non è facile perché i governi, fino a quest’ultimo, hanno tentato d’attaccare a testa bassa le organizzazioni sindacali attraverso la sottrazione di risorse dai nostri patronati, penso anche alla riduzione dei distacchi sindacali, ai permessi retribuiti. Forse prima si esagerava, ma ora si esagera al contrario. Avere risorse è uno spazio di democrazia, di libertà importante, per questo la risposta che il sindacato dà con i mezzi a sua disposizione, nonostante le difficoltà che conosciamo, sono le elezioni delle Rsu nel pubblico impiego, nella scuola e attualmente nella zona industriale. Con questo voglio affermare che c’è ancora un forte interesse e coinvolgimento nel sindacato e in particolare della Cisl da parte di migliaia di lavoratrici/lavoratori con centinaia di candidati eletti nella nostra sigla sindacale. Allora è chiaro che qualcosa funziona, si tratta solo d’incanalare queste energie e farle diventare gruppo dirigente.

Sull’unità sindacale?

Credo che l’unicità non faccia bene al sindacato, l’unità si, nel senso che abbiamo valori di partenze e d’arrivo che per certi versi divergono, certe posizioni ci hanno visti divergere. Io però uso un motto: procedere separati e colpire uniti. Il documento unitario è una prova di questo. Abbiamo stilato insieme in quel documento come vogliamo sul territorio. Dobbiamo mettere assieme le cose che ci uniscono e su quelle puntare. Le cose che ci dividono mettiamole di lato. L’unità è un valore aggiunto specialmente in un momento come questo in cui il sindacato viene visto, nonostante tutto, positivamente. Comunque, davanti a ciò stiamo provando a recuperare. È chiaro che dare quel segnale di unità sindacale sui grandi temi quali turismo, infrastrutture, trasporti faccia bene sia per il raggiungimento di quegli obiettivi sia per i lavoratori che rappresentiamo.