Un luogo del ‘900 siracusano dove artisti, pittori, scrittori, poeti, attori, attrici e registi del Teatro Greco si incontravano e discutevano di arte e letteratura

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 8 dicembre 2018

Esistono “I luoghi dell’anima”, luoghi che continuano a vivere solamente nel ricordo di chi da giovane li ha frequentati, che ne conserva un ricordo vivo ed intenso, che è necessario conoscere e conservare per comprendere meglio da dove veniamo, chi siamo e cosa ci dà la forza per andare avanti. Uno di questi luoghi dell’anima di Siracusa è la “Fontanina”, un padiglione costruito nel 1924 dal mecenate fotografo Angelo Maltese che lo utilizzò come laboratorio e centro culturale fino al 1974, per essere poi demolito nel 1990 dal sindaco di allora, Gaetano Bandiera, in quanto diventato “accozzaglia di legno marcio e ricettacolo di rifiuti”.

Eppure, come emerso anche durante l’incontro organizzato dal Centro Studi Arte e Scienze “Il Cerchio”, quel padiglione in legno che sorgeva nell’area del giardino greco dell’Artemision era stato un vero e proprio centro culturale, un luogo dove artisti, pittori, scrittori, poeti, attori, attrici e registi del Teatro Greco si incontravano e discutevano di arte e letteratura.

Enzo Monica, presidente dell’Associazione “Il Cerchio” ricorda che in quello spazio ci sono state persone che sono nate e cresciute con l’arte. “Intorno agli anni cinquanta Elena Zareschi, Annibale Ninghi, Salvo Randone e tanti altri si riunivano lì, in quel posto, per leggere e sistemare il copione, per prepararsi prima delle prove al Teatro Greco”. Angelo Cassia, frequentatore veterano de la Fontanina (ora ha 87 anni) ricorda la scultura realizzata da Enzo Assenza raffigurante Annibale Ninghi, ricorda alcuni personaggi che frequentavano il centro culturale come il commendatore Barra oppure il ragioniere Rizza, impiegato alla Banca del Sud di via Matteotti, ma che amava disegnare e dipingere nel padiglione. “Il ragioniere Rizza, aggiunge Enzo di Falco, “si trasferì a Roma e possedeva in quella città una cineteca importante contenente anche la registrazione della prima corsa di cavalli svoltasi a Siracusa e la documentazione degli spettacoli classici siracusani. Tutto è andato perso”.

“Il cavaliere Maltese era un vero mecenate,” ricorda Angelo Cassia, “non prendeva una lira per qualsiasi attività che si facesse nel padiglione. Di lui ho un ricordo bellissimo, era un uomo coraggioso ed era per tutti noi come un padre. Alla Fontanina siamo cresciuti ed abbiamo fatto diverse mostre, incontri”. Aveva vent’anni Angelo Cassia come ventenni erano gli altri giovani che frequentavano quel luogo magico: Ferri, Lucca, Motta, Spinorcia, Caruso e anche Turi Volanti che poi si trasferì a Milano. C’era anche Salvo Monica, padre di Enzo, che era di una decina di anni più grande di loro. Questi ragazzi frequentavano la Scuola d’Arte e molti provenivano dai comuni. Fino alle dodici frequentavano il laboratorio e all’una dopo il pranzo (essenzialmente con pane e pomodori secchi) rientravano a scuola per rimanervi fino alle cinque di pomeriggio per fare le materie culturali (italiano, matematica, storia) e poi disegno dal vero. Racconta ancora Angelo Cassia: “Ricordo di una mostra collettiva durante la quale venne da Milano il famoso dietologo Angel Keys, inventore della dieta mediterranea, che comprò durante una mostra nel padiglione i miei quadri che tiene nella sua residenza in America. Quasimodo, Vittorini, Brancati, Assenza e tante altre personalità frequentavano sistematicamente il Centro. Negli anni trenta la polizia fascista considerava la Fontanina un luogo di sovversivi e spesso ci controllava passeggiando nelle vicinanze”.

“Il cavaliere Angelo Maltese faceva il fotografo”, ricorda ancora Enzo Monica, ”e guadagnava abbastanza da potersi permettere di aiutare gli altri. A spese sue costruì la Fontanina e a spese sue mise a disposizione la Fontanina per tutti quelli che avevano qualità e mostravano impegno nelle arti e nello studio. Si era ispirato alle botteghe rinascimentali, si lavorava come in una bottega sia alla scuola d’arte sia nello studio degli Assenza.

E’ intervenuto anche Renzo Maltese, figlio del cavaliere che ha ricordato che lo studio del padre, condiviso con il socio Miano, inizialmente si trovava in via Mastrarua ma, successivamente, dopo la partenza di Miano per l’America, Angelo Maltese trovò in affitto il giardino ed edificò il padiglione in legno a forma di “elle”, con grandi vetrate, un lucernario, un camino finto realizzato su progetto di Valente Assenza, una camera oscura dove caricava le lastre fotografiche. Il nome Fontanina deriva da una fontanella presente al centro del giardino, della quale non ci sono più resti. “Nel 1974, ricorda Renzo Maltese, “mio padre fu costretto a lasciare il padiglione (che sarà poi abbattuto nel 1990) e a trasferirsi nei due locali accanto l’ingresso di palazzo Vermexio in piazza Duomo”.

Doveva essere presente in questa amarcord di ricordi (che ha visto protagonista anche il prof. Samà) anche lo storico dell’arte Paolo Giansiracusa che avrebbe sicuramente aggiunto notizie sulle battaglie che, insieme agli amici e ai familiari di Angelo Maltese, condusse nel 1990 per evitare la demolizione del padiglione, per riconvertire quel fabbricato in un luogo di ricordo del cavaliere, in un luogo della memoria che manca a Siracusa e che sarebbe necessario far conoscere a tutti i siracusani, ai più giovani ma anche ai meno giovani.