Se il risparmiatore italiano non compra i Btp lo si può obbligare a farlo, con un prestito forzoso. Riflessioni intorno a una nota di Ferruccio De Bortoli

La Civetta di Minerva, 8 dicembre 2018

Nota Ferruccio De Bortoli che “mentre la frenata del Pil rende meno credibile il deficit per finanziare il reddito di cittadinanza e le pensioni anticipate, i timori su una minore crescita diventano globali. Resisterà chi investe per tempo in sostenibilità, digitalizzazione, formazione. Tutti macro trend in atto che la politica ignora”, “La brutta sorpresa della crescita zero nel terzo trimestre rende di fatto irraggiungibile quell’1,5% di sviluppo promesso nel 2019. Il livello di deficit del 2,4% per il prossimo anno sarebbe assai più accettabile se fosse indirizzato a promuovere soprattutto gli investimenti e ad aiutare le imprese a realizzarli”.

Infatti c’è stato un paese, in Europa, che ha approvato una manovra espansiva, come l’Italia, deviando, come l’Italia, dal deficit concordato con Bruxelles. Ma, al contrario dell’Italia, non è si è sognato di rompere con l’Europa. Questo paese è la Spagna, che nel terzo trimestre 2018 ha segnato un aumento del pil dello 0,6 per cento contro lo zero italiano. Nonostante la «manovra del popolo» sia stata alleggerita dalle misure su pensioni e reddito di cittadinanza che, forse, si affronteranno in seguito con un più lento iter parlamentare, la spesa pubblica in versione assistenziale, è certo, si gonfierà più del previsto. Intanto la pressione fiscale non scende e con il condono si promuove la diseducazione civica, spingendo il Paese verso il crinale della ingovernabilità, rincorrendo le tragedie legate al dissesto del territorio con costi sempre più insostenibili.

Illusioni, demagogia e una totale sottovalutazione di quello che sta accadendo nel mondo segnano questa stagione governativa. Sulla Harvard Business Review si trovano delle indicazioni su come si stia vivendo in un contesto di bruschi cambiamenti e come questo faccia pesare enormemente la sottovalutazione della questione legata alla formazione dei giovani a causa dell’invecchiamento della qualità della forza lavoro che è sempre più investita da un’innovazione tecnologica dirompente: intelligenza artificiale e robotica innanzitutto e internet delle cose che fa registrare apparenti contraddizioni tra aumento della disoccupazione e richiesta crescente di forza lavoro qualificata sempre più insoddisfatta. Ciò nonostante nel testo della manovra è scomparso il credito d’imposta sulla formazione e si sono sviliti i competence center mentre è tramontata l’alternanza scuola-lavoro come strumento per avvicinare la scuola al mondo delle professioni e del lavoro.

“La sostenibilità, l’economia circolare e condivisa dovrebbero essere cavalli di battaglia dei Cinque Stelle. Il «governo del cambiamento», al di là degli slogan, non appare mosso da grandi preoccupazioni sul riscaldamento climatico o sulla decarbonizzazione. Basterebbe un po’ di coraggio. Come? Tagliando, per esempio, i sussidi all’uso di alcuni carburanti, come il gasolio per il trasporto. Nel suo saggio, Enrico Giovannini ricorda l’impegno italiano nel sottoscrivere gli obiettivi dell’agenda 2030 dell’Onu. Alla quale non ci si conforma certo alzando i limiti per gli idrocarburi pesanti presenti nei fanghi di depurazione da sversare nei terreni agricoli, come si è fatto con il decreto per Genova”.

Harvard Business Review ipotizza che la crescita dell’economia internazionale possa subire una frenata se non una battuta d’arresto. Superiore alle stime. E lo si è visto con i deludenti dati europei sulla crescita del terzo trimestre; i tassi d’interesse in aumento non potranno che ingrossare il premio al rischio che gli investitori esteri pretendono per sottoscrivere titoli italiani, il che rende i margini delle politiche fiscali sempre più sottili mentre le tensioni geopolitiche si riflettono pesantemente sul commercio mondiale, riducendo gli spazi per le esportazioni italiane”.

Emilio Rossi, senior advisor di Oxford Economics, richiamando il rapporto sui macrotrends, scrive che in un quadro di così forti incertezze «la sostenibilità delle politiche di bilancio acquista una rilevanza crescente al fine di mantenere un favorevole clima di fiducia e di poter operare in maniera anticiclica nel caso dovessero materializzarsi situazioni negative per la crescita». In sostanza, il messaggio per l’Italia è semplice: attenti a non trovarvi, lungo il crinale di una maggiore spesa in deficit con pochi investimenti, scoperti e indifesi in caso di choc esterni. Il conto sarebbe devastante sul versante del finanziamento del debito. E dunque, comincia a fare capolino nella testa dei nostri governanti la eventualità di una pesante patrimoniale.

Nessun governo vorrebbe prendere in considerazio­ne una patrimoniale, ma potrebbe essere costretto a far­lo - vedi il recente flop di Btp Italia che ha dimostrato che non solo gli stranieri pen­sano che il debito pubblico rischi di diventare insostenibile Dunque, se il risparmiatore italiano non compra i Btp volontariamente lo si può obbligare a farlo, con una patrimoniale o un prestito forzoso Ma ciò comporta un ulteriore rischio: il default.

Un default avviene quando il debitore non riesce a rifi­nanziare il debito a scadenza o a emet­tere nuovo debito per far fronte ai pa­gamenti. Per lo Stato italiano il rischio è che qualche asta vada deserta. Nel primo trimestre 2019 ci saranno 64 miliar­di di Btp da rimborsare e in più cedole da pagare (25 miliardi dovuti agli interessi sui BOT), tutti concentrati tra febbraio e marzo; per cui si prevede che il Tesoro dovrà concentrare a gennaio, mese critico, le nuove emissioni (40 miliardi stimati) per finanziare la spesa: questo in un momento in cui gli investitori esteri scappa­no, gli italiani latitano, le banche sono già troppo esposte e termina il Qe della Bce.In un tale frangente, le opzioni di un Governo sareb­bero limitatissime. Potrebbe chiedere l'intervento stra­ordinario della Bce, che imporrebbe condizioni tra le quali è facile immaginare qualche forma di patrimonia­le. Se, invece, si optasse per il default, si dovrebbe avviare un lungo negoziato per la ristrutturazione del debito pubblico e alcuni creditori - come ad esempio la Bce - non accet­terebbero di subire perdite, rendendo così la ristruttu­razione maggiormente onerosa per l'Italia, come acca­duto alla Grecia. Minacciare l'uscita dall'euro per evitare patrimoniali è un’illusione: essa richiederebbe una modifica della Costituzione e una lunga trattativa con l'Europa dove potremmo solo avere la peggio, come insegna la Brexit.

Se il Governo non cambia registro rapidamente, la­sciando perdere le spacconate che servono solo a dan­neggiarci agli occhi dei governi europei con i quali, vo­lenti o nolenti, dobbiamo trattare seriamente, rischia­mo di andare a sbattere contro un muro anche prima delle elezioni europee. E allora la patrimoniale, che di­rettamente o indirettamente toccherebbe tutti, non sa­rebbe più una mera ipotesi.

La strategia comunicativa dell’attuale governo è ormai chiara: distrarre i cittadini dai temi economici relegandoli ad una questione di sovranità nazionale e di confronto a muso duro con quei cattivoni dell’unione europea o impegnando l’opinione pubblica, ogni giorno, in dibattiti su temi marginali e fuorvianti come la chiusura dei supermercati la domenica, i preservativi gratuiti, i termovalorizzatori come soluzione globale al problema dello smaltimento rifiuti, scatenando il dibattito su questa sparata demenziale, oppure coinvolgere un’altra parte dell’opinione pubblica nell’ipotesi dell’abolizione del valore legale del titolo di studio e via “rivoluzionando” verso un “cambiamento” sempre più simile ad un ritorno al passato della recessione e del sottosviluppo.