E non è funzionale al disegno del legislatore. In molti tramano per spingere la Regione verso scelte incomprensibili dal punto di vista economico

La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018

La finalità delle ZES, Zone Economiche Speciali, è di favorire la creazione di quelle condizioni favorevoli, sia in termini economici che amministrativi, necessarie allo sviluppo e alla crescita di imprese già operative ma anche alla nascita di nuove realtà industriali in zone quali quelle portuali, retro portuali e piattaforme logistiche.

I benefici previsti per le ZES comprendono quindi agevolazioni fiscali e semplificazione degli adempimenti amministrativi e burocratici; il cosiddetto decreto Sud ha previsto la creazione di almeno cinque ZES ín altrettante regioni meridionali, tra le quali la Sicilia dove, però, a tutt'oggi non sono chiare le aree interessate e soprattutto le loro dimensioni. Le ZES, ormai è sufficientemente chiaro, rappresentano una speciale opportunità per la crescita dei territori a vocazione industriale e un concreto stimolo alla crescita delle potenzialità portuali, ma il rischio è che vengano assegnate a zone prive di questa vocazione o addirittura lontane dai porti attivi e al di fuori di logiche strategiche per stimolare la crescita economica dei territori.

La politica italiana non si è caratterizzata, nel tempo, per favorire uno sviluppo organico dei territori dotate di porto e retro porto, né di governare lo sviluppo attraverso sinergie efficaci orientate allo sviluppo e alla crescita favorendo, spesso, logiche clientelari e determinando, così, la nascita di cattedrali nel deserto come è stato per la nostra provincia. La mancata verticalizzazione dell’industria chimica, infatti, segnerà inevitabilmente la decadenza e la inefficacia dello sforzo economico sostenuto dal paese con la cassa del mezzogiorno, minando, così il futuro delle realtà esistenti e vanificando la speranza di un futuro diverso per le popolazioni. Se si continuerà col creare cattedrali nel deserto, si finirà per isolare definitivamente non solo la Sicilia, ma tutta l'Italia dal resto dell’Europa che ci vedrà sempre come una palla al piede.

Il futuro, piaccia o non piaccia, è nella globalizzazione e la globalizzazione non sarà un problema solo se ci sarà un piano strategico coerente e capace di sfruttare vocazioni e infrastrutture già presenti, quali le aree portuali e retroportuali; solo in questo modo le ZES potranno diventare lo strumento necessario per sviluppare l'economia dei territori e la loro attrattività nei confronti di eventuali stakeholders. La perimetrazione delle ZES in aree distanti dai porti e dalle ferrovie o ad esse non collegate non solo non è funzionale al disegno del legislatore, ma depaupererà quelle aree che già rappresentano un importante snodo strategico, dal punto di vista logistico, come quella contenuta nell’area dell’ADSL dello Ionio (che andrebbe estesa comprendendo Siracusa e gran parte del ragusano) e che sarebbero già pronte per aprire una nuova pagina dello sviluppo economico della regione. Purtroppo sono in molti quelli che stanno tramando per spingere il governo regionale verso scelte incomprensibili dal punto di vista economico e funzionali solo ad una politica clientelare che già ci ha visti soccombere troppe volte.

Restiamo, comunque, in attesa delle decisioni di questa “buttanissima” Sicilia, che speriamo rapide (altri territori hanno già impiantato le Zes da mesi) e funzionali, nella speranza che non sia l’ulteriore causa persa.