La riflessione pittorica di Mauro Drudi sulla donna, nella chiesa di via Dione nel centro storico di Siracusa

La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018

Lungi da noi affermare che l’arte sia o debba essere portatrice di un messaggio – quando invece è portatrice di mistero ed evocazione – ma alcune considerazioni sorgono spontanee visitando la mostra LEI di Mauro Drudi, ospitata presso la Chiesa di San Cristoforo in via Dione a Ortigia, esposizione che si pone come “una riflessione pittorica sulla donna”.

Il 25 novembre è dedicato da anni ormai ad happening poetici, spettacoli musicali e teatrali, tutti incentrati sulla violenza contro le donne in ricordo delle sorelle Mirabal, trucidate dalla dittatura dominicana, e quindi in memoria di tutte le vittime di femminicidio; pensiamo inoltre alle donne messicane dal cui massacro germogliò l’installazione artistica delle scarpe rosse che invadono piazze cortili strade palazzi, all’iniziativa “Posto occupato”: l’arte può quindi farsi provocazione e illuminazione, come nel caso di questo lavoro manuale di stilizzazione POP operato dall’artista Drudi sul volto della meravigliosa “Annunziata” di Antonello da Messina, dipinto del 1476 che nella sua moltiplicazione che non è mai seriale diventa la storia di una Donna e di tutte le donne.

Superfici diverse per dimensioni, forme e colori, scabre o lisce, incrinate, levigate da tempo uso e vernici, maltrattate e bruciate: l’Annunziata ci guarda e ci sfida a guardarla, a vederla al di là di ogni pregiudizio – culturale e razziale – in un percorso che tra le luci e ombre della Chiesa (l’Annunziata se ne fa gentile ospite e la arricchisce al tempo stesso) guida il visitatore dalle donne abusate, picchiate, prigioniere o sfigurate dall’acido – rappresentate dal materiale “violentato” e non dalla mano del pittore, che fa un passo indietro rispetto alla sofferenza delle donne non sentendosi capace di rappresentarla ma di consegnarla a chi guarda facendo parlare le superfici e i colori – alla loro forza, alla loro resilienza come amiamo dire oggi; dalla donna occidentale, solo apparentemente emancipata, che nasconde sotto una superficie patinata frustrazione, violenza quotidiana e depressione, dalla donna orientale e africana che soffre indicibili torture, si passa alla “Città delle donne”, totemica icona di ciò che nelle donne è indistruttibile.

L’angolo buio, da illuminare con una torcia o la luce dello smartphone, ospita “Le reiette”, donne emarginate, escluse, non volute, che non trovano posto e ruolo nella società che le rigetta.

La minuscola LEI, nascosta all’interno di una nicchia, potrebbe forse ricordarci il nostro posto nell’universo, il nostro piccolo sguardo particolare all’interno di un infinito di luce, noi stessi, LEI appunto, come la piccola donna di Nazareth, appartata dalla Storia, portatrice di un Mistero più grande, che ancora ci scruta dal quadro di Antonello.