“La storia - dice l’attrice – rievoca il rapporto di una donna con l’uomo che l’ha poi uccisa. Lo spettacolo è la favola di una bambina diventata prostituta, salvata tra i miasmi e l’immondizia dalle cicogne”

La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018

Presso la Chiesa evangelica battista di Siracusa in via Agatocle, per la regia di Giannella Loredana d’Izzia, è stato rappresentato lo spettacolo “Voce di Donna” – Dalla parte delle Cicogne – La Donna senza Nome (due monologhi di Lina Maria Ugolini e Clelia Lombardo). In scena (video e luci sono stati curati da Alessandro Sipione) Anna Passanisi e Aurora Miriam Scala, con la partecipazione di Giorgia Matarazzo e Cristiana Fontana.

Significativa coincidenza quella della messa in scena dei testi con la scomparsa di Bice Mortillaro Salatiello, anima storica del movimento femminista palermitano, anima della folle avventura di quelle che oggi sono ricordate come “Le donne del digiuno” (aveva militato lungamente nell'Udi, l'unione delle donne in Italia), accampate di fronte al teatro Politeama per più di un mese all'indomani delle stragi di mafia del ‘92.

Donne dunque: attrici, registe, danzatrici, scrittrici, donne che narrano di donne e danno voce alle donne che non hanno più la parola o è loro impedita.

“La Civetta di Minerva” (che si era occupata qualche anno fa dell’Andromaca di Clelia Lombardo, interpretata da una superba Carmelinda Gentile) ne ha parlato con l’attrice Aurora Miriam Scala, che il pubblico ha avuto recentemente modo di apprezzare ne “Le Rane” al Teatro greco di Siracusa, spettacolo replicato nell’ultima stagione INDA e trasmesso anche su Rai5:

“La mia è una testimonianza dall’aldilà: una donna rievoca il rapporto con l’uomo che l’ha poi uccisa. È un monologo molto lineare con dei movimenti di scena geometrici, asciutto nella forma e intenso nell’interpretazione, una presa di coscienza spesso anche aggressiva di quanto accaduto; il testo interpretato da Anna Passanisi, poetico e sognante, commovente in molti punti, è la favola di una bambina diventata prostituta, salvata tra i miasmi e l’immondizia dalle cicogne”.