Dopo i recenti nubifragi, gli interventi nei territori per contrastare il rischio idrogeologico saranno tempestivi e congrui come i salvataggi degli istituti di credito?

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Originariamente il termine spread aveva altri significati (diffusione / spargimento / dispersione rispetto ad un valore medio) ma ormai si è consolidata la sua specializzazione semantica di "differenziale" ed è in atto una estensione del suo campo semantico per il suo utilizzo come sinonimo di altri concetti: "disallineamento"," squilibrio", "asimmetria", "discriminazione", "discrasia", "divario", "gap", ecc.

In economia indica la differenza di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi. Di solito ci si riferisce al differenziale di rendimento tra BUND tedeschi e BTP decennali: certificati di debito emessi dallo stato per ottenere liquidità da parte di risparmiatori o di "investitori istituzionali" (fondi comuni) attivi sui mercati. Lo spread misurerebbe anche la fiducia degli investitori nei confronti dell'uno o dell'altro titolo debitorio: se sale lo spread, ciò vuol dire che diminuisce la fiducia degli investitori nella capacità dello stato di risarcire il debito contratto per la moneta avuta in prestito. Rispetto alla Germania!

Ma la Germania, che ha il sistema industriale più efficiente d'Europa, è poi realmente così affidabile come sistema economico? O è più esposta di noi all'alterna fortuna delle umane sorti? Certamente il suo sistema bancario non è più affidabile del nostro. Le nostre banche hanno più sofferenze dovute ad un eccesso di prestiti a rischio di mancata restituzione; infatti sono state generosamente elargite somme ad amici degli amici, senza le necessarie precauzioni, mentre non sono stati adeguatamente finanziati imprenditori meritevoli di fiducia. Ma le banche tedesche hanno commesso probabilmente errori ancora più gravi, avendo acquistato una maggior mole di titoli tossici. I risultati degli stress test sembrano confermare la maggiore solidità delle banche italiane testate.

Ma i signori che manovrano lo spread continuano imperterriti la loro narrazione sulla inaffidabilità del sistema Italia. Si riferiscono allo stato italiano e non alle banche. Perché così fa comodo. Ma la bugia dello spread si sgonfierà come un palloncino punto da uno spillo, se crolleranno le banche tedesche prima di quelle italiane. Ovviamente ci si auspica che questo scenario non si realizzi, perché crollerebbe tutto il sistema finanziario globale. Sarebbe ora, tuttavia, che i mestatori di Germania, di Bruxelles, di Strasburgo, di Parigi e dei mercati mondiali la smettessero di romperci le kartoffeln.

Piuttosto mettano fuori gioco ogni spread. Come? Varando norme per mettere al sicuro da ogni speculazione gli stati dell'eurozona e l'economia reale. Per esempio, suggerendo l'internalizzazione del debito pubblico di ciascuna nazione dell'Eurozona. In tal modo gli speculatori rimarrebbero fuori gioco. L'Italia ha una massa di risparmio privato abbastanza consistente per poter realizzare questo obiettivo; altri stati no. E certi gradassi sarebbero ridotti ad un silenzio imbarazzato.

Uno spread ben più significativo e più rischioso, di cui troppi preferiscono tacere, è lo squilibrio crescente tra gli attivi finanziari (sproporzionati) e valore complessivo dell'economia reale. Già nel 2007 le somme in gioco nei mercati finanziari superavano di gran lunga il valore del PIL mondiale. La loro crescita ha fatto segnare un ulteriore travolgente sviluppo anche negli anni della lunga crisi, non ancora finita. Se l'alluvione monetaria avviata prima dalla FED e poi proseguita ed emulata da Draghi con il Q.E. non ha prodotto esiti inflazionistici, probabilmente la cosa si spiega con il fatto che gran parte di quella moneta è stata risucchiata dall'idrovora della finanza speculativa, che l'ha sottratta all'economia reale, mentre un'altra parte è servita alle banche debolucce per consolidare le proprie riserve.

C'è da chiedersi cosa succederebbe se un evento improvviso scatenasse il panico e spingesse i risparmiatori a disinvestire le loro risorse, incautamente puntate su prodotti finanziari ad alto rischio: derivati al quadrato e al cubo, cioè salsicce finanziarie infarcite di merda. Probabilmente salterebbe il sistema globale. Perché non c'è nel mondo moneta sufficiente a rimborsare l'ammontare stratosferico del valore dematerializzato investito in prodotti finanziari. Ma nessuno parla di tale spread tra economia reale e finanza governata, nell'ombra, dagli "incappucciati", come li definiva il compianto professor Federico Caffé. Il pericolo sopra ventilato c'è ed è colossale, ma nessuno lo rappresenta o lo evidenzia. E nessuno si sogna di mettere un freno efficace alla speculazione. Si preferisce ingigantire il "rischio Italia" e prospettarlo come più grave del "rischio sistema". Errore o falsità intenzionale?

Un altro spread: il dislivello o la discriminazione tra figli e figliastri. Ovvero: indebitarsi ulteriormente è possibile, ma solo per salvare le banche. Secondo la vulgata, ripetuta sino alla nausea dagli economisti mainstream o seguaci del pensiero unico dominante, bisogna stringere la cinghia, ridurre la spesa sociale, proseguire a tutti i costi con l'austerity… Tacciono queste maledette prefiche sull'ammontare degli interessi (questi sì da ridurre!) che stiamo pagando su un debito pubblico, in buona parte indebito o irrazionale; e tacciono sulle spese che ci sono state addossate per il salvataggio delle banche. Ben 20 miliardi con un unico provvedimento. Ma dal 2015, per tirare fuori dai guai Monte dei Paschi di Siena, Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara, Carichieti, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e i loro direttori generali, sarebbero stati sborsati complessivamente ben 31 miliardi di euro. Ne basterebbero una ventina, pare, per mettere al sicuro il territorio italiano dal rischio idrogeologico.

Ma guai a ipotizzare una spesa aggiuntiva di tal genere: gli eurokillers ci fulminerebbero, se osassimo azzardare una spesa extra di tale entità, sia pur giustificata da una finalità così importante, che creerebbe innumerevoli opportunità di lavoro in tutto il territorio. Già ci massacrano perché abbiamo osato preventivare uno sforamento del 2,4 % nel rapporto deficit PIL, che pure è inferiore al fatidico 3% che lor signori hanno segnato come limite invalicabile o come riedizione in chiave attuale delle colonne d'Ercole. Se però il fine fosse quello di salvare le banche, sarebbero disposti a chiudere un occhio ed anche tutti e due, magari per accusarci, poi, a salvataggio effettuato, di aver trasgredito il divieto di fornire aiuti di Stato. Già, perché noi non possiamo farlo. Loro sì. E lo hanno fatto! Poi hanno ideato il bail-in: se una banca va in malora, ci rimettono i risparmiatori.

A salvare per primi le banche, con incredibile tempismo, furono gli USA. Occhio alle date! Il 15 settembre 2008 la banca di investimento Lehman Brothers – ritenuta troppo grande per fallire e valutata dalle agenzie di rating nel modo più lusinghiero (con attribuzione della tripla AAA) – dichiarò fallimento, avendo in pancia 600 miliardi di crediti immobiliari inesigibili. A meno di una settimana di distanza (il 21 settembre) le banche di investimento Goldman Sachs e Morgan Stanley (anch'esse ritenute troppo grandi per fallire, ma di fatto giunte sull'orlo del baratro) ottennero dalla Federal Reserve il riconoscimento della qualifica di banche ordinarie per poter così essere salvate grazie ai prestiti di emergenza. Appena 11 giorni dopo, il 2 ottobre 2008, il governo americano attuò un piano di salvataggio (TARP) e fornì graziosamente alle banche 700 miliardi di dollari.

Che c'entra lo spread? Se lo intendiamo come discriminazione, c'entra. Provate a rendere esecutivo, in tempi così rapidi, un intervento governativo a favore di terremotati, di alluvionati, o di comuni mortali colpiti da catastrofi eccezionali. Qualcuno dirà che stiamo confondendo in un unico discorso pere e mele. Esatto! Lo spread che stiamo denunciando sta proprio lì: in quel discrimine tra mondo dei comuni mortali (che possono essere lasciati nella sofferenza) e iperuranio bancario, che può ottenere soccorsi immediati e incredibilmente generosi. A tal punto generosi che i colpevoli della bancarotta possono farla franca e rimanere al loro posto di manovra o uscirsene con liquidazioni da nababbi, senza rimetterci un centesimo e senza che lo stato soccorritore nazionalizzi la banca salvata o la ponga sotto il suo controllo.

Dopo i recenti nubifragi che hanno sconvolto il Nord e il Sud del paese, le proposte di interventi per finanziare la messa in sicurezza del territorio si sprecano. Come in occasioni passate. Vedremo se la politica saprà essere capace di intervenire con la stessa celerità e generosità usata verso le banche.

E che dire dell'altro spread, che ancora esiste, tra gli interessi che vengono richiesti ad un imprenditore del Nord e a uno del Sud? Perché è consentito alla stessa banca di praticare un tasso diverso nelle diverse regioni (d'Europa e persino della stessa Italia) in cui essa abbia aperto sportelli? Tutto ciò con la complicità omertosa della politica, succube o connivente.

E c'è uno spread anche a causa dell'ignavia con cui lo Stato non protegge adeguatamente da angherie di organizzazioni mafiose e paramafiose i cittadini di alcune regioni più sfortunate di altre: il pizzo che vari imprenditori di alcune regioni pagano alla criminalità organizzata è una tassa ingiusta, inaccettabile e fortemente discriminatoria. Certo alcuni la pagano con rassegnazione e in ciò si rendono anch'essi complici (per sottomissione volontaria) di questo sistema basato sulla discriminazione e sulle disparità. Ma la colpa maggiore va attribuita ad una politica che non riesce a farsi valere ovunque e che non assicura a tutti uguali condizioni di sicurezza e di protezione.

C'è ancora uno spread (più banale e più ordinario) nella disattenzione perenne alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini delle regioni del Sud: perché le nostre Ferrovie (ancora statali, eccettuato Italo, anche se hanno assunto il nome di Trenitalia S.p.A.; ancora, per fortuna, statali, poichè il loro status giuridico è quello di azienda partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato) riversano qui nel Meridione il materiale rotabile più vetusto e più deteriorato? E perché investono qui meno che altrove, cioè quasi meno di niente, per potenziamento e manutenzione degli impianti? E forse lo stesso si potrebbe dire per gli edifici scolastici, per l'edilizia pubblica in genere, per la sanità, per la giustizia…

E perché altre opere pubbliche (nuovo ospedale di Siracusa, di cui la Civetta si è occupata in un precedente numero), devono rimanere nell'Olimpo dei sogni irrealizzati per l'insipienza della politica locale, regionale e nazionale? Ma quest'ultimo spread, ad onor del vero, è imputabile soprattutto all'insipienza di tanti elettori, ancora gravemente condizionati da una mentalità clientelare e feudale, che li assoggetta a signorotti della politica di nessuna levatura, rappresentanti di interessi opachi. Costoro andrebbero radiati dai loro stessi partiti. Ma continuano a restare a galla, poiché sono collettori di voti clientelari. E fanno gola alla politica senza idee e senza principi. Insomma nei partiti c'è ancora un conflitto o uno iato o un gap o uno spread tra interessi elettoralistici e fedeltà ai principi sbandierati.