Valeria Tranchina (Spi Cgil): “Nel capoluogo si chiedono tra mille e 1.600 euro”. “Su 120 mila pensioni Inps l’80% è sotto i 650 euro, in zona industriale 1.300”

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Cos’è e cosa fa lo Spi Cgil?

Lo Spi è un sindacato variegato, qui devi riuscire a farti capire perché vi sono ex lavoratori provenienti da tutti i settori lavorativi, ognuno con diversa esperienza di lavoro.

E di vita?

Si. Infatti, la parte più bella della categoria è occuparsi del sociale, dato che non possiamo incidere sul reddito delle varie pensioni trattate ai tavoli nazionali. Giunge sempre meno denaro alla Regione e ai Comuni, ma il sociale deve essere lo stesso gestito; su questo notiamo nei Comuni la non individuazione delle priorità e verifica dei bisogni delle persone.

Cosa fate voi?

Abbiamo oltre 20.000 iscritti, non sono tanti in una provincia di 400.000 abitanti in cui gli anziani sono la maggioranza. Perciò quando sono entrata a dirigere lo Spi ho studiato la situazione all’Inps e ho osservato che su 120.000 pensioni erogate l’80% è mediamente sotto i 650€, chiaramente dai pensionati provenienti dalla zona industriale la media sale a 1.300€. Sai, è faticoso andare avanti in questa situazione.

Eppure vedo che spingi con caparbietà.

Qui, ognuno di noi dà con molto impegno. Io credo in questa segreteria. Prendendo l’incarico ho cambiato le persone per farci percepire all’esterno. Infatti, la prima decisione è stata quella di creare gli sportelli d’ascolto nella provincia. Ciò voleva far capire che ci occupiamo delle persone e non solo degli anziani, quelli non autosufficienti o diversamente abili, ma anche delle loro famiglie. È per questo che andiamo a ricercare la contrattazione sociale da dieci anni come Cgil e Spi nazionale, ma è nostra la titolarità. Abbiamo fatto una contrattazione sociale al comune di Noto e abbiamo trovato un comune predisposto a ciò. Nel 2017 l’accordo nazionale sindacato/governo ha ratificato che l’evasione fiscale che emerge venga stornata in quota parte nei Comuni per le politiche sociali.

Quali i comuni più aperti alla contrattazione?

Augusta, Noto, Canicattini in assoluto, lì vi sono politici lungimiranti e con loro abbiamo preparato un grande programma.

Quali sono i pensionati che si avvicinano a voi?

La maggior parte è di provenienza operaia e bracciantile, ma da qualche anno stiamo intercettando pensionati provenienti dalla scuola e funzione pubblica. La media attuale dei nostri iscritti è di 70 anni per via della legge Fornero. A incrementare la categoria dovrebbero farlo le categorie di provenienza, che poco si mobilitano, così il loro iscritto quando diventa pensionato pensa che non serve entrare nello Spi, non è utile. Difatti, dai nostri 100 iscritti Cgil solo il 25 va in Spi, perché non c’è la consapevolezza a cosa può servire lo Spi.

Siete percepiti come una parte del padronato?

Abbiamo fatto l’analisi dei bisogni tramite gli sportelli d’ascolto nelle 12 leghe più importanti.

Qual è il riscontro?

La gente è povera, anche i pensionati con 1.500€ sono costretti a sopperire alle esigenze dei figli e fanno da ammortizzatori sociali. I nostri diritti non sono eguali a quelli che hanno a Milano, non paghiamo le stesse tasse, ma abbiamo erogazione di servizi di tutt’altra natura. In queste situazioni l’anziano rinuncia a curarsi per sostenere la famiglia allargata. Su questo stiamo facendo battaglie mirate con i PAC (piani azioni coesione), vi sono anziani che hanno bisogno d’assistenza domiciliare da parte del Comune e dell’Asp e si va a contrattare. Alcuni Comuni hanno presentato programmi per far giungere, attraverso fondi europei, assistenza domiciliare a 75 persone, è il caso di Siracusa, Augusta, Noto. Eppure sono 500/600 le richieste. Inoltre, è un servizio di 2/3 ore a settimana; Che tipo di assistenza è? Un nostro lavoro è di suggerire ai Comuni i fondi europei disponibili, ma ci scontriamo con l’inefficienza di questi, dobbiamo così noi presentare loro dei progetti. Sai, crediamo e ci battiamo per una condizione importante, quella che l’anziano deve invecchiare bene, in modo attivo, non a casa in solitudine.

È qualità di vita?

Si, è uno dei miei cavalli di battaglia. Difatti, abbiamo aperto l’osservatorio qualità della vita sul territorio, non solo per anziani ma per famiglie e cittadini, perché in famiglia si deve accudire l’anziano e non vi sono servizi. Abbiamo fatto un censimento delle case di riposo. In provincia abbiamo trovato 113 strutture di cui solo tre pubbliche. Queste case hanno rette da brivido tra 800/1.200€ e non ne conosciamo la qualità del servizio, poi quelle di Siracusa tra 1.000/1.600€. Come può andarci un pensionato? Così sono i figli che devono subentrare e occuparsi di loro, specie quando non possono pagare, diventando ciò un doppio peso in famiglia. Inoltre, un grave problema sono le donne anziane e la loro marginalità che porta a delle priorità da focalizzare oltre alla povertà.

Come mai queste alte rette alle case di riposo?

Già, anche per anziani con alte pensioni quelle rette sono alte, perché poi devono aggiungersi le medicine e altro, come fanno? Abbiamo cercato di entrare in queste strutture per verificare la qualità dei servizi, ma ci è stato negato. Solo aggirando l’ostacolo, cioè la verifica da potenziali clienti, siamo entrati in una. Andando poi alla camera di commercio troviamo che queste imprese risultano di varie tipologie, alcune B&B, altre cooperative sociali, ecc. Eppure la gente si affida ad esse. Un’altra nostra iniziativa è quella di portare alla luce la violenza alle donne anziane tra le mura domestiche.

C’è ancora dell’altro?

Certo, Abbiamo presentato nel 2017 un progetto d’assistenza domiciliare a Canicattini coinvolgendo la Filcams Cgil (sindacato del commercio) che si occupa anche di assistenza sociale badanti e collaboratori. C’è una legge regionale che parla di assistenza familiare e da ciò discende un elenco in cui sono registrati tutti quelli con qualifica, titolati. Fra questa lista e i Comuni non c’è nessuno scambio. Così anche nelle emergenze ti trovi solo. Abbiamo ottenuto dal Comune di Canicattini che si intestasse ciò, per cui l’amministrazione deve creare una lista dando occupazione. Questo, dev’essere capito, è fare un salto di qualità. Si farà un bando per collaboratori e badanti, così il Comune prenderà in carico la domanda e l’offerta di lavoro per le famiglie. Inoltre, predisporrà 40 ore di formazione sulle abitudini alimentari e altro, dato che ci si affida anche a stranieri che non sanno neppure parlare.

Un bel lavoro

Dico sempre ai sindaci: a voi e noi la gente si rivolge, i politici girano solo per le elezioni. Invece, noi e loro siamo presenti tutti giorni in prima linea e dobbiamo prenderci anche gli insulti dalla gente. Difatti è proprio sul territorio che ci muoviamo in luoghi pubblici come nelle piazze. È importante la formazione al nostro interno, ne abbiamo effettuata 35 giorni nel 2017. Poi, nel 2013, centenario della nascita Cgil di Siracusa, data scoperta da me, abbiamo programmato iniziative nelle scuole per tramandare la storia di cos’era, cos’è oggi e cosa può fare il sindacato. È stata un’iniziativa entusiasmante.

Cosa bisogna aggiungere a tutte queste iniziative?

Abbiamo un bel rapporto con gli studenti. Infatti, per l’episodio di violenza avvenuto a Grottasanta è stato organizzato un incontro alla camera del lavoro. Era stracolma, perché noi facendo rete avevamo coinvolto l’associazionismo (Arci, Agesci, ecc.), ciò per incidere meglio sul disagio e la solitudine che vivono i giovani e gli anziani e capire perché si giunge a questi momenti di violenza. Un’altra iniziativa avviata è quella di un percorso di valorizzazione del territorio oltre le persone tramite prodotti tipici. Abbiamo iniziato da Palazzolo …