Porta a porta o cassonetti di prossimità per la differenziata? È il momento di riprogettare dalle fondamenta questo delicato e strategico servizio per la città

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Con la decadenza del contratto d’appalto settennale decretata dalla sentenza del CGA e con l’aggiudicazione della gara ponte da parte della Tekra, sembra chiudersi l’era dell’IGM nel Comune di Siracusa. Infatti, indipendentemente dall’esito del ricorso (e da qualche eventuale ulteriore proroga) presentato in merito dalla stessa IGM e su cui il TAR di Catania si dovrebbe pronunciare a dicembre, dovremmo (il condizionale è d’obbligo) essere giunti alla vigilia di una nuova fase storica per la nostra città per quanto riguarda il servizio di Igiene Urbana e Raccolta Differenziata.

Questo quanto promesso dall'amministrazione comunale che ha rassicurato i cittadini su una conclusione del processo di stesura, pubblicazione ed assegnazione della nuova gara d’appalto, in ogni caso, entro l’estate.

È dunque il momento di ripartire da zero e riprogettare dalle fondamenta questo delicato e strategico servizio per la città partecipando se possibile costruttivamente al dibattito cittadino a partire dalle indicazioni che si possono trarre dagli errori del passato (ampia è la casistica di cui si dispone) e prendendo spunto dalle (altrui) esperienze virtuose.

I dubbi e gli interrogativi da porre all’attenzione della cittadinanza e dell’Amministrazione non sono pochi. Ci si chiede in primis da quali professionisti sarà composta questa volta la Commissione di Gara che dovrà gestire il procedimento. Non si è ancora spenta l'eco della sentenza "scioccante" del CGA che ha provocato enormi disagi e danni economici alla città dovendosi annullare l’intero procedimento di assegnazione dell’appalto a causa della scarsa trasparenza con cui era stata svolta la gara e per la superficialità con cui i requisiti delle aziende partecipanti non erano stati accertati.

E chi, nell’interesse cittadino, dovrà governare il servizio e gestire l’esecuzione del contratto d’appalto?

È chiaro a tutti che, per la città e per i cittadini, il servizio di Igiene Urbana è probabilmente il più importante in termini economici, strategici e ambientali. L’esperienza recente ha dato i risultati che tutti conosciamo. Le persone incaricate hanno gestito l’Appalto part-time (avendo troppe altre rubriche e incarichi) e senza le dovute competenze specifiche ed è quindi legittimo chiedersi se sia opportuno che lo stesso Assessorato chiamato a governare l’Igiene Urbana continui a occuparsi (tra l’altro) anche di rubriche come Lavori Pubblici, Scuola e Informatizzazione. Un carico di competenze davvero insostenibile.

Esistono poi anche un Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC) e un ufficio ambiente, soggetti e organismi di centrale importanza in qualsiasi altra città, che dovrebbero occuparsi a tempo pieno, se necessario con gli straordinari, di monitorare il corretto svolgimento del servizio per i quali si auspica un salto di qualità in termini di dedizione e di competenze.

Ma soprattutto restano le domande scaturenti dalle maggiori criticità riscontrate nella gestione del servizio, una tra tutte: porta a porta o cassonetti di prossimità per la differenziata?

La responsabilità ambientale e gli obiettivi di legge che devono essere raggiunti (65% di percentuale di differenziata sul totale dei rifiuti prodotti) lasciano pochi dubbi. Il sistema di porta a porta spinto è il solo sistema che, in assenza di una radicata cultura ambientale ed in assenza di impianti altamente tecnologici di selezione del rifiuto multimateriale, possa consentire il raggiungimento di obiettivi così ambiziosi.

E il servizio porta a porta, se ben svolto e ben governato, consente d'altra parte anche un maggiore controllo e una chiara riconducibilità del rifiuto a colui che lo ha prodotto ponendo così i presupposti per un’efficace attività di monitoraggio dei conferimenti e per il superamento della TARI con l’introduzione al suo posto della TARIP (tariffazione puntuale).

La disastrosa esperienza fatta nell’ultimo anno in cui il servizio porta a porta è stato maldestramente avviato ha dato forza al peggior nemico della differenziata e cioè alla convinzione in buona parte della cittadinanza che nella nostra città tale modalità non possa funzionare. Che vi sia una sorta di insuperabile incapacità congenita nella nostra popolazione a fare ciò che altrove (anche a pochi chilometri da noi) viene regolarmente fatto. Molti ritengono allora necessario ricorrere ai cassonetti di prossimità o addirittura di dover rinunciare totalmente alla differenziata e al sistema del riciclo rilanciando l’idea anacronistica di ricorrere a nuovi termovalorizzatori (cioè bruciare tutto).

È proprio quest’ultimo forse il più grosso ostacolo da superare?