Il turismo ha assunto a Siracusa un carattere impetuoso, dirompente, con comprensibili risvolti “anarchici” nel suo funzionamento, ma ha immesso un alto tasso di produttività nell’economia

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Augurandoci che la ripresa politica segni davvero una forte discontinuità per l’attuale Giunta comunale di Siracusa, rispetto ai toni incerti del suo insediamento, alle polemiche che ancora oggi trascinano su di essa un’immagine negativa per alcune decisioni della precedente – la vicenda di piazza D’Armi ne costituisce il volto approssimativo –, alla percezione diffusa della persistenza di un clima di debole coinvolgimento sociale, alle emergenze – prima tra tutte il tema complesso della gestione dei rifiuti e del nuovo appalto che vedrà la luce nel prossimo anno – e all’urgenza di imprimere un vero e proprio salto di qualità rispetto alla Giunta Garozzo, costruendo un diffuso itinerario di azioni politiche con un ampio coinvolgimento dei diversi corpi sociali e gruppi intermedi (volontariato, sindacati, forze della cultura, professioni, ecc.), vorrei provare a suggerire un tema che in questi ultimi anni è venuto assumendo un rilievo dirompente.

Ci riferiamo ad un aspetto decisivo del settore “Turismo”, ed in particolare a quella dimensione economico-sociale che ha assunto a Siracusa un carattere impetuoso, dirompente, con comprensibili risvolti “anarchici” nel suo funzionamento, ma che ha immesso un alto tasso di produttività nell’economia. Si tratta in modo incontrovertibile della forte espansione della piccola e media ricettività turistica. Se tra B&B, case vacanze, affittacamere, ecc., sono circa 300 le strutture ufficiali (quelle che hanno regolarmente inoltrato la Scia – l’avvio inizio attività – presso il Comune), ne esistono probabilmente un migliaio nella sola Siracusa, nati e operanti in modo “informale”, secondo i canoni del codice civile. Gli effetti di tale fenomeno, ricco e tumultuoso, anarchico e irregolare, letti nella loro valenza decisiva rappresentano l’ambito più emblematico in cui l’azione politico-istituzionale può rinvenire un campo decisivo di intervento, dal momento che in questo universo si coagula il punto di giuntura tra “bisogni” ed “interessi”. Vale a dire, le istanze “vitali” indotte dalla crisi economica e di lavoro della nostra realtà sociale, e attorno alle quali è possibile costruire una vera, significativa strategia politico-amministrativa.

E’ accaduto infatti che, con la profonda crisi dell’area industriale e l’alta disoccupazione giovanile e la correlativa, inaudita espansione della domanda di turismo (oltre a Siracusa, si pensi a Noto, Marzamemi, Palazzolo, Arenella e zone a mare, ecc., dove il numero di 1.000 case di Siracusa si moltiplica), segmenti significativi di cittadini (giovani, proprietari di case/ville con figli disoccupati, gruppi di piccole imprese informali, ecc.) hanno messo in produttività un vasto patrimonio edilizio, già “pronto all’uso” o riqualificandolo, destinandolo a piccole ricettività turistiche. Come sopra detto, quel plesso «bisogni/interessi» ha così costituito una valvola di sfogo per qualche migliaio di persone e giovani, tra precarietà e inedite opportunità, sì da configurare il settore della «piccola/media recettività turistica» come un decisivo ambito produttivo – pur se insieme anarchico e irregolare; ufficiale e “informale”, con norme certe ma anche regole borderline, ecc. –, fortemente aperto a sviluppi strategici che meritano una profonda, urgente attenzione da parte delle Istituzioni.

Da oltre un decennio – fenomeno diffusissimo in tutto il mondo – il web ha fortemente modificato sia l’offerta che la domanda, “individualizzando” le dinamiche comportamentali nel turismo. Le piattaforme mondiali del turismo (Booking, Airbnb, Homeaway, ecc.) dominano incontrastate l’offerta, facendo saltare tutte le forme classiche di mediazione di ricerca. Viaggiatori/turisti ed anche chi offre ospitalità, in piena trasparenza condividono relazioni, conoscenza e “giudizio” delle strutture dell’offerta dentro un quadro fortemente consolidato.

Le presenze turistiche in Italia e in Sicilia conoscono poi un’inedita espansione negli ultimi anni, il che è positivo, ma richiede un’esigenza organica di riflessione strategica e sistemazione organizzativa del sistema. Ne è testimonianza sia la misura dei Governi precedenti che avevano istituito la cedolare secca di tassazione a carico della mediazione dei portali web, poi impantanatasi in un quadro di incertezze, ma anche la riflessione aperta in molte città europee sui rischi di svuotamento abitativo che sta modificando la composizione dei centri storici, col rischio di una perdita d’identità culturale e civica degli stessi – il caso Ortigia è emblematico in tal senso.

Il tema dell’urgente riequilibrio sociale tra centro civico e periferie urbane va inscritto in tale problematica. Andrebbe pertanto realizzata una chiara «messa in rete» di questo ampio universo economico-sociale e produttivo dell’ospitalità (che si muove essenzialmente sotto dinamiche e motivazioni di carattere “individualistico”), da parte dei Comuni – Siracusa in testa –, affinché l’evidente disordine che connota un fenomeno espansivo che movimenta risorse e mercato (peraltro in forte espansione, dove ci si dipana tra norme esistenti e in itinere; confusione di ruoli/competenze; libertà di impresa e regole/vincoli datati, poca conoscenza e bisogno di nuove riforme, ecc.) non faccia prevalere né una sorta di «guerra tra poveri» (Grandi Hotels contro piccoli operatori; piccole attività di ospitalità con Scia contro proprietari di case operanti secondo cod. civile per “locazioni brevi” o con improvvisate attività “informali”, ecc.), né lo stato dell’attuale irregolarità individualistica, né una mera funzione repressiva o penalmente punitiva che rischia di spegnere un quadro economico-sociale che va appunto – ripeto – «messo a sistema», ordinato dentro una cornice di regole chiare ma anche di azioni propositive, coordinamento e permanente strategia turistica.

L’Amministrazione comunale – così gli altri Comuni – deve affinare al più presto una proposta politico-programmatica che sappia parlare a questo vasto mondo, sia ufficiale che “informale”, composto da centinaia e centinaia di energie umane e piccoli operatori, che hanno acquisito competenze e anche ruoli di piccola imprenditorialità, per costruire insieme una griglia di regole, relazioni, condivisioni strategiche, qualificazione del servizio per costruire insieme agli operatori aderenti una sorta di «Portale Turismo Siracusa» – un marchio di riconoscimento di “qualità” a questo disseminato «sistema di ospitalità turistica Siracusa».

Un luogo solido di coordinamento strategico che sappia misurare la propria azione sul target «agire localmente/pensare globalmente» per affrontare finalmente il tema di una vera strategia di destagionalizzazione. In tale quadro, pagare tutti – pur differenziata per strutture – la tassa di soggiorno, finalizzata a scelte di politica turistica trasparente, verrà visto non solo un obbligo normativo, bensì una scelta condivisa e conveniente nella consapevolezza di una strada che incrementi condizioni di sviluppo e superi pressappochismi, ritardi e vuoti strategici, dando vita ad una costruttiva politica dei “turismi”, oltre la mera e ineffettuale convegnistica sul turismo, o la stancante ripetizione della domanda general-generica «come sviluppare il turismo a Siracusa?».