“A Siracusa vedo un Pd che dialoga con l’aggregazione di movimenti che sostiene il Sindaco e che guarda a un campo largo che raccoglie tutte le forze progressiste e di sinistra”

La Civetta di Minerva, novembre 2018

A Roma la manifestazione di piazza, a Firenze la Leopolda, a Siracusa una due giorni con i movimenti politici. Il Pd dove sta?

Il Pd sta soprattutto nella manifestazione nazionale di Roma, è ingeneroso non tenere conto di questa mobilitazione che ha mostrato un partito pronto a ripartire. Ed è un partito che in sede locale, regionale e nazionale deve iniziare a confrontarsi con le aggregazioni di base che un po’ ovunque stanno nascendo. Lo dico perché credo che il superamento epocale della fase iper liberista, consumista e finanziaria dell’economia e della società occidentale, aperta dalla crisi del 2008, può sfociare in un protezionismo, statalista, neo nazionalista e autoritario, ma può anche prendere la strada di una economia sostenibile e partecipativa che parte dalle aggregazioni civili e dalla capacità di tutti i soggetti economici e sociali di muoversi in logiche solidali, contributive e democratiche. Il Pd insieme a tutte le forme associative deve muoversi in questa direzione. Siamo in un bivio e la partita è ancora aperta. Io immagino un partito capace di farsi punto di riferimento di quelle forze della società civile ed economica che si muovono nella direzione della sostenibilità e della contribuzione. E aggiungo: senza pretese egemoniche, ma accogliendo ciò che emerge dalla società, come idee e come classe dirigente.  Quindi a Siracusa vedo un Pd che dialoga con l’aggregazione di movimenti che sostiene il Sindaco e che guarda ad un campo largo che raccoglie tutte le forze progressiste e di sinistra.

Renzi e Zingaretti possono convivere in questo partito?

Si, se ragionano in una logica non correntizia e personalistica. Questa è la scommessa. Se Salvini e Di Maio riescono a trovare un compromesso partendo da posizioni molto distanti, non vedo perché il Pd non debba cercare le mediazioni necessarie, trovando un punto di equilibrio sull’idea della sostenibilità, economica, sociale e ambientale. Bisogna prendere sul serio l’idea della sostenibilità. Non uno slogan ma un programma. Un riformismo che miri allo sviluppo per accorciare le diseguaglianze, favorire economie contributive e non predatorie e mettere al centro la questione ambientale. L’unica prosperità possibile è quella condivisa. Il partito a cui penso guarda prima ai programmi e poi agli uomini che li interpretano.

Quale visione politica per la città? Quali strategie?

Basta trasferire quello che ho detto al livello locale. Per Siracusa la ricetta è quella di valorizzare tutte le risorse oggi in campo, l’agricoltura, l’industria, il turismo, la cultura. Un modello di sviluppo plurale, in cui cooperano e convivono industria ecocompatibile, agricoltura doc e turismo sostenibile. Bisogna coinvolgere le rappresentanze di categoria, i sindacati, l’associazionismo diffuso in un progetto di economia civile del territorio e per territorio. Bisogna ricostruire il tessuto di relazioni fra i comuni della provincia per superare la concorrenza del ragusano e del catanese, bisogna ripensare il futuro della zona industriale cooperando tra Siracusa, Augusta, Melilli e Priolo. A livello amministrativo più che sulla spesa bisogna puntare su un comune che investa sull’organizzazione di relazioni solidali. 

Quale il ruolo della politica in questo progetto?

Quello di creare le condizioni di cooperazione tra i soggetti sociali ed economici, mediare i conflitti in una prospettiva pattizia. Individuare gli obiettivi, sostenerli in sede regionale, nazionale ed europea. La politica deve proporre un’idea di società e creare le condizioni per realizzarla.

Consensi in continuo calo o è possibile una ripresa?

Se non ci credessi non sarei qui a parlarne.

Chi condurrà oltre il tunnel?

Qui c’è tutto il tema della classe dirigente. Condivido chi dice che si è creata una frattura sentimentale tra il partito e la società italiana. Abbiamo bisogno di una classe dirigente empatica dotata di intelligenza emotiva, capace di esercitare una leadership sentimentale. I populisti parlano alla pancia del popolo, noi dobbiamo parlare al cuore della gente.  Difronte alla paura che attraversa la nostra società, dobbiamo saper ridare dignità politica a parole come fratellanza, compassione, temperanza, condivisione, cooperazione, solidarietà. La classe dirigente che saprà creare sviluppo sostenibile raccontandolo con queste parole ci farà uscire dal tunnel. Io già la vedo.  C’è.