Intervista a Silvia Mazza, storica dell’arte di fama internazionale: “Eccessiva l'ingerenza politica. Il compito per l’arch. Aprile non sarà facile ma possiamo sperare”

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

L'architetto Irene Donatella Aprile da metà settembre dirige la Soprintendenza di Siracusa.

Un ruolo non facile come la storia di questi uffici testimonia: succedendo all'architetto Calogero Rizzuto, nominato ad interim dopo lo spostamento di Rosalba Panvini, archeologa, a Catania nel periodo coincidente con la fase più acuta delle contestazioni sulla caffetteria di Piazza d'Armi, le è stato affidato il compito di "riportate serenità" (Nello Musumeci, presidente della Regione) e di "rilanciare la tutela, la ricerca e la valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale della provincia aretusea, in un clima di rinnovato equilibrio collaborativo tra istituzioni e territorio" (Sebastiano Tusa, assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana).

Una nomina per alcuni inattesa, date le molte professionalità già presenti tra i funzionari che hanno svolto la propria attività nel e per il territorio siracusano.

Ne abbiamo parlato con Silvia Mazza, storica dell'arte "di fama internazionale" (così il documentarista e scrittore Folco Quilici), una delle voci più critiche e attente del complesso mondo della tutela dei beni culturali.

Corrispondente per la Sicilia e la Calabria di diverse testate giornalistiche specializzate (“Il Giornale dell’Arte” dal 2008, “Il Giornale dell’Architettura” dal 2010 e “The Art Newspaper” dal 2012), autrice di saggi, curatrice di mostre e incontri non convenzionali sui temi più caldi del momento, Silvia Mazza era stata ultimamente chiamata dall'assessore Vittorio Sgarbi presso il suo Ufficio di Gabinetto con il compito di mettere le basi, insieme con gli Stati Generali dei Beni Culturali, della riforma del settore per le gravi criticità da lei stessa denunciate con oggettivo rigore.

Dottoressa Mazza, la politica ha fatto la sua scelta. Una decisione non facile sia per il clima che ormai da anni si respira negli uffici della locale Soprintendenza sia perché da tempo si auspica che a dirigere il settore sia chiamato chi non solo abbia competenza ma soprattutto sia in grado di agire sulla scorta di una piena autonomia anche dalla politica stessa, oltre che dagli interessi che si muovono nel territorio e che spesso mettono a rischio l'integrità del nostro patrimonio storico culturale. Qual è la sua valutazione?

"Non c'è dubbio che una delle nomine più impegnative per il Governo Regionale sia stata proprio quella della nuova soprintendente di Siracusa: non servivano infatti solo requisiti “tecnici” all’altezza dei compiti istituzionali a cui è chiamata una delle più importanti soprintendenze siciliane, ma anche la capacità di gestire uno scenario “scottante” interno all’Istituto, come quello determinato dalle denunce incrociate alla Procura. E la politica ha fatto la sua scelta.

La sua longa manus per le nomine non è però, certamente, una prerogativa siciliana. Non aver tenuto conto delle competenze di carattere tecnico è, infatti, esattamente quello che i dipendenti del MiBAC, nell’appello del 24 agosto 2015 al presidente Sergio Mattarella, avevano denunciato in occasione della riorganizzazione ministeriale voluta dall’ex ministro Dario Franceschini.

Del resto, la straordinarietà del “caso” siracusano avrebbe potuto pure giustificare una misura senza precedenti, politicamente coraggiosa nel momento in cui la Regione avesse fatto un passo indietro, cedendo una quota della propria sovranità. Fantascienza. O forse no. Per la gestione emergenziale a Pompei del Grande Progetto dal 2013 si sono avvicendati diversi Generali dei Carabinieri nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri  (del 27 febbraio scorso è quella del Generale Cipolletta), col fine di riportare la gestione a quella ordinaria. A Siracusa un commissario dell’Arma sarebbe servito a normalizzare la situazione per poi procedere alla nomina di un dirigente nei ranghi dell’Amministrazione".

Una provocazione, la sua.

"Non del tutto! Ma restiamo alla scelta fatta.

Lontane da questo tipo di riflessioni, le polemiche sulla nomina, invece, si sono esclusivamente concentrate su altri profili: la nuova soprintendente è un dirigente di terza fascia, eppure c’erano candidati di seconda fascia e il suo curriculum non reggerebbe il confronto con quello di questo o di quell’altro.

Ma siamo così certi di poter ancora valutare il peso reale di curricula drogati da decenni di incarichi ottenuti garantendo fedeltà al politico di turno piuttosto che all’articolo 9 della Costituzione? È una macchina che si alimenta in modo circolare: si impilano titoli e incarichi con cui si gonfiano curricula da spendere per ottenere nuovi incarichi.

Si osserva che Irene Donatella Aprile sia un architetto a capo di una soprintendenza che tradizione vuole sia per lo più retta da archeologi. Si dimentica che la soprintendenza è un istituto multidisciplinare. Unica su base territoriale, è organizzata in una équipe con competenze che corrispondono a distinti ambiti settoriali: le sei aree funzionali (unità operative). Peraltro dal 2016 con incongrui accorpamenti, per cui i beni architettonici fanno coppia con quelli storico-artistici e quelli paesaggistici con quelli demoetnoantropologici.

In una città inserita nel Patrimonio Unesco anche per la sua straordinaria stratificazione architettonica che abbraccia diverse facies culturali (greca, romana e barocca), l’architetto Aprile non si può dire che rimpolpi la lista dei casi, tutt’altro che infrequenti, di profilo specialistico eccentrico rispetto al ruolo ricoperto. Si presenta con un curriculum "onesto". Si è occupata in particolare di progetti con fondi europei, il che non guasta dato il disastroso spreco di fondi comunitari di cui la Sicilia è campione, e Siracusa non fa eccezione. Del resto, con i massicci pensionamenti di dirigenti di seconda fascia già in atto, e col blocco delle assunzioni, sarà inevitabile attingere alle retrovie. La "riserva indiana" fatta da decenni dai soliti nomi ha bisogno di volti nuovi".

E quindi quale sarebbe il problema?

"Personalmente ritengo che si dovrebbe riflettere sul fatto che molte persone valenti, da quelle stesse retrovie, abbiano ormai proprio del tutto rinunciato a rispondere a questi atti d’interpello ad alto tasso d’ingerenza politica. Penso all'archeologa Rosa Lanteri. Insignita nel 2013 del Premio nazionale 'Umberto Zanotti Bianco' di Italia Nostra, a distanza di 50 anni dall’ultimo siciliano, il professore Vincenzo Tusa, padre dell’attuale assessore regionale; un premio destinato ad un operatore-funzionario pubblico della tutela distintosi per la sua attività nell’ambito della difesa del patrimonio storico, artistico, naturale, paesaggistico del nostro Paese.

Nella motivazione della premiazione della Lanteri si legge: "per la coraggiosa attività di salvaguardia svolta a tutela del territorio, spesso operando congiuntamente ai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale […] nonostante le intimidatorie richieste di risarcimento personale di danni […] ". Nel 2017 l’archeologa è stata inoltre insignita (insieme ad Alessandra Trigilia) di un pubblico encomio da parte dell’Assessorato dei BB.CC. e I.S.: "In esito alle sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa – si legge nel testo - che ha riconosciuto le ragioni di questa Amministrazione a tutela del territorio e del patrimonio culturale dell'Epipoli siracusana, si esprime vivo apprezzamento per la determinazione e la competenza che hanno caratterizzato in questi anni, tra mille difficoltà, il vostro operato in difesa dei valori della legalità e della bellezza del paesaggi".

Confesso che è a Rosa Lanteri e ad altri valenti siracusani che ho pensato quando, nella breve parentesi nell’Ufficio di Gabinetto (breve, come non diversamente poteva essere la provocatoria nomina voluta da Sgarbi, ex assessore, di una giornalista che da anni denuncia i “mali culturali” siciliani) ho ideato un nuovo premio senza precedenti nel resto del Paese (perché istituito dall’Assessorato stesso): il Premio Alberto Bombace, destinato a uno o più dirigenti o funzionari in servizio presso il Dipartimento dei Beni culturali che, nel corso dell’anno precedente, si siano distinti per l’impegno nell’ambito della difesa del patrimonio della Regione Siciliana.

Ma torniamo ancora alla Aprile. Se andiamo in cerca sul web del pregresso, non si trovano contestazioni di sorta da parte delle sempre attente associazioni ambientaliste, né da parte di altri. Non è così scontato. Insomma, lasciamola lavorare e aspettiamola alla prova dei fatti. Ora è ormai tardi perché la demolizione di Villa Abela è iniziata, però voglio ricordare che l'avvio, sempre possibile, in qualsiasi momento nella storia di un monumento, dell'iter di dichiarazione dell'interesse storico-architettonico da parte della Soprintendenza, la sola notifica dunque, avrebbe bloccato i lavori. Cosa vuole che le dica? Aspettiamo la prossima occasione. A Siracusa c'è un altro caso che meriterebbe l'attenzione nazionale, e non solo, al pari della caffetteria del Maniace".