Il siracusano Francesco Magnano: “I migranti pensavano di aver diritto a tutto. Ho dovuto impormi per fargli posare il vassoio della mensa”

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Chi è Francesco Magnano, neo direttore del CARA di Mineo?

Da sempre ho vissuto l'accoglienza tout court. Nessun merito, per carità, semplicemente la mia indole naturale. Dopo 26 anni nell'industria farmaceutica, perdo il lavoro a causa del crollo dell’industria chimica farmaceutica e mi dedico al volontariato presso la mensa del Pantheon di Siracusa. Lì scopro una realtà inimmaginabile: i cosiddetti "dinegati". Si tratta di quei disperati che non hanno ottenuto il permesso di soggiorno. Fantasmi in carne ed ossa che non hanno alcun diritto umano e civile.

E diventi un operatore dell’Accoglienza

Approfondisco la questione e scopro l'attività degli Sprar. Un sistema del Servizio Sociale che si occupa di integrazione mirata alla seconda accoglienza. Costituisco una struttura e ottengo una autorizzazione per due centri di accoglienza. Uno maschile e uno femminile. Si apre un mondo incredibile. Grande speranza e tanta disperazione. Successivamente vengo chiamato a dirigere un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati: 175 ragazzi provenienti dall'Africa subsahariana e l'Asia. Anche qui, tragedie incredibili, bambini seminudi sbarcati ad Augusta nel mese di gennaio. Il dolore è il leitmotiv di ogni storia raccontata. Scoppiò dunque l'emergenza Nord Africa e si aprì una nuova era. Lampedusa lasciò il posto dapprima a Siracusa e subito dopo ad Augusta. Successivamente ho avviato un nuovo centro a Noto dove gestivo fino a 200 ospiti. Dalle donne sole ai nuclei familiari, dai maschi singoli ai minori stranieri non accompagnati. Un'esperienza di enorme valore formativo.

Come ci sei finito al CARA di Mineo?

La società vincitrice dell'appalto di gestione del Cara di Mineo cercava il direttore. Una sera mi chiama un conoscente e mi propone un colloquio per dirigere il Cara di Mineo. Ero incredulo. Già solo il nome mi incuteva grandi emozioni, tutte molto contrastanti. Finito il colloquio rimango esterrefatto. È andato molto bene. Mi fanno la proposta.

Questa struttura è spesso sotto l’occhio del ciclone, quali criticità presenta?

La criticità è fortemente connessa alle lungaggini per ottenere il permesso di soggiorno. Purtroppo com'è noto, i tempi dell'esame procedurale sono molto lunghi. In questo vuoto temporale il cittadino straniero vive sospeso. Al di là dei fatti incresciosi, legati agli scandali e agli incidenti, il Cara di Mineo è diventata una comunità cittadina. Il popolo ha eletto i propri rappresentanti, una sorta di consiglieri comunali, un comitato che perora le istanze dei propri connazionali e modera spesso certe intolleranze. La comunità ha generato i mestieri, la sarta e il meccanico di biciclette. Un vero e proprio paesino in cui gli abitanti vivono almeno un paio di anni. La moschea, la chiesa cattolica e quella protestante sono allocate in enormi edifici prefabbricati. Il servizio sociale si occupa di documenti in generale e schede di valutazione. Vi sono psicologi, avvocati e medici. Uno job center per l'individuazione di opportunità lavorative per coloro che hanno il permesso di soggiorno. Insomma mi sembra un po' lontana l'immagine di un lager descritta da chi non è mai entrato al Cara di Mineo.

Quale il tuo approccio gestionale e organizzativo?

Rispetto al passato è stato ridotto il costo gestionale. Si è fatto un taglio deciso sulle spese generali, dando la priorità agli obiettivi più importanti. L'ospite del Cara di Mineo ha avuto negli anni un trattamento molto particolare. Vi è stata una certa generosa accondiscendenza rispetto alle richieste dei cittadini stranieri. Oggi si è concentrato il capitolo di spesa gestionale sulla garanzia dei diritti fondamentali e meno sugli aspetti meno importanti.

Al 25° giorno dalla nuova gestione, posso dire ben poco circa il cambiamento che ho realizzato. Sicuramente sono intervenuto sulla comunicazione civica. Decenni di assistenzialismo hanno minato la capacità di interazione col migrante. Ho imposto che a fine mensa ognuno tolga il proprio vassoio dal tavolo. Adesso può sembrare ridicolo, ma bisogna sapere che è inveterata la convinzione del diritto a tutto. Sto applicando concetti quali il rispetto dei beni collettivi, condivisione di conoscenze, ecosostenibilità. Se la differenziata è stata una tragedia per i siciliani, si immagini per chi è molto distante dagli standard europei.

Il tuo pensiero in generale sul sistema di accoglienza italiano

L'Italia è eccezionale nella prima accoglienza. Gli sbarchi giornalieri, che fino all'anno scorso hanno impegnato tutto il sistema operativo, hanno assorbito spiegamento di risorse umane ed economiche. Allo stesso tempo la seconda accoglienza aveva fondi molto limitati. Forse l'estrema riduzione degli sbarchi potrà permettere lo spostamento delle risorse della prima accoglienza verso la seconda.

Che idea ti sei fatto sul migrante che sbarca. In genere, chi è? cosa cerca? che fine fa?

Lo dico chiaramente e senza preamboli prudenziali. La quasi totalità degli immigrati è rappresentata da immigrati economici. In generale fuggono non da guerre coi bombardamenti, fuggono da condizioni economiche disperate. L'area subsahariana è in condizione di estrema evoluzione geopolitica. La Cina ha conquistato la Nigeria. Si vive con 150 euro al mese. La scuola pubblica e la sanità sono un miraggio. La corruzione non conosce limiti. Ovviamente in questa condizione fuggirebbe chiunque. Allora il nostro "straniero" diventa un docente dell'arte di arrangiarsi. Ricordo che il diniego del permesso di soggiorno comporta una revoca delle misure di accoglienza. Un foglio di via obbliga lo straniero a lasciare il Paese. A questo punto diventa un fantasma. No casa, no lavoro. Si apre il carcere. Molto meglio un trasferimento coatto se vi è il diniego.